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mercoledì 15 luglio 2015

Callicle #Sophia

Ero molto restio a trattare anche Callicle in questa rubrica, considerando che potrebbe non essere mai esistito. L'unica fonte che abbiamo è il dialogo platonico "Gorgia", quindi è verosimile che Callicle sia o un personaggio totalmente inventato o una maschera dietro cui si celano altri pensatori (Isocrate, Alcibiade o lo stesso Platone prima di incontrare Socrate). 

Ma anche supponendo che Callicle sia esistito, non ci si può fidare di quanto scritto nel "Gorgia". Infatti, come abbiamo appreso parlando di Protagora, Platone era solito rimaneggiare il pensiero degli avversari in modo da renderlo più debole. Indipendentemente se ciò sia avvenuto per colpa di vari equivoci o per una radicata disonestà intellettuale, non cambia che non ci si può fidare totalmente di Platone. Allora perché ho deciso di dedicare un articolo a Callicle? Da un lato perché si tratta di un sofista che ha influenzato persino Friedrich Nietzsche, dall'altro perché è una necessaria premessa al pensiero di Trasimaco.

Nel “Gorgia”, Callicle è presentato come amico e allievo di Gorgia, di cui radicalizza le tesi contro il Nomos. Da ciò possiamo supporre che sia stato usato da Platone proprio per criticare gli insegnamenti di Gorgia.
Callicle oppone la "vera giustizia" della Physis alla "falsa giustizia" del Nomos. Ciò vuol dire che le leggi umane sono contro-natura in quanto permettono la prevaricazione del più debole sul più forte, mentre in realtà la natura del mondo si basa sul predominio del più forte, sul desiderio di avere di più (pleonexia) e quindi di ampliare il proprio potere a scapito di quello altrui. Questa tesi non è provocatoria solo perché anti-democratica, ma anche perché rinnega la specificità dell'uomo rispetto agli altri animali.
Purtroppo per Callicle, il suo è un esercizio retorico sterile, tant'è che Socrate lo porterà a rinunciare velocemente ad accostare la forza alla giustizia. Il motivo di ciò sta nel confondere i due aspetti del Nomos, quello descrittivo e quello prescrittivo: un conto è la legge intesa in senso quasi scientifico, quindi la realtà dei fatti, un altro sono le leggi umane. Callicle parte constatando che la realtà si regola attraverso rapporti di forza, ma non vede ciò in modo neutrale e anzi carica la forza di un valore assiologico. Ciò porta a un'evidente contraddizione: se nel mondo degli uomini la "massa dei deboli" governa sui forti, allora i veri forti sono quelli che Callicle chiama deboli e i veri deboli sono quelli che chiama forti. In altre parole, l'erigere la forza a criterio di valore comporta l'accettazione della realtà, non il suo rifiuto. 

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