Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 29 novembre 2015

Songs of the week - 26

Le mie tre canzoni della settimana sono...
  • L'ispiratissima e cupa opener del nuovo album dei Draconian;
  • Un brano italiano dotato di un testo che, maschilizzato, sento molto mio;
  • Un capitolo del Vangelo secondo Marina, Santa laica protettrice del Buon Senso.

Draconian - Heavy Lies The Crown
To this verge I collapse, while god stays sound asleep.
Losing the balance, I’m losing the hold of it all.
Make these trembling ghosts not chase me anymore!
Stars shine brighter, yet heavy lies the crown
[...]
And the candle burns out as I touch your heart
For treading the footsteps of many sorrows passed.
[...]
Fallen from luster to nothingness and scorn.
And fall dark veil… softly through the morn.
A haunted starless sky, fragile and, oh, so deep.
The dying softly wakes and smiles in painless peace.
Nathalie - Vivo Sospesa
Nel mio percorso, speranze e possibilità.
Nei nuovi giorni, la vita si trasformerà,
Cambiando colore, rendendo il dolore...
Un punto di forza in tempeste di vento,
Fragile forma consumata dal tempo.
[...]
A ogni respiro, la vita io trasformerò,
Cambiando i miei giorni, rendendo i miei sogni...
Punti di forza in tempeste di vento,
Fragili forme consumate dal tempo.
Trasformerò le ferite profonde
E le parole in sospiri di amanti!
Marina & The Diamonds - Forget
Sometimes I think I’m not that strong,
But there’s a force that carries me on.
[...]
'Cause I have lived my life in debt,
I’ve spent my days in deep regret.
Yeah, I’ve been living in the red,
But I wanna forgive and forget!
[...]
Oh, all the time that I have wasted
Chasing rabbits down a hole,
When I was born to be the tortoise.
I was born to walk alone.
[...]
I’m gonna leave the past behind.
I’ve had enough, I’m breaking free!
[...]
I’ve made mistakes, but I believe that
Everything was worth the fight.
'Cause in the end the road is long,
But only 'cause it makes you strong;
It’s filled with peaks & twists & turns.
Sometimes you have to learn forget about it.

giovedì 26 novembre 2015

Pagelle musicali: 2015 (Limbo)

  • AA.VV.   Karmaflow: The Original Soundtrack
    - Tipologia: Colonna sonora, Rock opera
    - Genere: Symphonic metal, MusicalElectronic rock, Power metal, Soundtrack musicProgressive metal
    - Influenze: Musica sinfonica, Musica elettronica, Thrash metal, Hard rock
    Commento: È impossibile valutare questa colonna sonora senza associarla al supporto videoludico. Questo perché Karmaflow è la prima rock opera sotto forma di videogame e l'integrazione tra musica e gioco è massima: il giocatore viene messo di fronte a dei bivi che influenzano i brani facendoli terminare in modi diversi e alcune parti sono allungate per fare da sottofondo a sequenze platform. Tutto questo nell'album musicale è andato inevitabilmente perduto, incollando assieme le alternative e le parti-sottofondo. Sono scelte che possono dare un'idea di ridondanza e prolissità, ma solo se slegate dal contesto.
    Alla colonna sonora di Karmaflow hanno partecipato vari artisti della scena metal, tra cui Coen Jansen e Arien van Weesenbeek degli Epica, che hanno affiancato il produttore e compositore principale Ivo Van Dijk. Al microfono, si sono alternati Simone Simons (Epica), Mark Jansen (Epica, MaYaN, ex After Forever), Henning Basse (MaYaN, Sons of Seasons, ex Metallium), Alissa White-Gluz (Arch Enemy, ex The Agonist), Charlotte Wessels (Delain), Dani Filth e Lindsay Schoolcraft (Cradle of Filth), Mariangela Demurtas (Tristania), Tony Kakko (Sonata Arctica), Elize Ryd (Amaranthe), Daniel De Jongh (Textures) e Marc Hudson (DragonForce).
    Il capolavoro del lotto è senza dubbio "The Creator And The Destroyer", che vede duettare Simone Simons e Dani Filth. Dopo un'intro elettronica e dissonante che ricorda un po' lo stile di Björk, il brano prende il via alternando tentazioni dance rock da discoteca e ispiratissimi passaggi orchestrali tessuti dalla Metropole Orkest, il tutto condito con un gusto prog power e passaggi quasi thrash. La struttura del brano risulta un po' confusa, complice l'assenza di un ritornello, ma è una scelta voluta che può essere capita solo giocando al videogame. Da segnalare l'ottima prova di Simone, che ha affrontato linee vocali tipicamente da musical con espressività, incisività e carisma. 
  • Aurora Running With The Wolves
    - Tipologia: EP
    - Genere: Synth pop, Alternative pop
    - Influenze: Pop acustico, Electropop, Chamber pop, Folk pop, Folktronica
    - Commento: A sei anni impara da autodidatta il pianoforte, a dieci comincia a scrivere le proprie canzoni, a tredici si esibisce in pubblico per la prima volta, a sedici pubblica online il suo primo singolo e a diciotto firma un contratto discografico con una major. Lei è Aurora e, nonostante la giovanissima età, ha le idee molto chiare sul tipo di musica che vuole fare: non un teen pop stile "puttan-Disney", ma un raffinato pop acustico venato di elettronica e qualche elemento cameristico, con testi molto maturi e un elegante approccio vocale. Immagino che adesso vi stiano venendo dei complessi, chiedendovi perché avete sprecato la vostra vita, ma non dovreste: Aurora è norvegese e si sa che il Nord Europa cresce i migliori talenti musicali al mondo. Non c'è gara, non possiamo competere. Sarà il poco sole, sarà il freddo, saranno le foreste, sarà la civiltà e l'amore per la cultura anche musicale... non lo so. Fatto sta che l'EP d'esordio di Aurora è stupendo. E lei, pur essendone consapevole, dimostra grande umiltà e tenerezza nell'approccio coi fan, come sa bene chi la segue sui social.
    L'EP inizia con la ballata sintetica "Runaway", che ha ricevuto gli apprezzamenti di Katy Perry. La cosa ironica è che quest'ultima "canta" brani infantili anche a confronto con quelli di una diciannovenne.
    Si prosegue con "Running With The Wolves", che ci mostra un'Aurora spensierata, desiderosa di lasciarsi andare e perdere il controllo come un animale selvaggio. Poi c'è "In Boxes", brano che Lorde farebbe bene a invidiare, e infine "Little Boy In The Grass", che parte su coordinate folk pop e poi ci trasporta in un vortice di emozioni.
    Quattro brani sono un piccolo assaggio, lo so, ma fortunatamente l'album d'esordio di Aurora uscirà a gennaio 2016 col titolo Winter Bird. Per anticiparlo, è già stato rilasciato l'emozionante singolo "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)", disponibile in versione acustica e in versione electro-folk. Devo dire che fa davvero impressione vedere una ragazza col viso da bambina cantare versi strazianti e sofferenti, sognanti e insieme cinici, duri e insieme dolci. In effetti, nei videoclip lo sguardo e le movenze di Aurora trasmettono una maturità espressiva inedita non solo a moltissime coetanee, ma anche a tante bambine cresciute che sparano panna dalle tette o urlano "lavora, stronza!" dall'alto della loro nullafacenza.
    EDIT: a quanto pare, c'è stato un cambio di programma. L'album d'esordio di Aurora uscirà l'11 marzo 2016 col titolo All My Demons Greeting Me As A Friend, titolo secondo me molto più bello del precedente. Ecco la tracklist: 1) "Runaway"; 2) "Conqueror"; 3) "Running With The Wolves"; 4) "Lucky"; 5) "Winter Bird"; 6) "I Went Too Far"; 7) "Through The Eyes Of A Child"; 8) "Warrior"; 9) "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)"; 10) "Home"; 11) "Under The Water"; 12) "Black Water Lilies". Nella versione deluxe saranno presenti anche la cover degli Oasis "Half The World Away", la versione acustica di "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)", "Nature Boy", "Wisdom Cries" e il Pablo Nouvelle Remix di "Running With The Wolves"
  • ISON Cosmic Drone
    - Tipologia: EP
    - Genere: Musica elettronica, Drone music, Darkwave, Ambient
    - Influenze: Shoegaze, Gothic rock, Space music, Soft rock
    - Commento: Con circa 34 minuti di musica divisi in cinque brani, questo EP riesce a evocare determinate emozioni e atmosfere con precisione chirurgica, anche grazie all'uso intelligente delle voci e dell'elettronica. In questa veste minimale, Heike Langhans, che è anche la nuova cantante dei Draconian, ha dato vita a una prova... spaziale.
  • Molly Sandén   Like No One's Watching
    - Tipologia: EP
    - Genere: Pop, Synth pop, Electropop, Dance pop
    - Influenze: Rap pop, R'n'B
    - Commento: Molly Sandén è una cantante svedese che propone un pop elettronico e radio-friendly, ma che spesso concede a testi intimi. Dopo due album, quest'anno ha fatto uscire un EP i cui picchi sono senza dubbio "Phoenix" e "Freak". La prima è una sorta di nuova "Chandelier" con elementi di "Dark Horse" e ci spiega che, per rimanere vivi, talvolta bisogna morire tra le proprie fiamme. La seconda canzone, invece, è una ballad con elementi del "Lago dei Cigni" di Čajkovskij in versione carillon che narra la sofferenza di chi viene discriminato perché non omologato alla massa. In entrambi i casi, Molly dimostra di avere una voce espressiva e portata per le agilità, anche se poco preparata da un punto di vista tecnico.
    Anche la title-track è carina. Si tratta di un brano pop con una bella melodia e un ritmo battimani, ma che nell'insieme risulta già sentito.
    I restanti due brani dell'EP rappresentano il lato electropop/dance di Molly. "California Dreams" è un classico del genere, ma presenta anche vaghi rimandi orientaleggianti e una parte rappata. L'insieme, pur non essendo innovativo e soffrendo per il finale forzato, riesce a catturare. Lo stesso non vale per "Satellites", brano ben prodotto e divertente da ballare, ma anche banalotto e senz'anima.
    Insomma, Molly Sandén spicca nei brani in cui può interpretare testi tanto intimi quanto universali, quindi spero che il prossimo album segua questa direzione e non quella danzereccia. 
  • Mono & The Ocean  – Transcendental
    - Tipologia: EP, Split single
    - Genere: Post-rock, Progressive rockPost-metalProgressive metal, Avantgarde
  • Ne Obliviscaris – Hiraeth
    - Tipologia: EP
    - Genere: Progressive death metal
    - Influenze: Black metal, Jazz fusionDjentFlamenco, Symphonic metal
  • Ne Obliviscaris Sarabande to Nihil
    - Tipologia: EP
    - Genere: Progressive death metal
    - Influenze: Black metal, Jazz fusionDjentFlamenco, Symphonic metal
  • Porcelain Black –  Mannequin Factory
    - Tipologia: Unofficial leaked album
    - Genere: Electropop, Industrial rockDance popPop rock
    - Influenze: EDMAlternative rock, R'n'B, Rap rockRap pop. Hard rock,  Reggae
    - Commento: Porcelain Black, precedentemente Porcelain and the Tramps, è una cantautrice piuttosto conosciuta in ambito underground. Dopo aver firmato un contratto con la label di RedOne, la strada per il successo sembrava spianata, eppure l'album d'esordio è stato costantemente posticipato.
    A gennaio 2015 è finita online una versione piratata di Mannequin Factory, ma Porcelain Black non se n'è dispiaciuta e anzi ha affermato che i fan possono sentirsi liberi di scaricarla. WTF?! A quando pare Porcelain ha interrotto bruscamente la sua collaborazione con Nadir Khayat aka RedOne, che probabilmente si è vendicato leakando il materiale su cui stavano lavorando, ma applicando un limiter e quindi abbassandone la qualità. Se questo rumor dovesse rivelarsi fondato, dovremmo fare i complimenti a Nadir Khayat per la sua maturità da undicenne.
    Tornando all'album, saltano immediatamente all'occhio due cose: molti brani provengono dal periodo di Porcelain and the Trumps e manca il singolo "One Woman Army". Quest'ultimo, essendo stato prodotto da RedOne, dubito verrà ripreso nei futuri progetti della cantante. Ed è un peccato, perché il suo mix di dance, industrial e rap-pop era interessante e presentava una versione migliorata di alcune cose fatte da Rihanna. Ma va be', passiamo oltre e iniziamo l'ascolto.
    Le danze si aprono con "This Is What Rock N Roll Looks Like", in duetto col rapper Lil Wayne, che si differenza dalla versione del singolo per l'aggiunta di una variazione dubstep. Fin da subito si rimane a bocca aperta per la voce di Porcelain Black, che a tratti sembra quasi una growler death metal. Non credo sia molto salutare graffiare come fa lei. 
    Si prosegue con "Naughty Naughty", un divertente brano electropop dal ritornello irresistibile. Il terzo brano è "Mannequin Factory", in cui da un lato ci sono forti richiami alle produzioni di RedOne per Lady Gaga ("Bad Romance", "Judas" e "Scheiße" in primis), dall'altro l'orientamento industrial ci rimanda a Marilyn Manson e, a tratti, agli I:Scintilla. Il ritmo è irresistibile e Porcelain interpreta le linee vocali in modo molto sporco e rock. Anche il testo non è affatto male, cosa piuttosto rara all'interno di quest'album.
    Passando oltre la scatenata e grezza "Swallow My Bullet", veniamo spiazzati  da "Mama Forgive Me", Questa parte come ballad e poi, dopo un ispirato giro di basso, diventa un mid-tempo dance dotato di un ritornello molto bello. La cosa ironica è che Porcelain si sbatte per interpretare un testo infantile, ridicolo e che vuol sembrare trasgressivo a tutti i cosi. Finché certe frasi sono abbinati a brani scatenati e dal sound tamarro lo capisco, ma in questo brano c'azzeccano come i cavoli a merenda! Peccato, perché in generale il brano è tra i migliori dell'album.
    Il sesto brano è un'altra bomba e si intitola "Pretty Little Psycho". Questo, tra beat e irresistibili woob di synth, ci mostra alla perfezione l'"industrial pop" di Porcelain Black. Provate a non ballare! Si prosegue con l'allegra e adolescenziale "Rich Boy", che mischia un pop-rock danzereccio con accenni reggae. Un brano da canticchiare fino alla nausea battendo le mani a ritmo, ma che alla fine non brilla in mezzo agli altri dell'album.
    Continuando con l'ascolto, si viene sorpresi dalla stupenda ballad "How Fo You Love Someone", originalmente scritta per Ashley Tisdale. Tra archi, chitarre elettriche, tocchi elettronici e linee vocali molto ispirate, Porcelain ci mostra il suo lato più intimo e fragile. Lo stesso accade nella successiva "Too Much of Not Enough", che si fregia di un'interpretazione sentita su linee vocali dal sapore r'n'b, sostenute da pianoforte ed elettronica. Sicuramente un brano che si discosta dagli altri, ma che non per questo sembra fuori posto.
    Dopo un'introduzione al pianoforte, "Stealing Candy From A Baby" ci fa ancora ballare e scatenare, ma tutto sommato non colpisce più di tanto. Passiamo poi all'assoluto capolavoro dell'album: la breve ma intensa "Kisses Lose Their Charm". Si tratta di un'electro-ballad sensuale e ammaliante, tessuta da linee vocali ipnotiche, atmosfere dark e rintocchi di pianoforte. Chapeau! 
    "King of the World" è uno dei brani del periodo Porcelain and the Tramps che sono stati rimaneggiati da RedOne. La differenza col resto dell'album si nota subito per la forte impronta hard rock, ma ciò non lo rende un brano memorabile. Lo stesso vale per "Fuck Like A Star" che, dopo un'intro parlata, si concede a un industrial rock perverso che ricorda vagamente i Combichrist. Sono pregevoli anche gli inserti synth dal mood "sexy-vampiresco", ma ciò nonostante il brano risulta troppo caotico e ripetitivo.
    Dopo il rock tanto sporco quanto anonimo di "I'm Your Favorite Drug", arriviamo alla pazzesca "Gasoline". Figlia del migliore Manson, questa ci propone un industrial rock a cui è impossibile resistere: potete cantarlo a squarciagola in sella a un Harley Davidson oppure usarlo per distruggere la pista da ballo di una discoteca underground. Volendo potreste anche metterlo in sottofondo durante del sesso selvaggio, ma per questo sarebbe più adatta la successiva "Curiosity". Lo stile è lo stesso, ma qui il ritmo è più marcato e le linee vocali sono più trascinanti. Sarebbe stata una canzone perfetta per riportare il rock ai piani alti delle classifiche di vendita. Purtroppo la magia non dura fino alla fine dell'album: l'ultima traccia, "Teeny Bopper Crack Whore", è così fastidiosa da essere imbarazzante.
    Tirando le somme, Mannequin Factory sarebbe potuto essere uno dei migliori album pop-rock degli ultimi anni. Fortunatamente Porcelain Black sta già lavorando al suo prossimo album, stavolta senza RedOne. Chissà che cosa tirerà fuori dal cilindro!
    - Tracce migliori: "Kisses Lose Their Charm", "Curiosity", "Mennequin Factory", "How Do You Love Someone""Pretty Little Psycho", "Gasoline", "Too Much of Not Enough", "Mama Forgive Me""Naughty Naughty" "This Is What Rock N Roll Looks Like".
  • Raign – Knocking On Heavens Door
    - Tipologia: EPCover album
    - Genere: Alternative pop, Synth pop
    Commento: Dopo essere stata scartata da X Factor UK, la controversa, presuntuosa e innegabilmente talentuosa Raign non si è data per vinta e ha prestato la propria voce per le colonne sonore di vari telefilm. Così nato è questo EP, che racchiude due cover ("Knocking On Heavens Door" di Bob Dylan e "Wicked Game" di Chris Isaak) e due inediti ("Empire of Our Own" e la meravigliosa "Don't Let Me Go"). Nonostante l'assenza del singolo "A Queen's Head", questo EP permette di apprezzare le doti compositive e autoriali di Raign, che la portano verso un personalissimo alternative pop dalle tinte elettroniche. Inoltre, se live le cantante inglese mostra tutte le sue carenze tecniche e d'intonazione, su album è possibile apprezzarne il timbro scuro da contralto. Adesso non rimane che aspettare l'album d'esordio vero e proprio, sperando che risulti più vario di questo EP.
  • Tarja Turunen – Ave Maria - En Plein Air
    - Tipologia: Cover album
    - Genere: Musica sacra e cameristica
    - Commento: Ho sempre criticato le performance classiche di Tarja, ritenendola totalmente inadatta a cantare l'Opera. Anzi, la trovo blasfema quando si esibisce nei teatri, spacciandosi per grande cantante lirica, D'altra parte, quando si dedica al crossover rock/metal risulta goffa e parodistica per via dei suoi difetti tecnici combinati al timbro "robotico" e all'assenza di espressività. Ma allora qual è il percorso artistico adatto alla voce di Tarja? Il repertorio sacro e cameristico, a quanto pare. Infatti in questa compilation di dodici "Ave Maria", ciascuna scritta da un compositore diverso, il soprano finlandese ci ha regalato la sua migliore prova vocale di sempre. Forse perché innamorata del progetto, Tarja si è impegnata molto, riuscendo a evitare le vocali troppo aperte, a non schiarire troppo il timbro senza per questo intubare, a controllare meglio il diaframma generando così un buon vibrato e addirittura a interpretare risultando espressiva e non comica. Siamo insomma di fronte a una prova vocale molto buona, anche se non spettacolare. Tarja ha svolto il suo lavoro con competenza e professionalità, dimostrando una crescita tecnica che mi auguro mantenga anche nel contesto rock. La vedo dura, però. 
    Infine devo segnalare che l'ultima "Ave Maria" del disco è stata composta da Tarja stessa, non a caso è la versione più brutta e satura di vocalizzi sguaiati fini a se stessi. 
  • Two Steps From Hell Battlecry
    - Tipologia: Colonna sonora
    - Genere: Soundtrack music, Musica sinfonica
  • Two Steps From Hell – Classics, Vol. 2
    - Tipologia: Colonna sonora, Compilation
    - Genere: Soundtrack music, Musica sinfonica
  • Xandria – Fire & Ashes
    - Tipologia: EP (tre inediti, due cover, due brani ri-registrati di album precedenti)
    - Genere: Symphonic metal, Power metal
    - Influenze: Hard rock, Gothic rock, Musica elettronica
    Commento: Dagli Xandria è lecito non aspettarsi nulla di originale: ormai sono la classica band-clone dei Nightwish. Ed è un peccato, perché con Salomé – The Seventh Veil del 2007 sembravano essere alla ricerca di una strada originale, salvo poi disattendere le aspettative già con i successivi Neverworld's End e Sacrificium. Quindi perché ascoltare il loro nuovo EP? Mi viene in mente un solo e unico motivo: la voce di Dianne van Giersbergen, che qui ci ha regalato la sua miglior prova vocale fino ad oggi. Certo, è ancora acerba e bisognosa di studio, ma è sulla buona strada e in alcuni passaggi è notevole. Brava, complimenti! Lei e solo lei merita un applauso, con la speranza che il suo fidanzatino (il produttore e tastierista Joost van den Broek) le affidi un progetto degno. Gli Xandria, purtroppo, non lo sono.
    Ma parliamo delle canzoni. Il singolo "Voyage of the Fallen" ha un ritornello molto catchy e si fregia di una brillante prova vocale, ma c'era davvero bisogno di prendere "Unchain Utopia" degli Epica e farla remixare dagli Stratovarius e dai vecchi Nightwish? Decisamente più interessante la successiva "Unembraced", che inizia con un'atmosfera gothic tessuta dalla tastiera e dall'elettronica, salvo poi trasformarsi nel classico pezzo symphonic power già sentito mille volte. Il terzo e ultimo inedito, "In Remembrance", è una ballad che sembra un mix di "Bard's Song" dei Blind Guardian e "Return To You" dei Visions of Atlantis. Il risultato è comunque carino, ma Dianne avrebbe dovuto dare una maggiore carica emotiva e "recitativa".
    Nell'EP sono stati inseriti anche due vecchi brani degli Xandria ri-registrati con la nuova cantante ("Ravenheart" dall'album omonimo e "Now & Forever" da India), la cover di "Don't Say A Word" dei Sonata Arctica e quella di "I'd Do Anything for Love (But I Won't Do That)" dei Meat Loaf. Quest'ultima vede la partecipazione di Valerio Recenti, cantante dei My Propane, ma spicca soprattutto per la prova vocale di Dianne, che ci dimostra di essere molto convincente anche nel canto moderno. Io stesso credevo fosse più portata per il lirico e sono rimasto stupido nel sentirla cantare in modo così espressivo un brano del genere, tirando fuori anche un timbro corposo, delle note gravi decise e un belting niente male. Peccato solo per alcuni passaggi intubati, ma Dianne è ancora "work in progress" ed è bello sentirla costantemente migliorare. Spero che riuscirà a mantenere questi livelli anche nei live, dove tende ad essere spesso calante e intubata, forse per problemi di acustica e di concentrazione, forse per inesperienza e preparazione tecnica ancora troppo fragile. 

domenica 22 novembre 2015

Songs of the week - 25

Le tre canzoni della settimana sono...
  • Un singolo di una grande artista di cui ho già parlato;
  • Un brano di una spettacolare band progressive metal;
  • Un singolo di una delle artiste più geniali del nostro tempo.

Phildel - Moonsea

Don't share the past, if you won't share your heart!
All that we share is the view of these stars...
[...]
From up so high I can hardly decide
If you're waving hello or waving goodbye.
Leprous - Third Law

No delusion
in your mind,
Peripheral vision
Left behind.
[...]
Felt inside,
Something alive,
Devious instinct
To survive.
BjörkCrystalline
Internal Nebula,
Rocks growing slow.
I conquer claustrophobia
And demand the light.
[...]
It's the sparkle you become
When you conquer anxiety.

martedì 17 novembre 2015

Oriana Fallaci NON aveva ragione

Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici.
- Oriana Fallaci -
Puntuale come un orologio svizzero, questa citazione ricomincia a girare sui social dopo ogni attentato di matrice islamica. Care mie scimmie urlatrici entrate in loop con "Oriana aveva ragione!!11!!1!!", mi permetto di dissentire. A tal proposito, cito una dichiarazione di Ettore Ferrini che, nonostante faccia per lo più satira (sul "Vernacoliere"), stavolta ha usato un tono piuttosto serio:
Il più grande genocidio della storia contemporanea è stato commesso in Ruanda, nel 1994. Parliamo di 800.000 morti in un massacro perpetrato dagli Hutu, di fede cattolica. Il Vaticano, ovviamente, trasferì i sacerdoti criminali in Europa, per proteggerli. Fra questi padre Athanase Seromba, che fece demolire con le ruspe la sua chiesa in cui aveva appena rinchiuso 2.000 persone promettendo loro rifugio. Dopo la strage i monaci cattolici lo aiutarono a fuggire, cambiò nome, e se ne venne a fare il prete a Firenze.
Poi abbiamo l'Uganda, dove l’Esercito di Resistenza del Signore, [composto da] guerriglieri ultra-cattolici, ha ucciso circa 20.000 persone. Sono stati accusati di crimini contro l’umanità, massacri, rapimenti, mutilazioni, torture, stupri e messa in schiavitù a fini sessuali.
Anche in centro Africa i massacri per mano dei cristiani contro le minoranze islamiche sono numerosi, uno su tutti quello attualmente in corso degli anti-Balaka. Ma non è certo una novità, basti pensare alle stragi dei Cristiani Maroniti ai danni dei musulmani palestinesi e libanesi a Karantina (1.500 vittime civili) o a Tel al-Zaatar (3.000 vittime civili), così come al noto massacro di Sabra e Shatila in cui furono torturati, stuprati e uccisi dalla milizia cristiana 3.500 civili rifugiati palestinesi. Ci sono molte foto dei cattolici che brandivano crocifissi durante il massacro.
Ricorderete poi tutti Anders Behring Breivik che nel 2011 uccise 77 persone, autoproclamandosi “salvatore del Cristianesimo”. E rammentate Eric Robert Rudolph? Membro del movimento ultracattolico Christian Identity, fece un attentato alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996 con 111 feriti ed un morto e nel 1997 mise tre bombe in altrettante cliniche per aborti un'altra in un bar per lesbiche.
Notevole anche Scott Roeder, che nel 2009 uccise George Tiller, medico abortista, addirittura durante la funzione religiosa della domenica. Stessa sorte toccò al medico Bayard Britton, ucciso dall'estremista cristiano Reverendo Paul Jennings Hill. Anche se il più noto in questo campo è James Charles Kopp, un vero serial killer di medici abortisti. Tutti più o meno legati al movimento terroristico cristiano “Army of God”.
E niente, mi stavo chiedendo:
A) dove posso trovare un libro di Oriana Fallaci sull'argomento.
B) se non sarebbe il caso di espellere tutti i cattolici dall'Italia.
C) perché non ve ne andate affanculo.
Per saperne un po' di più, vi consiglio di leggere il post "Il Terrorismo Cristiano nel mondo e genocidi cristiani" del blog di Matteo Flora. In calce sono indicate le fonti che ha usato.

Vorrei inoltre ricordare che attualmente l'India è scossa da un'ondata di violento fondamentalismo induista, che la strage di blogger laici in Bangladesh la si deve anche a fanatici induisti e che in Myanmar e Sri Lanka il fondamentalismo buddista si sta scagliando contro le minoranze religiose. E mentre accade tutto questo, l'argine più forte all'avanzata dell'ISIS è rappresentato dalla resistenza curda, tra cui spiccano tante donne musulmane. E noi che facciamo? Anziché sentirci tutti cittadini di Kobane, dialoghiamo con la Turchia di Erdogan, che i curdi li vorrebbe morti.

E ora, giacché mi rifiuto di prendere seriamente certe dichiarazioni folli della peggiore Fallaci, direi che è necessario ironizzare. Così:
Dalla pagina Facebook "Le Profezie di Oriana"

lunedì 16 novembre 2015

Non pregare, pensa per Parigi!

Sarebbe ipocrita per me, agnostico e anticlericale, aderire alla campagna #PrayForParis. E sarebbe anche inutile, dato che le preghiere non servono a nulla. Proprio per questo, voglio invitarvi a pensare, informarvi, studiare e riflettere.
Come afferma Luca Romano su Tagli, per combattere l'ISIS abbiamo bisogno di un nuovo Illuminismo. Nel suo articolo fa riferimento a un "Piano Marshall" per estirpare il seme del fondamentalismo. È chiaro che la povertà aumenta il rischio di farsi ammaliare dalla cieca fede, ma il piano evocato è culturale prima ancora che economico. Cito:
Cosa può fare l'occidente per favorire e accelerare una rivoluzione illuminista? Partire da noi stessi. A scuola noi studiamo che l'islam nasce nel settimo secolo - pausa - crociate - pausa -Lepanto - pausa - palestinesi contro israeliani. 
Forse sarebbe il caso che fossimo un po' meno europacentrici e invece dell'ora di religione cattolica o di 5 ore alla settimana di grammatica latina studiassimo che diamine è successo nel resto del mondo (e quando parlo di mondo mica mi limito al mondo arabo: siamo totalmente ignoranti circa la Storia di Cina, Giappone, Russia...). Parallelamente, bisognerebbe iniziare a studiare chi in quei mondi da noi totalmente ignorati ci è vissuto (scrittori, filosofi). 
Questa è una riforma del nostro modo di pensare: serve a mettersi nelle condizioni, finalmente, di iniziare a costruire la possibilità di un confronto culturale, al di là dei luoghi comuni e dei perbenismi che fioccano in momenti come questi.
Ad esempio, perché non è vero che il Corano è un libro di pace e ammmmorrre (e sì, l'ho letto). Detto in parole molto chiare: il Corano è pieno di stronzate, come la Bibbia del resto; anche perché (spoiler!) quando sono stati scritti la "pace nel mondo" era qualcosa di cui non fregava un tubo a nessuno. Allo stesso modo, nel Corano ci sono anche messaggi positivi: dipende sempre da come le cose vengono interpretate.
D'altra parte non è che Voltaire, Diderot e compagnia fossero tutti atei: avevano semplicemente deciso che visto che Dio aveva dato loro il cervello e la ragione, tanto valeva usarli.
Questo concetto, però, non è esportabile. Non puoi esportare l'illuminismo d'emblée presso popoli che già avrebbero difficoltà a capire il processo dialettico tra Riforma luterana e controriforma. A maggior ragione, non puoi farglielo capire citando filosofi occidentali, perché logicamente quelli ti tratteranno come un cane infedele. 
Se invece ci mettiamo nelle condizioni di saper maneggiare le loro categorie, ad esempio citando un filosofo arabo, probabilmente ci daranno lo stesso dei cani infedeli, ma poi magari due domande se le fanno, e magari, vedi mai, vanno a leggere. Basta quello: una volta che inizi a far leggere la gente la rivoluzione illuminista è iniziata.
E quando hanno letto i loro filosofi, hai una base su cui iniziare a far leggere i nostri, e quando arrivi a Voltaire, Kant e poi Feuerbach quelli si girano e ghigliottinano il mullah, realizzando di essere stati presi in mezzo per secoli. 
Quel giorno si risolve alla base il problema del terrorismo islamico. 
Aggiungo che il problema dell'eurocentrismo si estende anche all'università: pochissimi atenei italiani hanno corsi di filosofia araba, indiana, cinese e giapponese. La mia università, quella di Catania, è tra quelle che non ha neppure uno di questi. Io sto provando a colmare le lacune per conto mio, tempo permettendo. In un futuro articolo vi consiglierò qualche libro a tema.

Tornando agli attentati di Parigi, non possiamo escludere che siano stati opera di Al-Qaeda, come accaduto a gennaio nella sede di Charlie Hebdo. Le rivendicazioni dell'ISIS potrebbero quindi essere solo mosse propagandistiche.
Va anche detto che i "foreign fighter" viaggiano verso il califfato con biglietti di sola andata: vogliono vivere sotto la vera Sharia, giacché la dottrina richiede ai fedeli di risiedere nel califfato. Non a caso un video propagandistico dell'ISIS mostra un gruppo di jihadisti che brucia i propri passaporti francesi, inglesi e australiani. Gli aspiranti "foregn fighter" che non riescono a partire tentano spesso di organizzare attentati, ma le loro azioni sono dettate dalla frustrazione e quindi si tratta di "lupi solitari" poco organizzati.
Ciò vuol dire che lo Stato Islamico può essere escluso a priori? Niente affatto! Anzi, l'ipotesi attualmente più probabile è che gli attentati siano stati un'azione di rappresaglia e dissuasione contro il (doveroso) intervento francese in Medio Oriente. Ma parliamo di probabilità, non di certezza. Le indagini sono ancora in corso.

Invece a chi dà la colpa all'accoglienza e alle politiche d'integrazione, vorrei ricordare che in Francia il problema è esattamente opposto: c'è pochissima integrazione e il diffuso razzismo ha portato a ghettizzare gli immigrati di seconda generazione. Questi, sentendosi tagliati fuori dal tessuto sociale e quindi impossibilitati a integrarsi, iniziano a odiare i valori della Francia. Entrando poi in contatto con i paesi d'origine dei propri genitori, spesso distrutti o sfruttati dai paesi europei, conoscono associazioni rancorose e violente pronte ad addestrarli e armarli.
Sicché, cari razzisti e xenofobi che urlate "bastardi islamici!", vi informo che siete tra i mandanti morali di ciò che sta accadendo. Di più: siete i primi alleati dell'ISIS, perché ciò che vogliono gli estremisti è proprio la diffusione dell'odio indiscriminato. Cari Salvini, Meloni e LePen, quando fate gli sciacalli solo per ottenere consenso elettorale, passatevi una mano sulla coscienza! Fortunatamente, molti cittadini francesi si stanno opponendo a chi fa di tutta l'erba un fascio.

Ipocrisia? Forse no.

Dolore, paura, rabbia, tristezza, indignazione, sbigottimento: sensazioni che un po' tutti stiamo provando in queste ore. 
Ipocritamente? Sì e no. Non soffriamo se un vicino di casa che a malapena salutavamo muore, ma soffriamo quando muore un caro amico: le sensazioni percepite variano immensamente a seconda di quanto ci identifichiamo nella tragedia. Inoltre il nostro cervello risponde agli stimoli in base alla quantità e alla qualità degli stessi, ed è innegabile che i fatti di Parigi abbiamo avuto una risonanza massiva nei media. Ciò è accaduto anche perché questi operano una "selezione naturale" delle notizie, dando rilevanza a un avvenimento anche e soprattutto in base agli interessi del pubblico. Un treno deragliato in Sud Africa non farà notizia in Italia, uno deragliato in Italia non farà notizia in Sud Africa. E questo è perfettamente normale, giacché è impossibile dedicare del tempo ogni giorno a ogni situazione spiacevole.

Se mettiamo da parte il coinvolgimento emotivo, però, la questione cambia: secondo il filosofo Peter Singer, la distanza geografica e culturale non ha rilevanza morale. Aggiunge inoltre che non vi è differenza tra doveri positivi e doveri negativi: astenersi dal salvare chi sappiamo essere in difficoltà è moralmente equivalente all'ucciderlo, nella misura in cui non è necessario sacrificare il nostro benessere in modo paragonabile. Ovviamente nel nostro piccolo possiamo fare ben poco, ma non volersi informare su ciò che accade nel mondo è un atto eticamente scorretto. Proprio per questo uso la pagina Facebook di questo blog anche (ma non solo) per diffondere notizie a cui spesso viene data scarsa rilevanza. Ad esempio, su ciò che è accaduto a Beirut, sulle ondate di fondamentalismo induista in India, sulla strage dei blogger laici in Bangladesh, sulle proteste post-elezioni ad Haiti e sulle violazioni dei diritti umani negli Emirati Arabi Uniti. Cari benealtristi e moralisti, conoscevate tutti questi fatti? Oppure avete criticato gli altri per errori che sono anche vostri?

P.S. Alle mie argomentazioni si possono sommare quelle di Antonio Lombardi de "L'Intellettuale Dissidente". Nel suo articolo "Je suis humain: emblema dell’indifferenza postmoderna" ha infatti scritto:
Ora, è senz'altro nobile richiamare al dolore di chi è distante da noi e non si contorce sotto i nostri occhi; è senz'altro degno di lode voler amare, come invitava a fare Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, «tutto il creato nel suo insieme e in ogni granello di sabbia», ma anche nella retorica “mondialista” del Je suis humain, che si contrapporrebbe a quella “europeista” e perciò “campanilista” del Je suis Paris si cela la logica svalutante e antigerarchica del postmoderno, che vuole, pur ammantandosi esteriormente di una sensibilità umanitaria più profonda e spiccata, far trionfare ancora una volta il caposaldo relativistico per cui ogni evento è parimenti degno rispetto agli altri.
In nome di una universalità astratta – “dobbiamo prenderci cura di tutto!” – si compromette la strutturalità dell’universo, che è la sua stessa concretezza (il fatto cioè che esso sia gerarchicamente ordinato), finendo per non prendersi cura di niente in particolare, dal momento che, in quanto esseri finiti e limitati, non possiamo che agire di volta in volta su ciò che ha la priorità rispetto al posto che occupiamo; rispetto alla situazione che in quel determinato momento incarniamo.
È opportuno in proposito fare un paio di osservazioni, che aiutino a un tempo a comprendere in che consista questo corto circuito in cui è incappata (e spesso incappa) l’opinione pubblica e perché sia giusto prenderne le distanze: una di ordine storico-politico e una, più importante, di ordine logico-morale.
[...]
I fatti di Parigi sconvolgono maggiormente per una serie di buonissimi motivi: in primis, l’attentato è stato eseguito nei confronti dell’Occidente e della sua cultura e quindi la portata simbolica dell’evento differisce radicalmente da quella degli altri due; in secundis, va considerato che le ripercussioni belliche di un attacco terroristico a una grande potenza europea come la Francia saranno prevedibilmente più rilevanti ed estese rispetto a quelle che si determinerebbero se si colpisse qualunque altro paese non occidentale, e questo per le ragioni più disparate, che non occorre stare ad elencare. La prova di ciò la si ha sotto gli occhi, peraltro, ed è il repentino bombardamento di Raqqa da parte dell’esercito francese. E si potrebbe continuare a oltranza. Per questo, è perlomeno ingenuo stupirsi del fatto che questo evento – epocale a dir poco – susciti maggiore interesse, maggiore paura, maggior scandalo: ciò non c’entra davvero nulla con il valore delle vite umane!
Veniamo alla seconda osservazione, che sviluppa e approfondisce brevemente quanto si è detto quando si è accennato alla logica antigerarchica postmoderna: l’essere umano − la sua psiche, la sua sensibilità, quella che una certa tradizione filosofica chiamava la sua natura – è tale che, come accade per tutte le cose del mondo e dell’universo, si ponga in una relazione di tipo strutturale con l’altro da sé, con gli altri. Egli stesso è questa relazione: ce lo insegna la logica, che è sempre lì a ricordarci che siamo ciò che siamo perché ci distinguiamo da – e dunque entriamo in rapporto con − tutto il resto del mondo e che, soprattutto, esistono sempre delle determinazioni specifiche che fanno sì che le cose e le persone si distinguano e assumano ciascuna, perciò, a seconda dei casi, dignità e valori diversi che stanno tra loro secondo nessi di sovraordinazione e subordinazione.
Sfido uno degli utenti “pour la humanité” a piangere per un uomo buttatosi dal decimo piano di un palazzo in una città lontana centinaia di chilometri dalla loro più di quanto non farebbero per il loro vicino di casa o per il loro giornalaio di fiducia. Trovo altamente improbabile che lo facciano. Ciò è del tutto razionale, e non ha nulla a che vedere con una sensibilità “mutilata” o con una sorta di “miopia morale” dettata dall'egoismo, ma è anzi la testimonianza più immediata di come le nostre esistenze siano gerarchicamente ordinate. Lo diceva secoli fa, in modo molto più efficace di quanto sia in grado di fare il sottoscritto, l’arcinoto economista Adam Smith, in un passo della sua Teoria dei sentimenti morali che val davvero la pena riportare:

«Supponiamo che il grande impero cinese, con tutte le sue miriadi di abitanti, fosse all'improvviso inghiottito da un terremoto, e pensiamo a come rimarrebbe colpito un europeo dotato di umanità, che non avesse alcun legame con quella parte del mondo, nel venire a sapere di questa terribile calamità. Credo che prima di tutto esprimerebbe con molto ardore la sua sofferenza per la sventura di quel popolo infelice; farebbe molte malinconiche riflessioni sulla precarietà della vita umana, e sulla vanità di tutti gli sforzi dell’uomo, che in un attimo possono venire annientati. Forse, se fosse un uomo incline alla speculazione, prenderebbe parte anche a svariati ragionamenti sugli effetti che il disastro potrebbe provocare sul commercio europeo, e sugli scambi e gli affari di tutto il mondo. E quando tutta questa raffinata filosofia fosse terminata, quando tutti questi sentimenti d’umanità fossero stati una buona volta espressi, tornerebbe ai suoi affari o al divertimento, riprenderebbe il suo riposo o il suo svago con lo stesso agio e tranquillità di prima, come se nessuna simile catastrofe fosse accaduta. Il minimo guaio che dovesse capitare a lui provocherebbe un disturbo più reale. Se sapesse di dover perdere il suo dito mignolo l’indomani, la notte non dormirebbe, ma, a patto che non li abbia mai visti, russerebbe profondamente e tranquillamente sulla rovina di cento milioni di suoi fratelli, e la distruzione di quell'immensa moltitudine gli sembrerebbe ovviamente un oggetto meno interessante della sua irrisoria disgrazia.»

È “filosoficamente” (il che vuol dire: razionalmente) ovvio che un dito mignolo non vale, dal punto di vista del “Tutto”, dell’universo, la vita di cento milioni di persone, ma nell'esempio estremo portato da Smith, più che questo si mette a tema il fatto che la vicinanza è elemento non trascurabile delle nostre valutazioni morali ed è anzi elemento importantissimo, perché ci consente di occuparci con successo anzitutto di ciò che, in quanto caro, caro perché vicino, caro perché in certo senso più “nostro” rispetto ad altro, ci sta a cuore; iniziando a risollevare le sorti del mondo proprio da quel caso singolo, concreto − universale nella sua particolarità perché parte costitutiva, come ogni particolare, dell’universo, che altro non è che l’insieme delle particolarità e delle loro relazioni.
Certo l’asceta, il santo, l’eroe sono in grado di astrarre dalla propria individualità empirica per salvare una comunità, un popolo, il mondo; ma questo sforzo è sensato solo in occasioni che lo richiedano davvero, e nel concreto, piuttosto che risolversi in un sacrificio, in un suo annullamento, esso mette capo al più glorioso compimento dell’individuo che decide di immolarsi.
Per cui ha tutte le ragioni l’Occidente di commuoversi per i suoi figli in misura maggiore rispetto a quanto non faccia o abbia fatto per i suoi fratelli, o cugini, o che sia: il diverso risuonare delle sue grida non è indice di insensibilità al dolore altrui, ma al contrario la prova che siamo ancora in grado di commuoverci per chi ci è più prossimo. Il che è un valore che va salvaguardato e messo al riparo dal depotenziamento cui va incontro quando si innescano dispositivi retorici come quello preso qui in considerazione, sempre più numerosi e diffusi.

domenica 15 novembre 2015

Songs of the week - 24

Negli ultimi sette giorni ho ascoltato ossessivamente...
  • La mia canzone preferita in assoluto;
  • Un brano degli Epica che mischia symphonic metal, progressive metal, musica tradizionale araba e passaggi di metal estremo. Il testo parla di fondamentalismo religioso e potere;
  • Uno dei miei brani preferiti di Susanne Sundfør.

Thirty Seconds To Mars - Hurricane
Do you really want?
Do you really want me?
Do you really want me dead or alive to live a lie?
[...]
The promises we made were not enough.
The prayers that we had prayed were like a drug.
The secrets that we sold were never known.
The love we had, the love we had... we had to let it go.
Tell me: would you kill to save a life?
Tell me: would you kill to prove you're right?
Epica - Fools of Damnation (The Embrace That Smothers, part IX)
You do believe, so I can say that you are owned by me!
[...]
You do believe, so you display all that we want to see!
[...]
Bow to me! Go for it! Just do it!
Die for the divinity!
Believing is the cure, religion is like opium.
You'd better feed them all, before they start eating you!
[...]
Ne timeas obscurum.
Primum id cognosce, deinde iudica
Post iudicandum, demum age.
Susanne Sundfør - Rome
I don't want to die, to dive into the sea where no one will ever find me...
[...]
I don't want to feel! I don't want to fear!
I don't want to know that the end is near.
[...]
Winter is coming, winter is coming, winter is coming!
We will know that it was friendly fire, friendly fire.
Jesus was a liar!
[...]
The king is dead, he's gone.
Let the gasoline flow! Let the locusts follow!
Open the gates... evaporate...
Black bodies... black hollows...
Don't let anyone enter!

domenica 1 novembre 2015

Songs of the week - 23

Le mie canzoni dell'ultima settimana sono...
  • Il capolavoro della mia band preferita;
  • Un singolo acustico del nuovo progetto di Anneke van Giersbergen e Arjen Lucassen;
  • Una power ballad tratta da uno dei migliori album metal del 2015.

Epica - Kingdom of Heaven (A New Age Dawns, part V)

Quantum physics lead us to, answers to the great taboos.
We create the world around us! God is every living soul!
[...]
Guide us safety through the gates of death!
[...]
All that we can ever see,
Until we leave this frail existence,
Is just a shadow of reality.
Death is not the final instance.
[...]
We are linked in every way
And we're strong as our weakest fragment.
The Gentle Storm - Endless Sea (Gentle Version)

What I'd give to hold you in my arms and be together,
Though the sea has called your name.
In ever sweet surrender, we will find our way.
TesseracT - Tourniquet 

No time to sleep as I begin to weep.
Life is fleeting.
I tighten fast inside your tourniquet.
Stop the bleeding.
Your tenderness, your softened skin:
All I needed.