Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 4 marzo 2015

Susanne Sundfør, l'anima musicale del nord

È il 19 marzo 1986 e nessuno poteva immaginare che a Haugesund, città nel sudovest della Norvegia, stesse nascendo una futura stella della musica. Susanne Sundfør cresce così in un paese in un paese dalla grande cultura musicale e dalla grande apertura mentale, un paese che conosce bene la musica classica così come il metal (black e gothic in primis) e il pop da classifica.

A dodici anni, Susanne inizia ad interessarsi di canto e musica. Col tempo svilupperà una voce chiara, estesa, acuta e agilissima, capace di virtuosismi spericolati così come di un'espressività notevole. Alcuni potrebbero trovare fastidioso il suo timbro così "siderale", ma altri potrebbero amarlo. Va anche detto che Susanne scrive i propri testi, arrangia, orchestra, produce e suona vari strumenti (pianoforte in primis).

Caratterialmente, ad alcuni può sembrare arrogante, ma in realtà è solo molto sincera e preferisce dire ciò che pensa anziché leccare i piedi o idolatrare le "divinità moderne". Ad esempio, non ha mai fatto mistero di offendersi quando viene paragonata a Kate Bush in quanto la trova molto sopravvalutata. Altri artisti a cui viene talvolta paragonata sono Björk, Lana del Rey, Carly Simon, Tori Amos, Ane Brun, gli M83, i Cocteau Twins, i Röyksopp, i Delerium, Kim Wilde, Aphex Twin, Madonna, Sia, Florence & The Machine e i The Knife. In verità, però, la musica di Susanne è molto originale e personale, per cui quasi tutti i paragoni risultano forzatissimi.
Sul palco, Susanne è timida e introversa, molto influenzata dal concetto di Janteloven.

Susanne Sundfør pubblica il suo album d'esordio eponimo nel 2007, proponendo un folk pop acustico. Viene subito notata dalla EMI che la mette sotto contratto e la affianca a Lars Horntveth dei Jaga Jazzist.
Nel 2008 esce Take One, versione live di Susanne Sundfør, ma la svolta arriverà due anni dopo grazie a un personalissimo mix di musica elettronica, orchestra e pop dalle atmosfere oniriche e dai tocchi jazz.

Se questa introduzione vi ha incuriosito, vi avverto che venerdì pubblicherò la doppia recensione di The Brothel (2010) e The Silicone Veil (2012), senza dimenticare ciò che sta in mezzo e subito dopo. Domenica, invece, pubblicherò la recensione di Ten Love Songs, album uscito lo scorso mese. Stay tuned!

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