Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 31 gennaio 2016

Songs of the week - 29

Nelle ultime due settimane, prima soffrendo a causa dei tamponi nasali (turbinoplastica chirurgica... damn!) e poi soffrendo per #PorcaTroiaSiAvvicinanoGliEsamiSonoIndietro, ho ascoltato ripetutamente...
  • Un pezzo aggressivo degli After Forever;
  • Un brano del secondo album solista di Amanda Somerville in cui si mescolano pop, smooth jazz e cabaret;
  • Il nuovo singolo di una band tunisina che mescola power metal, progressive metal, folk orientale/arabo in stile danza del ventre e tocchi sinfonici. Considerando anche il video, potrebbe essere la colonna sonora di un "Prince of Persia".

After Forever - No Control
Deep in my mind lies the map of my destiny!
Deep in my heart lies the strength to conquer myself!
In your nightmares, in your dreams lies the deepest fear!
In ambitions, in belief lies the deepest strength!

Amanda Somerville - Carnival

So many things, too many things you can't deny;
Such good reasons to try!
I want to hear, I need to hear you say the lines!
[...]
This ain't a game, this ain't a game I want to play!
All the moves have been feigned
And there are rules, too many rules no one obeys!

Myrath Believer




giovedì 14 gennaio 2016

Pagelle musicali: 2015 (Inferno)

Chi segue questo blog da un po' immagino sia abituato alla mia totale incapacità di rispettare le scadenze. Sono un incorreggibile ritardatario: lo so e me ne scuso umilmente. Il fatto è che non sono solo pigro, pieno di impegni e privo di qualsiasi concezione dello scorrere del tempo, ma soprattutto sono molto sfortunato e gli imprevisti per me sono all'ordine del giorno. Però va be', poco male: in fondo questo blog è solo un piacevole passatempo, non certo una priorità. Nondimeno ci tengo a rispettare gli impegni, per cui ecco i peggiori album del 2015, quelli con una votazione da 0 a 54.

"Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate!"

  • Amberian Dawn - Innuendo 
    - Voto:
     52 su 100
    - Genere: Symphonic metal, Power metal
    - Influenze: Heavy metal, Pop metal
    Commento: Quando si è privi di personalità artistica, capacità creative e originalità di pensiero, la sincerità può essere un salvagente. Agli Amberian Dawn ci sono voluti sei album per capirlo anche solo in parte, ecco perché la loro ultima fatica si avvicina alla decenza. Sembra un miracolo, considerando che sono tra le band più inutili della scena symphonic metal e che il loro Black Circus è uno degli album più brutti che io abbia mai ascoltato. Eppure la prima metà di Innuendo si salva grazie a strutture semplici e dirette che non soffocano le melodie simil-pop azzeccate. Peccato però che la seconda metà sia diametralmente opposta: pretenziosa, piena di tecnicismi gratuiti e soluzioni superflue. Gli Amberian Dawn capitolano quindi appena cercano di fare i sofisticati, utilizzando arrangiamenti deliranti per nascondere un songwriting banale e anacronistico. Nondimeno, quando volano più bassi e non si prendono troppo sul serio, riescono a superare i maestri. Ebbene sì, è accaduto: nel 2015 una band-clone dei Nightwish è riuscita a superare l'originale, giacché in Endless Forms Most Beautiful non c'è neppure un melodia degna di essere ricordata. 
  • Kiske/Somerville - City of Heroes
    - Voto: 52 su 100
    - Genere: 
    Hard rock, Heavy metal, AOR, Pop metal
    - Influenze: 
    Power metalPop rockSynth rock
    Commento: Il secondo album del progetto Kiske/Somerville non si schioda di un millimetro dalla strada tracciata col primo: un rock/metal molto melodico e dalle tinte AOR già sentito mille volte, con ritornelli che provano a essere catchy senza riuscirci e strutture stereotipate. Già cinque anni fa questa formula faceva sbadigliare, figuriamoci adesso! Gli unici brani che riescono a spezzare un po' la monotonia sono la frizzante "Lights Out", la genuinamente orecchiabile "Salvation" "Breaking Neptune", che ha una struttura diversa dalle altre e un testo intelligente. Il resto dell'album, però, fa sorgere spontanea una domanda: perché Amanda si presta a tutto ciò? Certo, collaborare con Michael Kiske porta soldi e visibilità, ma le linee vocali scialbe non rendono giustizia a una voce così espressiva e ricca di sfumature come quella della cantautrice statunitense. Sicché spero che Amanda decida di dedicarsi a progetti in grado di valorizzarla davvero, come i Trillium, gli HDK e la carriera solista. 
  • Lana del Rey - Honeymoon
    -
     Voto: 45 su 100
    - Genere:
    Baroque pop, Alternative pop, Soul, Dream pop
    Commento: Recensendo Ultraviolence, avevo definito la musica di Lana "lipstick on a pig", un po' come una donna molto brutta che pensa di poter diventare gnocchissima spalmandosi kili di trucco con la cazzuola. Purtroppo, con Honeymoon il discorso non è cambiato: i brani sono quasi tutti scialbi, ma si ammantano di soluzioni superflue per darsi un tono. In questo caso, sono state riprese le orchestrazioni posticce di Born To Die, ma senza quelle intuizioni melodiche che salvavano in corner qualche brano. Certo, non siamo ai livelli di cacofonia di Ultraviolence, ma quasi tutte linee vocali di Honeymoon risultano comunque inconcludenti.
    Forse qualcuno di voi potrà credere che l'orchestrina sanremese sia raffinata o le distorsioni a caso siano di classe, ma la realtà è che sono soluzioni fini a se stesse. Sotto kili di trucco, canzoni come la title-track, "Art Deco" e "Terrence Loves You" hanno un songwriting che fa acqua da tutte le parti, mentre "The Blackest Day" e "24" risultano allungate innaturalmente solo per darsi un tono. Poi ci sono "Music To Watch Boys To", "High By The Beach" e "Salvatore", che senza tutti quegli orpelli inutili, tra vocalizzi, armonizzazioni e parlati col citofono, sarebbero risultate quasi decenti. E dico quasi perché sono comunque canzoni banali, anche se non raggiungono l'autocitazionismo di "Freak" nei confronti di "Florida Kilos". Menzione d'onore per il brano che chiude l'album: una cover di "Don’t Let Me Be Misunderstood" dotata di un organetto oltre il limite dello squallore. A tal proposito, Lana avrebbe bisogno di ascoltare alcuni brani di Susanne Sundfør non solo per imparare a usare l'organo in contesti pop ("Darlings", "Accelerate", "Fade Away", "Kamikaze"), ma anche per imparare a usare l'orchestra in modo funzionale all'economia strutturale ed espressiva dei brani ("It's All Gone Tomorrow", "Rome", "Memorial", "Turkish Delight").
    A condire un contesto musicale così ridicolo ci pensano i testi, che non aggiungono nulla a quanto detto fin'ora da Lana. Infatti gli argomenti sono sempre gli stessi, trattati con la solita profondità da terza media e con le solite simbologie (se cita ancora la California, la prendo a sberle). Coerentemente, è rimasto invariato anche lo stile vocale fastidiosamente intubato, inespressivo e calante al limite della stonatura. Tutti quei vocalizzi malfatti e fuori luogo, abbinati a una musica soporifera, provocano sofferenze tali da indurre a trapanarsi il cranio.
    Insomma, quest'album più che da luna di miele sembra da divorzio. Anche tra Lana e il pubblico, dato che gli pseudo-hipster e pseudo-intellettuali che la lodano sono sempre di meno. Li consolo segnalando che c'è un brano di Honeymoon che mi piace: "Swan Song". Questo ha una melodia orecchiabile ma non scontata, un testo quasi accettabile e un arrangiamento funzionale. Spero che qualcuno ne ricavi una cover cantata degnamente.
  • Leaves' Eyes - King of Kings
    - Voto: 48 su 100
    - Genere: Symphonic metal, Folk metal
    - Influenze: Viking metal
    Commento: Bastano una ballata folk molto bella ("Haraldskvæði") e due mid-tempo carine ("The Waking Eye" e "King of Kings") a salvare una putrida massa di cliché cantati malissimo? Decisamente no, soprattutto quando gli arrangiamenti provano a sembrare sofisticati senza riuscirci. È il caso delle tronfie "Vengeance Venom" e "Sacred Vow", ma soprattutto dell'interminabile "Blazing Waters", che sembra un patchwork assemblato a caso. A questi si aggiungono episodi così fuori luogo da far quasi ridere, come ad esempio le melodie paesane di "Swords In Rock". Sicché consiglio di ascoltare quest'album solo a coloro che soffrono di insonnia e non vogliono ricorrere ai sonniferi, anche se temo che la voce di Liv possa provocare incubi. L'unico brano in cui risulta piacevole è "Haraldskvæði", dove riprende lo stile etereo dei Theatre of Tragedy, ma nel resto dell'album è stridula, nasale e intubata. E a tal proposito, com'è possibile che nel duetto con Simone Simons (in "Edge of Steel") questa risulti la sosia di Liv? Qualcuno denunci chi si è occupato della post-produzione e del missaggio!
  • Madonna Rebel Heart
    - Voto: 53 su 100
    - Genere: Electropop, Dance pop, Synth pop
    - Influenze: Country pop, Reggae
    Commento:  Recensendo MDNA, avevo segnalato che puntare tutto su brani commerciali era stato controproducente sia per la credibilità artistica di Madonna sia, paradossalmente, per le vendite. Da allora qualcosa è cambiato, ma non abbastanza: Rebel Heart da un lato si vende al trash senza però riuscire a scalare le classifiche e dall'altro prova a dedicarsi a brani di classe rovinandoli però con una produzione inadatta. Si tratta invero di un album incapace di prendere una direzione definita e coraggiosa. Alcuni potrebbero controbattere dicendo che la dualità fa parte del concept dell'album, ma il problema è che non è stata gestita bene.
    Per addolcire la pillola, direi di iniziare con i brani migliori. Il primo tra questi non può che essere la ballad "Messiah", che nella versione demo è un Capolavoro in grado di colpire al cuore, me nella versione definitiva è stata rovinata da un beat fuori luogo. Sorte simile è toccata al singolo "Ghosttown": cosa cappero c'entra la voce così autotunata e robotica su una ballad?! Madonna ha già una voce brutta e fastidiosa di suo, per cui avrebbe avuto più senso eliminare alla radice la necessità di tutti quei ritocchi allenandola nell'intonazione. Ma non sia mai che Madonna abbia l'umiltà di capire i propri limiti e lavorare per superarli! Per lo meno "HeartBreak City" si è salvata con un editing meno invasivo. Un discorso a parte va fatto invece per "Wash All Over Me", la cui demo era uno scarto di Avicii senza personalità, ma che nella versione definita si è trasformata in una discreta ballata con lievi elementi sintetici. Per avere un esempio migliore di electro-ballad, però, bisogna rivolgersi a "Inside Out", che riesce quasi a ricordarci la Madonna dei tempi d'oro. Se invece vogliamo volgere l'orecchio ai ritmi più sostenuti, tra gli episodi migliori dell'album dobbiamo considerare l'electro-country di "Devil Pray" e le melodie funzionanti di "Addicted".
    Qualche gradino gradino sotto troviamo "Living For Love", "S.E.X.""Beautiful Scars" e "Borrowed Time" tutti brani che, a dispetto della banalità, non annoiano ma neppure catturano. Forse potrebbe salvarsi anche "Best Night", che ha degli interessanti ritmi tribali, ma la melodia caotica e la struttura insensata non sono perdonabili.
    I restanti tredici brani sono una massa informe di cliché musicati in modo inconcludente. Come se non bastasse, a compensare non troviamo neppure un testo che sembri scritto da una maggiorenne senza deficit cognitivi, neppure una melodia degna di essere riascoltata, neppure un passaggio ispirato. Latita persino la personalità, giacché sembrano tutti brutti scarti di Avril Lavigne, Taylor Swift, Rihanna, Ke$ha o persino Lady Gaga.
    "Holy Water" e "Unapologetic Bitch", due perle tra il cacofonico e il gratuitamente tamarro, potrebbero essere i punti più bassi dell'album, ma Madonna non voleva avere pietà delle nostre orecchie. Ha quindi voluto regalarci le pietre tombali sulla propria credibilità artistica e forse i punti più bassi del pop: "Autotune Baby" e "Bitch I'm Madonna". Parliamo di due capolavori del trash la cui esistenza è un insulto alla musica e il cui ascolto temo possa provocare gravi danni neurologici. Viene quasi voglia di rimpiangere "Hello Kitty" o "Gangnam Style" .
    Tirando le somme, Rebel Heart ha luci e ombre: le prime lo salvano dal baratro e lo rendono migliore di quello schifo chiamato MDNA, ma le seconde non gli permettono di raggiungere la sufficienza. Se la voce di Madonna fosse stata meno fastidiosa,  avrei inserito quest'album nel Purgatorio. Ma forse è meglio così, giacché non è accettabile che colei che pretende di definirsi "Regina del Pop" tiri fuori un album così stupido e inutile.
    A questo punto è chiaro che Madonna non ha più frecce al proprio arco, quindi tanto vale far finta che si sia ritirata dieci anni fa e ascoltare con serenità Ray of LightAmerican Life e Confessions On A Dance Floor.  
  • Nightwish - Endless Forms Most Beautiful
    - Voto: 45 su 100
    - Genere: Symphonic metal
    - Influenze: Folk metal, Power metal, Celtic metal, Thrash metal
    Commento: Ho già recensito singolarmente quest'album. 
  • Whyzdom - Symphony For A Hopeless God
    - Voto: 40 su 100
    - Genere: Symphonic metal
    - Influenze: Progressive metal, Power metal
    Commento: Che brutta fine hanno fatto (gl)i Whyzdom! Dopo l'album d'esordio From The Brink Of Infinity, che era acerbo ma anche molto interessante, sembrano aver perso il nume della ragione. Se in Blind? almeno un brano si salvava, in Symphony For A Hopeless God c'è solo desolazione e i suoi brani ripetono soluzioni banali sia per la discografia della band sia per il genere. E sotto questo cumulo di cliché goffamente riscaldati cosa c'è? Nulla. La nuova cantante ha una voce orrenda e non sa interpretare, le linee vocali sono nonsense, i testi sono superficiali e scontati, i minutaggi sono dopati con soluzioni superflue, la produzione non è all'altezza e, soprattutto, il songwriting è pretenzioso come pochi.
    A questo punto mi rivolgo ai recensori che hanno lodato Symphony For A Hopeless God: le orecchie ve le siete infilate nel culo, vero? Attendendo la vostra risposta, vado a lavarmi il cervello con l'acido muriatico per dimenticare l'ultimo sforzo intestinale de(gli) Whyzdom.

domenica 10 gennaio 2016

Songs of the week - 28

Negli ultimi sette giorni sono stato in fissa con...
  • Una ciaccona per pianoforte di una compositrice russa contemporanea;
  • Un ottimo brano di una band metal italiana;
  • Un brano dance-pop di un produttore e musicista indie statunitense.

Sofia Gubaidulina - Chaconne

Ravenscry - This Funny Dangerous Game

Am I losing control or was it just that drink more?
I don't know why this game is going to be so dangerous,
But could I have it any more?
A thing only you have to know:
I'm afraid of love, afraid of love. What about you?
Sleepthief ft. Joanna Stevens - This Means War
I can't be stopped, I'll do what I have to:
Shatter your heart and scatter the pieces on the floor.
[...]
This means war! And I won't take it no more.
This means war! 'Gonna settle the score!
So arm your defenses and lock all your doors.
This means war!
I know your thoughts, your nature, your game:
Don't care what you brought, I'll end you the same.