Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 1 luglio 2015

Protagora #Sophia

Dopo aver parlato dei caratteri generali della sofistica, direi di iniziare ad entrare nel vivo della questione.

Protagora (Abdera, V sec.) fu forse il sofista più famoso, ma al contempo il più rassicurante in quanto unico a difendere il Nomos. 
Pare che la sua famiglia ospitò Serse durante le guerre persiane e che il sovrano ricambiò facendo educare Protagora dai Magi. Non sappiamo se queste informazioni siano vere, ma è certo che Protagora ebbe molti contatti con le culture del Vicino Oriente. Sappiamo inoltre che fu amico e collaboratore di Pericle, che gli diede l'incarico di redigere la costituzione della colonia di Turi.

Se avete conosciuto questo sofista attraverso i dialoghi platonici "Protagora" e "Teeteto", vi consiglio di mettere da parte ciò che avete appreso. Infatti, come capirete nel corso di questo articolo, Platone fraintese quasi totalmente (e forse volontariamente) le idee protagoree. 

La tesi dell'"Uomo Misura"
“Verità” è la trascrizione di una performance pubblica che già dal titolo si pone in aperta polemica sia coi naturalisti sia, soprattutto, con i poeti (che pretendevano di divulgare la verità rivelata dalle Muse).
Il trattato si apre con “l'uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono come sono e di quelle che non sono come non sono”, frase volutamente ambigua e atta ad attirare l'attenzione del pubblico. Si tratta di un incipit che si presta a vari livelli di lettura, ma solo dopo averlo compreso bene.
Innanzitutto bisogna chiedersi cosa si intende per “Uomo”. Abbiamo tre fonti importanti in merito: Platone, Aristotele e Sesto Empirico (uno scettico del II sec. d. C.), e tutti e tre lo intendono, almeno in prima istanza, come “ciascun singolo individuo” e non come “umanità in generale”. 
Platone nel "Teeteto" spiega la tesi dell'uomo misura come un concetto gnoseologico sensista: per lui, Protagora intendeva parlare di come le percezioni e la conoscenza siano soggettive. Bisogna però tener conto che lo scopo del "Teeteto" è quello di confutare le tesi avversarie, non di riportarle in modo corretto. Non è un caso che in alcuni passaggi si lasci intendere che Protagora parlasse soprattutto di opinioni e giudizi, cosa confermata da Aristotele e Sesto Empirico. Insomma, Protagora non sta parlando di come l'uomo percepisca in senso astratto, ma bensì di come ogni persona dia una propria valutazione alle cose e alle azioni. È grazie al nostro bagaglio di esperienze che possiamo formare idee e giudizi, quindi la misura di tutte le cose non è l'uomo in senso astratto, ma bensì l'esperienza, che è diversa per ciascun singolo individuo. L'obiettivo è quindi una rivalutazione delle esperienze umane contro l'assolutismo dei giudizi morali, cosa che viene confermata dal seguito dell'incipit di "Verita": “delle cose che sono come sono e di quelle che non sono come non sono. Per capire questo passaggio bisogna chiarire il significato di “cose”, e in questo ci viene in aiuto la precisione linguistica di Protagora: il termine usato è “chrema”, ossia gli oggetti non tanto per come sono in se stessi, quanto nella loro relazione col soggetto. Insomma, le cose in sé non hanno alcun valore intrinseco: esistono, ma assumono valore solo in relazione al nostro modo di giudicarle.

La posizione di Protagora, quindi, si configura come una critica alle indagini sulla Physis di molti presocratici, e in particolare del monismo di Parmenide. Non è un caso che Protagora abbia scritto un trattato contro l'unicità dell'Essere, purtroppo perduto. E non è un caso che Platone, condizionato dall'errata interpretazione sensista e materialista, abbia posto Protagora e Parmenide come esponenti di punta di due modi opposti di concepire la realtà: come Divenire e come Essere. Ma in realtà, nonostante Platone parli di “dottrina segreta” deducibile dalle premesse, Protagora non era un eraclitista radicale e non si riferiva affatto al mutare della materia e al conseguente mutare delle percezioni sensoriali.
L'opposizione a Parmenide è sostenibile, ma non sul piano ontologico. Parmenide aveva operato una netta distinzione tra il mondo vero dell'Essere e il mondo apparente del Divenire, ma aveva anche rivendicato la possibilità di una conoscenza privilegiata e pura, screditando quindi le opinioni infondate degli uomini. Protagora si oppose a questi assunti in quanto nessuno può prescindere dalla realtà che lo circonda, nessuno gode di un accesso privilegiato a dalle “realtà” superiori e ciascuno di noi può misurare, conoscere e dare un ordine al mondo. Questo potrebbe sembrare un limite, ma in realtà è solo la condizione necessaria per costruire il nostro rapporto con le cose. In tal senso, Protagora può essere definito “relativista”.

La tesi dell'”uomo misura” esponeva Protagora all'accusa di peritrope (mandarsi a gambe all'aria da solo, autocontraddirsi) lanciata da Democrito e poi sviluppata da Platone e Aristotele. In sostanza, se tutti i giudizi sono veri, allora è vero anche il giudizio secondo cui la tesi Protagora sia falsa. La difesa protagorea consisteva nel criticare l'assenza dei qualificatori “per me”, “per te” nelle tesi avversarie. La soggettività del giudizio rende anche soggettiva la verità, che così viene scomposta in tante piccole verità. Insomma, se io affermo che la tesi di Protagora sia falsa, ciò sarà vero per me, ma non per altri.
Questa linea difensiva, però, esponeva Protagora all'accusa di solipsismo: se ognuno è arbitro di sé stesso, diventa impossibile il confronto con gli altri. Protagora si salva da quest'accusa introducendo il concetto dell'Utile: se è vero che tutti i giudizi sono veri, è altrettanto vero che alcuni sono più vantaggiosi di altri. Il problema è che non tutti sono in grado di distinguere i giudizi utili da quelli dannosi, per cui bisogna convincere gli interlocutori della bontà di idee considerate erroneamente negative. L'obiettivo di Protagora, insomma, è quello di insegnare a valutare le proprie credenze, a capire se si tratta di idee davvero ragionate o percepite passivamente dalla tradizione, a rendere coerente il proprio sistema di valori e a giudicare bene in base alle circostanze.

Come leggiamo nel "Protagora" platonico, l'insegnamento del sofista non si limitava alle questioni personali, ma si estendeva anche e soprattutto alle questioni socio-politiche. L'allievo di Protagora, insomma, doveva essere un bravo politico, in grado di costruire un consenso che disinneschi il rischio del conflitto tra opinioni contrastanti e in grado di individuare quei valori (mai assoluti, ma sempre rivedibili) atti al bene comune.
In tale ottica, possiamo affermare che la tesi dell'”Uomo Misura” non riguarda solo “ciascun singolo individuo”, ma anche “l'umanità” nella sua rete di rapporti sociali.

Il Nomos e il positivismo giuridico
Dalle tesi protagoree sulla Physis sono direttamente conseguenti le idee sul Nomos. 
Per Protagora, non esiste un concetto oggettivo di giustizia, che è solo il prodotto degli accordi tra gli uomini. Quindi la giustizia corrisponde con le leggi, cosa che porta a definire Protagora come un primo positivista giuridico: per lui è giusto ciò che stabilisce la legge. Il compito del politico diventa quindi quello di stimolare la riflessione sull'Utile, portando alla stesura di leggi che permettano alla Polis di prosperare.

Ma gli uomini sono davvero portati a collaborare tra loro? La risposta la si trova nel mito che Platone mette in bocca a Protagora nel dialogo omonimo e che, pur non essendo attribuibile direttamente al sofista, pare essere fedele alle sue idee.
Il mito narra la storia dell'umanità, di Prometeo e di come Zeus abbia dato Giustizia e Rispetto a ogni uomo per permettere la convivenza. Con ciò Protagora vuole dimostrare che l'essere umano sia un animale politico, ossia predisposto a vivere in comunità, e razionale, ossia dotato dei mezzi per farlo.
Potrebbe sembrare strano che Protagora sostenga tesi simili a quelle di un poeta tradizionale come Esiodo, ma in realtà questa appropriazione culturale nasconde un ribaltamento. Per Protagora, la giustizia non è una divinità e non esiste al di là degli uomini, ma è solo un prodotto umano relativo e mai assoluto. Quindi a una storia di decadenza in cui si cerca di imitare senza successo gli dei, Protagora sostituisce una storia di potenziale progresso umanista. Inoltre, lo Zeus protagoreo non spiega all'uomo in cosa consistano le virtù che gli ha donato, quindi sta a noi capirlo grazie al confronto con gli altri. Insomma, per Protagora il Nomos non è altro che il compimento massimo della Physis umana: a differenza degli altri animali, l'uomo può scegliere in che direzione andare, cambiando la propria natura attraverso il confronto con gli altri e quindi attraverso la stesura di nuove leggi.

Il rapporto con la democrazia ateniese
L'umanesimo protagoreo forniva una base teorica alla democrazia ateniese e all'isegoria, ossia il diritto di tutti a esprimere le proprie opinioni in assemblea. E anche la difesa della natura politica dell'uomo evidenzia come la democrazia sia il sistema politico che più di tutti permette di sviluppare le potenzialità umane.
Inoltre, le tessi protagoree giustificavano anche uno dei capisaldi della democrazia, ossia quello per cui l'interesse della collettività e quello del singolo debbano andare di pari passo. Infatti, poiché ognuno è figlio del proprio contesto socio-culturale, è chiaro che il prosperare della comunità permette di sviluppare le proprie capacità individuali.

Un'altra conseguenza dell'"uomo misura": l'agnosticismo
La tesi dell'”uomo misura” trova applicazione anche alla questioni religiose.
Protagora inizia “Sugli Dei” con una frase ad effetto in cui dichiara di non essere in grado di sapere se gli dei sono o non sono, né come siano nell'aspetto. Quest'affermazione gli valse la messa al bando dei suoi scritti (bruciati in piazza dagli ateniesi), l'esilio e la morte durante la fuga. 
L'idea di Protagora era così destabilizzante per la società dell'epoca che Filostrato pensò fosse frutto dell'educazione persiana, come se un greco non potesse pensare certe cose. Successivamente, la condanna verso Protagora fu unanime e unì fazioni opposte come i cristiani e gli epicurei, ma basandosi su un palese fraintendimento: Protagora ha dichiarato la sua ignoranza, non la sua conoscenza, quindi è agnostico e non ateo. Insomma, la frase di Protagora è epistemologica, non ontologica.

Le fonti antiche attestano che l'introduzione di “Sugli Dei” parli dell'esistenza delle divinità, ma altri studiosi (tra cui Kerfeld) affermano che in realtà Protagora non stesse dubitando dell'esistenza degli dei, ma solo della loro forma. Probabilmente, sono vere entrambe le tesi e la seconda avvicina Protagora a Senofane.
Inoltre, va detto che l'introduzione di “Sugli Dei” è perfettamente in linea con la tesi dell'"uomo misura": le motivazioni addotte all'ignoranza delle questioni divine, ossia l'oscurità dell'argomento e la brevità della vita, ben si sposano con l'idea che l'esperienza concreta sia l'unico modo per conoscere il mondo.

Non avendo altri frammenti di “Sugli Dei”, gli studiosi si sono a lungo domandati come continuasse. Dato lo stretto rapporto tra la divinità e l'uomo nell'antica Grecia, si è supposto che Protagora avesse continuato parlando di come la religione abbia influenzato lo sviluppo della società. Si tratta di una tesi verosimile, ma che diventa superficiale nel momento in cui si afferma che Protagora abbia celebrato l'importanza sociale della religione. Infatti, i sostenitori di questa tesi hanno usato erroneamente il mito raccontato da Protagora nel dialogo platonico omonimo. Fermo restando che non si è certi della paternità di quel mito, è palese che Protagora non abbia celebrato l'importanza degli dei, che anzi si rivelano limitati. Per Protagora, infatti, Giustizia e Rispetto assumono significato solo grazie all'intelletto umano. A fare sì che gli uomini possano vivere civilmente insieme è la politica, non la religione..

Logos
Dopo aver esplorare le conseguenze della tesi dell'Uomo misura", è importante parlare anche di come questa si lega all'insegnamento della Virtù.
Siamo nella Grecia delle Polis, nell'Atene democratica: la vita politica passava attraverso assemblee e tribunali. Proprio per questo, l'interesse di Protagora per la grammatica e la poesia era molto concreto. Ad esempio, lui fu il primo a distinguere il genere dei nomi (maschile, femminile e neutro) e a suggerire l'appartenenza a un genere anziché a un altro di specifici termini. Protagora divise anche i tempi verbali e i loro scopi in quattro categorie (l'indicativo per la preghiera, il congiuntivo per la domanda, l'ottativo per la risposta e l'imperativo per l'ordine), criticando Omero per essersi rivolto alla Musa con un ordine (“Cantami, o dea”). 

Molto importante per i sofisti fu anche la riflessione sulla correttezza dei nomi, ossia su come la lingua potesse rappresentare fedelmente la realtà; infatti Protagora scrisse anche “Orthopeia”, di cui purtroppo non possediamo frammenti. Ma è indubbio che la correttezza linguistica protagorea si estendeva anche alla correttezza logica ed etica. Ad esempio, nel caso di un omicidio involontario, la colpa di chi o cosa è? Dell'arma, di chi l'ha usata o di avrebbe dovuto vigilare? Quando coesistono così tanti punti di vista corretti, il compito del sofista è quello di sbrogliare la matassa indicando quello più utile e corretto nella specifica situazione, rinunciando a una pretesa di verità assoluta. La correttezza va quindi intesa sia a livello concettuale sia a livello linguistico: alla correttezza del ragionamento, che sa esprimere l'utile, deve corrispondere una correttezza formale, in grado di persuadere.

Nel dialogo platonico omonimo, Protagora riserva un ruolo di rilievo alla poesia. Infatti, confrontarsi con la poesia significava confrontarsi con lo strumento usato per rivelare le Verità sociali, politiche, etiche, storiche e tecnologiche, che venivano ammantate d'ispirazione divina. Riflettere su tutto ciò e arrivare anche a metterlo in dubbio aveva un enorme valenza sociale e culturale: tramite la critica alla poesia si poteva criticare la cultura greca, approvandone o disapprovandone certi aspetti. 

0 commenti:

Posta un commento