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Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 29 aprile 2015

Canto: i falsi miti sulla potenza vocale

La "potenza vocale" è un concetto molto abusato tra chi sa poco o nulla di canto, quindi vorrei cercare di sfatare un po' di luoghi comuni utilizzando un linguaggio semplice e accessibile a tutti.
In particolare, chi ha studiato canto lirico o conosce la storia del canto, si accorgerà subito di alcune forzature nella prima parte del mio discorso. So bene che nel canto tradizionale è più corretto parlare di "proiezione" che di "potenza", ma in realtà il focus di questo articolo è sul canto moderno e la parte riguardo alla lirica mi serve solo come introduzione. Non a caso, io mi rivolgo soprattutto a chi di canto ne sa poco o nulla, ma parla comunque a vanvera.
La potenza è vitale nel canto lirico e, in modo più specifico, per l'opera. Questo perché, non essendoci microfoni ed essendo aiutati solo dall'acustica del teatro, bisogna riuscire a sovrastare l'orchestra e a farsi sentire bene da tutti. Un cantante lirico che fatica a farsi sentire oltre la seconda fila forse dovrebbe dedicarsi solo alla musica da camera, all'operetta o a un certo tipo di musical crossover.
Non bisogna scordarsi che l'impostazione lirica nasce anche (ma non solo) dalla necessità di ottenere la "formante del cantante" senza sforzare le corde vocali e producendo suoni gradevoli, quindi utilizzando al meglio le consonanze/risonanze offerte dal corpo umano.
Ciò, però, non vuol dire che non ci sia dinamismo vocale. Bisogna sempre ricordare che nell'opera (e nell'operetta e nelle arie cameristiche), si recita cantando, quindi l'espressività e l'interpretazione sono centrali. In tale contesto, riuscire a gestire la potenza vocale diventa importantissimo, specie quando si ha a che fare con passaggi in fortissimo o in pianissimo, con ariosi e filati, con crescendi e diminuendi. E non bisogna dimenticare la "messa di voce", una tecnica che consiste nell'aumentare e diminuire il volume di una nota tenuta (dal pianissimo al fortissimo e ritorno). Un esempio di questa difficile tecnica lo si trova in "Alto Giove" di Porpora, di cui vi consiglio di ascoltare la versione di Philippe Jaroussky.

Nel canto moderno non si ha la necessità di ottenere molta potenza in quanto la voce è amplificata artificialmente. Con l'uso del microfono, infatti, anche una voce molto piccola può essere sentita chiaramente. Il ruolo della potenza diventa quindi puramente espressivo.
Il canto è una forma di comunicazione, quindi per un cantante il saper interpretare e l'essere espressivo sono qualità vitali. Ma come si può comunicare se non si ha dinamismo vocale e non si è in grado di controllare il volume della propria voce? Ne consegue che l'accento non va posto sulla potenza in sé, quanto sulla capacità di controllarla e modularla.
Paradossalmente, spesso l'avere una grande potenza vocale diventa un'ostacolo che rende più complicato trattenersi e fare i famigerati piani e pianissimi, ma anche gli ariosi, i filati e gli sfumati. Non fraintendetemi: l'avere una voce potente è una preziosa fortuna, ma se non la si sa controllare, può trasformarsi in un'arma a doppio taglio. Intendo dire che cantare a pieni polmoni è utile per trasmettere certe sfaccettature emotive (rabbia in primis), ma è dannoso per trasmetterne altre (tristezza, abbandono, apatia, dolcezza etc etc). Senza contare che usare sempre la massima potenza porta alla noia e alla prevedibilità.
Insomma, non va applaudito il cantante che è in grado solo di cantare a pieni polmoni facendo tremare le sedie, ma quello che è in grado sia di fare ciò sia di trattenersi e cantare quasi sussurrando sia di ottenere varie di vie di mezzo. Inoltre, va applaudito anche e soprattutto chi ha l'intelligenza "attoriale" di capire quando e come variare la potenza e/o fare certe modulazioni a seconda degli scopi espressivi. E sono proprio questi ultimi a dover stare al centro dell'attenzione, aiutati anche dagli strumenti offerti dalla tecnica.

Un errore che fanno in tanti è quello di supporre una correlazione certa tra abilità tecniche e potenza.
Innanzitutto, va detto che è molto più difficile controllare il diaframma nei pianissimi che non nei fortissimi, poi va detto che molto dipende dalle strutture anatomiche. Infatti, se la natura non ti ha sorriso, neppure studiando per decenni potrai ottenere una potenza vocale enorme. Ciò però non vuol dire essere cantanti scadenti! Sia in ambito moderno sia in ambito lirico, esistono varie voci piccole che brillano per espressività, impostazione e capacità virtuosistiche. La potenza, insomma, è solo uno dei tanti canoni di valutazione vocale, non il principale.

Infine, quanti di voi si domandano come certi cantanti ottengono potenza? A urlare di gola son capaci tutti, ma ciò risulta dannosissimo per le corde vocali e spesso genera suoni sgradevoli e spigolosi. Urlare non è cantare! La potenza vocale "vera" è quella ottenuta in modo salutare, quindi con un corretto appoggio/sostegno diaframmatico, con la voce ben mascherata, agganciata e proiettata in avanti, con la laringe rilassata e aperta, con la lingua bassa, il palato molle alto etc etc...
Diversamente, diventa facile entrare in confidenza con i "cari" noduli.

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