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Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 5 agosto 2015

La Scuola eleatica #Sophia

Fino ad ora ho parlato solo di filosofi sofisti, ma questo articolo è dedicato a una scuola presocratica o naturalistica. Il motivo è presto detto: "Sul Non Essere o Sulla Natura" di Gorgia si basa su una profonda critica delle tesi eleatiche, per cui è indispensabile parlare prima di Parmenide, Melisso e Zenone

Parmenide (Elea, VI/V sec.) fondò una scuola medico-religiosa dedicata ad Apollo e forse soggiornò ad Atene.
Scrisse un poema in versi chiamato “Sulla Natura”, di cui è il protagonista che viene condotto da una Dea in un viaggio dalla tenebra alla luce. L'espediente divino ci fa capire l'intenzione dell'autore di elevare il proprio pensiero a Verità Rivelata e Incontrovertibile. 
Questa verità riguardava ciò che può essere correttamente detto e pensato, ossia l'Essere. Infatti non è possibile né dire né pensare ciò che non è, dato che ciò comporterebbe l'attribuirgli implicitamente delle qualità. Ne consegue che bisogna dire e pensare solamente l'Essere. Questo viene concepito non tanto come ente naturale, quanto come ente logico legato a una necessità di coerenza interna e che quindi non ha bisogno di conferme sensoriali. 
L'Essere è e non può non essere, il Non-Essere non è e non può essere: si tratta di due enti logici immiscibili in quanto la loro mescolanza ridurrebbe entrambi al nulla. Nonostante ciò, gli esseri umani si ostinano a mescolarli, in particolare riguardo alle varie forme del Divenire (trasformazioni della materia, nascita e morte...). Gorgia affronterà questa questione in modo polemico e provocatorio, ma anche DemocritoPlatone (nel "Sofista" e nel "Timeo"), Aristotele ed Epicuro si occuperanno del rapporto tra Essere e Non-Essere in relazione al Divenire. Tutti questi filosofi giungeranno, ciascuno a modo loro, a conclusioni ben diverse da quelle parmenidee. 

Ma Parmenide non si limita a enunciare l'immiscibilità di Essere e Non-Essere, ma cerca di scoprire le qualità dell'Essere utilizzando un processo deduttivo. In particolare, è noto il suo uso della dimostrazione per assurdo, ossia il partire da una premessa considerata falsa per arrivare a una conclusione insensata e quindi per dimostrarne l'opposto. Ecco degli esempi:

  • Se l'Essere potesse nascere e morire, allora nel primo caso sarebbe qualcosa che non-era prima e nel secondo non-sarebbe qualcosa che era prima, quindi non può che essere imperituro e ingenerato. Lo stesso ragionamento porta alla conclusione per cui l'Essere deve essere immobile ed eterno;
  • Se l'Essere mutasse, sarebbe ciò che non-era prima e diverrebbe ciò che non-è adesso, quindi l'Essere deve essere immutabile;
  • Se l'Essere fisse infinito, sarebbe incompiuto, e quindi non-sarebbe ciò di cui manca. Ergo, l'Essere è finito;
  • Se l'Essere fosse molteplice, ad esempio duale, ciò vorrebbe dire che il secondo ente dovrebbe essere diverso dal primo. Ma se il primo ente è l'Essere, allora il secondo dovrebbe essere il Non-Essere, che però non esiste per definizione.
    Applicando il non-dualismo parmenideo all'ambito spirituale, è possibile affiancarlo ad alcune correnti filosofiche asiatiche radicate nell'induismo e nel buddismo. 

Da questi riflessioni consegue che, per Parmenide, il divenire del mondo materiale è un'illusione e le percezioni sensoriali sono ingannevoli e si fermano alla doxa (opinione). La vera conoscenza dunque non deriva dai sensi, ma dalla ragione: il pensiero è l'unico strumento per cogliere la verità dell'Essere. Pensare il nulla è difatti impossibile, di conseguenza la pensabilità di qualcosa dimostra l'esistenza dell'oggetto pensato. 
Parmenide era però consapevole dei limiti umani, e questo nonostante reclamasse per sé una conoscenza superiore e divina. È emblematico che, nella seconda parte di "Sulla Natura", Parmenide basi sulla doxa la sua cosmologia, probabilmente la prima a definire la Terra come sferica e la Luna come riflettente.


Melisso (Samo, V sec.) considerava l'Essere come infinito sia nel tempo sia nello spazio, perché se fosse finito allora dovrebbe avere dei confini e qualcosa al di fuori di esso, quindi dovrebbe non-essere quel qualcosa. Va notato, però, che Melisso non considerava l'Essere come un'entità puramente logica, bensì come una sostanza fisica identificabile con la Natura. In tal senso, può essere considerato un anticipatore di teorie prima filosofiche e poi legate alla fisica quantistica secondo cui “tutto è Uno” e quindi tutti gli elementi della realtà (Uomini compresi) sono interconnessi a livello subatomico. Si tratta della teoria del “Paradigma Olografico” elaborata dal fisico quantistico David Bohm e dal neurofisiologo Carl Pribram.


Zenone (Elea, V sec.) può essere considerato l'inventore della dialettica, intesa come tecnica di discussione che parte dalle premesse avversarie per confutarle. Zenone difese Parmenide dai detrattori usando la tecnica del maestro (dimostrazione per assurdo) e implementandola con la regressione all'infinito. In particolare, Zenone cerco di dimostrare che l'essere è Uno, Indivisibile e Immobile. Ecco come:

  • Se i molti sono, allora devono essere sia finiti (tanti quanti sono) sia infiniti (in quanto diversamente sarebbero separati gli uni dagli altri da qualcosa che non-sono), ergo l'Essere è Uno e Indivisibile;
  • È impossibile percorrere in un tempo finito un numero di punti infiniti, ergo l'Essere è immobile. L'esempio usato per dimostrare ciò è quello di una gara di velocità tra Achille e una tartaruga, supponendo che A dia un vantaggio a T. Mentre A raggiunge t1, T arriva a t2; mentre A raggiunge t2, T raggiunge t3. E così all'infinito. 
    Va detto che questo è un esempio paradossale in quanto contrario all'opinione comune; infatti molti potrebbero obiettare che Achille e la tartaruga non vadano alla stessa velocità oppure che i punti siano enti astratti. 

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