Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 16 settembre 2015

Ippia #Sophia

Ippia (Elide, V-IV sec.) fu un araldo della razionalità che lottò contro il cieco tradizionalismo, spesso sfruttandone i metodi. Ad esempio, si occupò molto di poesia e studiò la divisione delle sillabe per questioni metriche. Ma a renderlo famoso furono soprattutto le ricerche “archeologiche”, volte a raccogliere e classificare citazioni di grandi maestri dei secoli precedenti. Così facendo, la poesia perse la sua aura dogmatica di Verità, diventando analizzabile secondo una prospettiva storica. 
Inoltre Ippia arrivò persino a padroneggiare e insegnare le mnemotecniche, laicizzandole e togliendone il monopolio ai poeti. Il tempo perse quindi la sua “potenza di Oblio” e divenne semplicemente il contesto dell'attività umana.

Ippia si occupò anche dell'Areté, appropriandosi delle tradizioni per poi ribaltarle. Una tecnica simile la usò Prodico nella "Scelta di Eracle", ma Ippia osò ancora di più e nel "Discorso Troiano" mise in scena un'orazione di Nestore a Neottolemo. Quest'ultimo aveva ucciso Priamo nonostante lo stesse supplicando sull'altare di Zeus, quindi non vi è paragone con l'"eroe imperfetto" Eracle. In realtà, però, la scelta di Ippia è meno controversa di quanto sembri: sapeva bene che l'ateniese della seconda metà del V secolo, epoca di guerra e di crisi, assomigliava non poco a Neottolemo. Inoltre, per marcare ancora di più il parallelismo, Ippia ambientò il discorso all'indomani della Guerra di Troia. In tempi così oscuri, chi può essere il nuovo maestro di virtù, il nuovo Nestore, se non il sofista di Elide?

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