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mercoledì 24 giugno 2015

L'Illuminismo greco #Sophia

Atene, V secolo a. C.
Con la sconfitta dei Persiani e i successivi cinquant'anni di pace, la potenza delle polis greche si ampliò progressivamente. A primeggiare su tutte furono Sparta e Atene: la prima espanse la propria influenza su quasi tutto il Peloponneso, la seconda assunse il comando della Lega delio-attica. Con il potere politico ed economico crebbe però anche l’ostilità tra le due città, portando alla Guerra del Peloponneso.

Pericle, leader dei democratici, governò Atene per circa un trentennio, portando la città al suo massimo splendore. Inoltre, si intensificarono i rapporti rapporti commerciali con le altre città.
Questo nuovo clima di pace permise ai sofisti, "maestri di virtù" itineranti, di spostarsi di città in città, seguendo le rotte commerciali. Visitando luoghi con tradizioni e ordinamenti politici differenti, talvolta entrando in contatto con culture radicalmente diverse da quella greca, essi iniziarono ad interrogarsi sul valore reale della natura, delle leggi, della morale e persino delle divinità, giungendo ad un sostanziale relativismo.

Il V secolo fu dunque al tempo stesso l’età dello splendore e della crisi della polis, poiché coincise con la crisi dei valori tradizionali, di cui i sofisti furono protagonisti. Infatti, i sofisti alimentarono la fiamma della rivoluzione culturale, scontrandosi con i valori tramandati passivamente e dogmaticamente attraverso il mito, la poesia e le leggi.
Ed è così che un gruppo eterogeneo di filosofi cambiò per sempre la storia della filosofia. dando vita a un Illuminismo greco per secoli sottovalutato, osteggiato e vittima di pregiudizi. Questi ultimi, va detto, nascono anche dalla crisi della seconda metà del V secolo, specialmente considerando che alcuni sofisti, Antifonte in primis, ebbero ruoli chiave in tentati colpi di Stato. Ma la questione non è così semplice: le infamie contro i sofisti hanno origini varie, quindi bisogna sfatare i miti e tornare alla realtà dei fatti.

Poiché stiamo parlando di un movimento molto eterogeneo, vi propongo un percorso per capire quali solo gli elementi in comune tra i sofisti. Nei prossimi articoli, invece, approfondirò singolarmente i sofisti principali.


Ateismo e agnosticismo: le vere ragioni dell'odio secolare
Le questioni religiose sono probabilmente quelle che più di tutte hanno aizzato l'odio contro i sofisti. Gli dei, infatti, erano visti come i garanti della giustizia e metterli in dubbio voleva dire mettere in dubbio le fondamenta morali di Atene. Inoltre, la religione greca era molto fluida e quindi coinvolgeva ogni aspetto della vita, per cui non c'è da stupirsi se Platone e Aristotele abbiano accusato i sofisti di essere la causa del decadimento sociale.
In realtà già altri filosofi avevano discusso della natura degli dei, basti pensare ad Alcmeone e Senofane, ma nessuno di loro aveva mai messo in dubbio così radicalmente la religione. 
Inoltre non bisogna dimenticare che la profonda crisi socio-politica della seconda metà del V secolo portò all'estremizzazione di tutte le posizioni. Da un lato furono varate leggi contro l'ateismo e l'eresia sulle questioni celesti (cosa che portò all'esilio di Anassagora), ma dall'altro vi furono molti casi di profanazione di statue e templi nonché movimenti contro gli dei tradizionali.

Va detto, però, che gli studi sofistici si concentrarono sull'aspetto sociologico della religione, ossia su come nasce la fede religiosa, su come influisce nella vita e su come il mito sia stato usato per tramandare i valori tradizionali. Ma ciò, unito all'ateismo e all'agnosticismo dichiarati di alcuni sofisti, portò a violenti attacchi prima degli epicurei e poi dei cristiani. Bisognerà aspettare l'Illuminismo per assistere a una piena riabilitazione dei sofisti.

Physis: natura e realtà
Il luogo comune vuole che i sofisti si siano occupati solo delle vicende umane, ma in realtà non è così. Basti pensare ai trattati meteorologici, geometrici, biologici, cosmologici e medici attribuiti ad Antifonte. Oppure a Ippia, che si occupò anche di aritmetica, geometria, astronomia e musica (che, per gli antichi greci, era una forma di matematica in quanto regolata da proporzioni numeriche). Certo è, però che nessun sofista si occupò della ricerca dell'Arché e quindi dell'origine di tutto.

I sofisti si sono interessati molto alla Physis, che non a caso costituisce la base teorica delle proprie idee sul Logos, sul Nomos e sull'Areté. La realtà, insomma, è il punto di partenza di ogni ricerca. 
Di fatto, però, i sofisti sono responsabili di una svolta fondamentale nella storia della filosofia. Prima di loro, l'uomo era solo un elemento come un altro nella Physis, quindi ne veniva negata la specificità. Ma l'uomo, in quanto soggetto e filtro di qualunque relazione col mondo, non può essere trattato alla stregua degli elementi naturali. Inoltre il rapporto tra l'uomo e la Natura è spesso problematico, soprattutto nell'ottica relativista e soggettivista di molti sofisti, quindi è logico iniziare a esplorare la Physis dall'esperienza umana. 

Logos: linguaggio e pensiero
Vi è un dibattito acceso riguardo alla nascita della retorica: per alcuni è nata su stimolo sofistico, per altri grazie a Platone e Aristotele. È certo, però, che per i sofisti fosse importantissima la riflessione sul Logos e sulle capacità di persuadere. Ma non bisogna intendere ciò come un'opposizione tra retorica e filosofia, tra ricerca della verità e ricerca del consenso.
È vero che i sofisti cercavano di sfruttare la parola ricercando il consenso, ma è altresì vero che volevano promuovere delle importanti riflessioni filosofiche. Non è un caso che, nonostante l'importanza dell'emotività, la razionalità non veniva messa da parte in nessuna delle tantissime tipologie argomentative usate dai sofisti.
Un esempio lo si trova nell'"Encomio di Elena", scritto in cui Gorgia cerca di dimostrare l'innocenza dell'Elena omerica. Il sofista si occupa soprattutto del potere del Logos e dell'Eros, non delle tesi tradizionali e di facile presa, per cui è chiaro che lo scopo primo non è la mera persuasione del pubblico.
Un'altra tecnica molto usata, da Protagora in poi, è quell'antinomia, ossia la contrapposizione di due tesi opposte per indagare la complessità della questione. Si tratta di un metodo molto usato anche dallo scrittore anonimo dei "Discorsi Duplici" e che, se un lato è utile per avere la meglio nelle discussioni, dall'altro stimola la riflessione su tematiche complesse e sulla loro risoluzione. 

Insomma, lo sviluppo della retorica serve anche per capire la psicologia umana, a tal punto che dall'"Encomio di Elena" si ricava una visione dell'anima quasi fisica, in cui i discorsi e le emozioni hanno conseguenze concrete. 
La parola è un gran dominatore che con piccolissimo corpo divinissime cose sa compiere; riesce infatti a calmar la paura, a eliminare il dolore, a suscitare la gioia, ad aumentare la pietà.
Gorgia Da Leontini
L'interesse dei sofisti per il Logos assume grande importanza anche alla luce della concezione relativistica: essendo la realtà  inconcepibile in modo unico per tutti, la parola si sostituisce alla realtà e crea l'Essere. Ma il Logos è anche il Kairos (tempismo di giudizio e azione) e fonde in un unico concetto la forma e il contenuto, quindi al pensiero corretto deve corrispondere il linguaggio corretto. Ciò portò a una grande attenzione alla grammatica e al lessico, a tal punto da permettere a Protagora e Ippia di affinare la lingua greca. Da notare che l'attenzione linguistica, soprattutto nel caso di Ippia, aveva una precisa valenza etica.

A questo punto, possiamo affermare che l'accusa per cui i sofisti si occuparono del Logos senza motivazioni filosofiche è falsa. Ma c'è un'eccezione: l'eristica. Gli eristi, infatti, non erano interessati alla verità o al significato profondo del discorso; il loro unico fine era quello di confutare e persuadere il proprio avversario. I principali esponenti di questa corrente di "giocolieri del linguaggio" erano Eutidemo, Eubulide e Dionisodoro. Il loro modello verrà ripreso nel II secolo d. C., in piena età imperiale, dalla Seconda Sofistica, la cui influenza si estende fino al V secolo.

Nomos: leggi e tradizioni
Inizialmente per Nomos si intendevano soprattutto le tradizioni, gli usi e i costumi, ma dal V secolo questo termine fu stato esteso anche alle leggi scritte. Non è un caso che nella "Politica" di Aristotele la potenza delle leggi verrà definita in base alla forza dell'abitudine.

Grazie ai commerci e ai viaggi resi possibili del periodo di pace, i greci entrarono in contatto con altre culture, constatando la varietà delle leggi e quindi il relativismo del Nomos. A questo punto sorsero domande nuove: cosa rende una legge migliore di un'altra? Perché determinati valori sono giusti e non possono essere modificati? Esistono civiltà migliori di altre?
Alcuni sofisti si batteranno in difesa del Nomos, ma altri cercheranno di evidenziare come non esistano valori assoluti, universali o oggettivi. Antifonte, ad esempio, affermò che i Greci sono come i Barbari nel loro venerare solo i propri dei e seguire solo le proprie leggi: de facto, agiscono come coloro che criticano.

Mi aggancio proprio a quest'ultima affermazione di Antifonte per parlare di un'altra critica rivolta spesso ai sofisti. Nelle società arcaiche, ma non solo, l'educazione è lo strumento che permette di trasmettere i valori tradizionali di padre in figlio con ordine e continuità. Ma i sofisti, essendo filosofi itineranti, spezzarono questo circolo. In quanto stranieri rispetto alle città che li ospitavano di volta in volta, si sentivano liberi di mettere in discussione e di analizzare valori tradizionali che erano percepiti come assoluti, insindacabili e immutabili. Si fa quindi strada l'idea che i valori siano solo il prodotto storico di una società e non delle verità assolute, scatenando le ire di Platone.

Interessante è anche il rapporto tra Physis e Nomos: quando un diritto è naturale e quando è solo un prodotto culturale? Per capire il rapporto tra Physis e Nomos, il Logos diventa fondamentale.

Areté: virtù e successo
Uno dei grandi problemi discussi dell'Atene del V secolo è l'Areté, ossia la “virtù” o “il successo”. Per i Greci, infatti, etica e politica erano strettamente collegate in quanto la felicità personale passava per la collettività, il successo pubblico e la stima.
In epoca aristocratica, l'Areté era un privilegio naturale di pochi, ma con la democrazia chiunque poteva emergere e quindi nacque il problema di come insegnare la virtù. 

Chiaramente, l'idea che ogni sofista ha dell'Areté è legata strettamente alle sue concezioni di Physis e Nomos: Protagora cerca di conciliare l'utile privato con quello pubblico, ma altri sono maggiormente sbilanciati verso i desideri personali (Antifonte) o dei gruppi sociali (Trasimaco). Ciò valse ai sofisti le accuse di immoralismo ed egoismo, che però reggono solo nel caso di Callicle. In tutti gli altri casi, invece, l'obiettivo è quello di fotografare la realtà dei fatti in modo realistico senza per questo dare giudizi positivi o negativi, ma al massimo elaborando teorie utilitaristiche o proponendo un'etica personale e "psicologica" in opposizione a quella imposta pubblicamente dal Nomos.

Più interessante è la critica che Platone fa a Gorgia nel dialogo omonimo: Gorgia dichiara di non voler discutere di Nomos, ma solo di Logos. Il suo atteggiamento è quindi volto a insegnare il successo all'interno degli schemi sociali prestabiliti, senza per questo modificarli, giustificando così l'egoismo. Ma è davvero così semplice la questione? Ne parlerò dell'articolo su Gorgia.

Salario
I sofisti avevano professionalizzato il ruolo del filosofo, cosa che portò all'introduzione delle lezioni a pagamento. Il salario degli insegnanti per noi è un diritto ovvio, ma per gli antichi era inaccettabile l'idea di vendere la sapienza o la virtù. Addirittura, i sofisti erano spesso chiamati "prostituti della cultura". Ironicamente, furono i primi ad elaborare il concetto occidentale di cultura, intesa non come un insieme di conoscenze specialistiche, ma come metodo di formazione dell'individuo nell'ambito di un contesto sociale.

Identikit del sofista
Alla fine di questo percorso, possiamo delineare i tratti generali dei sofisti.
  • Filosofi greci vissuti nel V secolo a. C., per lo più nella seconda metà;
  • Itineranti;
  • Salariati;
  • Non si occuparono dell'arché;
  • Hanno un atteggiamento fortemente polemico verso le tradizioni, soprattutto se trasmesse in modo passivo, acritico e dogmatico. Promuovono quindi una riflessione sui valori, che vanno analizzati in un'ottica relativistica e utilitaristica;
  • Hanno messo l'uomo al centro della propria riflessione non in opposizione alla Natura/Physis, ma come elemento della stessa. L'analisi della realtà non può essere oggettiva perché dipendente dal soggetto;
  • Le loro teorie su Physis, Logos, Nomos e Areté sono consequenziali e interdipendenti;
  • Sono stati pesantemente criticati da Platone, che spesso ne ha manipolato e frainteso le idee. Si sono attirati anche le critiche di Aristotele, degli epicurei e dei cristiani. Questi ultimi hanno diffuso l'odio per i sofisti fino all'età moderna;
  • Con l'autorevole eccezione di Protagora, furono molto critici verso il Nomos e alla rigidità delle leggi opposero la flessibilità dell'intelletto;
  • Avevano una visione così realistica e disincantata da poter sembrare cinica;
  • Pensavano che l'Areté potesse essere insegnata;
  • Sono considerati i primi filosofi morali;
  • Quasi certamente hanno portato alla nascita della retorica;
  • Ebbero un ruolo chiave in importanti vicende politiche;
  • Sono distinguibili in sofisti di prima generazione (Protagora, Gorgia, Prodico e Ippia) e di seconda generazione (Antifonte, Trasimaco, Licofrone, Seniade, Polo, Callicle, Alcidamente, Anonimo di Giamblico, autore dei "Discorsi Duplici", eristi...). 

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