Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

venerdì 6 marzo 2015

Recensioni: "The Brothel" e "The Silicone Veil" di Susanne Sundfør

Dopo aver introdotto Susanne Sundfør, passo ora a recensire The Brothel e The Silicone Veil, accennando anche a ciò che la cantante norvegese ha fatto tra i due album e subito dopo. Domenica, invece, pubblicherò la recensione del suo ultimo album, Ten Love Songs.
Data la complessità della proposta di Susanne, penso che i suoi lavori meritino delle analisi track-by-track. Iniziamo!


The Brothel by Susanne SundforSusanne Sundfør The Brothel
- Voto: 91 su 100
- Anno: 2010
- Genere: Art pop, Dream popBaroque pop, Synth popSmooth Jazz, Electropop
- Influenze: Musica elettronicaMusica sperimentale, Alternative dance, AmbientSoul, Musica sacra
- Analisi:
The Brothel è un album molto sperimentale, ma anche un po' acerbo, forse per via di una produzione non sempre all'altezza. Un'elettronica spesso inquietante si fonde con l'orchestra, senza però rinunciare a qualche passaggio acustico. Le linee vocali alternano melodia e caos apparente, seguendo ritmiche contorte e strutture labirintiche. È difficile definire un album del genere: un ibrido di baroque pop, synth pop, jazz e dream pop? Ed è pop o musica colta? Il confine stavolta è davvero sottile, ma ciò non ha impedito a Susanne di diventare una superstar in terra natia: The Brothel è rimasto trentuno settimane consecutive nella Top40 degli album più venduti in Norvegia, di cui quattro settimane in prima posizione.
L'album si apre con la title-track, una malinconica ballata dream pop che va dritta all'anima. Il testo è pura poesia e sembra narrare la vita rassegnata di una prostituta, ma alcune metafore si riferiscono a una dimensione più simbolica e spirituale. Fanno seguito gli arrangiamenti elettronici spericolati di  "Lilith", che curiosamente si lascia andare a una coda acustica. Proseguiamo attraverso l'atmosfera inquietante e i vocalizzi da sirena di "Black Widow" e arriviamo alla sconvolgente "It's All Gone Tomorrow"Questa si apre con degli archi che lasciano trasparire l'amore di Susanne per la musica colta, ma presto si aggiungono le pulsazioni frenetiche e l'elettronica. Il ritornello è melodico, in contrasto con una base a tratti dissonante e caotica che, dopo essersi concessa delle incursioni dance, si chiude riprendendo gli archi iniziali. L'impressione finale è di un rave party a 8 bit nella Versailles di Luigi XV. 
Dopo "Knight of Noir", un lento ricco di pathos e arricchito dai timpani, arriviamo a un'altra perla. "Turkish Delight", in bilico tra orchestra e suoni sintetici, ci regala non pochi brividi anche grazie a delle linee vocali vicine al jazz. Fa seguito "As I Walked Out One Evening", un brano strumentale che potrebbe essere la colonna sonora di un thriller psicologico."O Master" parte come ballad al piano, ma viene poi terremotata da suoni sintetici, percussioni marziali e vocalizzi ultraterreni. Invece "Lullaby" è una ninna nanna da non far sentire ai bambini; difficile non amarne le melodie tormentate e l'elettronica un po' "röyksoppiana".
Chiude l'album "Father Father", una struggente preghiera dai toni così solenni da sembrare ecclesiastici. Non a caso il testo usa metafore religiose per descrivere stati d'animo "laici", in un'unione tra sacro e profano ben più poetica di quelle tipiche di Madonna.Insomma, la qualità è quasi sempre ad alti livelli e non ci sono filler, anche se tra i brani migliori e quelli peggiori c'è una netta differenza. Va anche detto che il songwriting sperimentale, pur non risultando eccessivo, talvolta rischia di perdersi in voli pindarici fuori controllo. Il vero e unico problema dell'album, però, è la produzione a tratti troppo grezza, che comunque non riesce a scalfire un diamante di tale caratura.
- Classifica delle tracce:
  1. "The Brothel"
  2. "It's All Gone Tomorrow"
  3. "Turkish Delight"
  4. "Lullaby"
  5. "Lilith"
  6. "Father Father"
  7. "Knight of Noir"
  8. "O Master"
  9. "As I Walked Out One Evening"
  10. "Black Widow"

Nel 2011 a Susanne è stato chiesto di comporre della musica in occasione della venticinquesima edizione dell'Oslo Jazz Festival. E così, dopo essersi ubriacata alla sala per concerti parigina Salle Pleyel, ha composto in una sola notte A Night at Salle Pleyel, album strumentale che si destreggia tra elettroacustica, nu jazz, ambient e sperimentazione colta.. Inutile dire che vi consiglio di ascoltarlo
Passato un altro anno, arriva il nuovo album con Susanne al microfono.

The Silicone Veil by Susanne SundforSusanne Sundfør – The Silicone Veil
- Voto: 93 su 100
- Anno: 2012
- Genere: Art popDream popElectropop, Baroque pop, Synth pop, Psychedelic pop
- Influenze: Musica elettronica, Musica orchestrale, Jazz, Musica sperimentale
- Analisi:
The Silicone Veil riprende il discorso lasciato con The Brothel, ma lo valorizza con una produzione cristallina e con un forte accento sull'elettronica. Anche in questo caso, il successo commerciale nella terra natia non è tardato ad arrivare: l'album è rimasto per quarantasei settimane nella Top40 degli album più venduti in Norvegia, toccando più volte la prima posizione.
The Silicone Veil si apre con "Diamonds", che prima cattura con una parte a cappella e poi esplode in un'orgia "björkiana" di suoni elettronici e percussioni. Dopo un climax di sovraincisioni vocali, la chiusura del brano viene affidata all'arpa. 
Un metronomo ci introduce al primo singolo estratto dall'album, "White Foxes". Si tratta di un brano che, tra qualche nota al pianoforte e un'elettronica usata in modo molto intelligente, non può che stupire l'ascoltatore. Anche perché, nonostante la una struttura semplice, il brano non rinuncia a un testo poetico e non facilissimo da interpretare. Inoltre le linee vocali, seppur ricche di agilità e arzigogoli spericolati, sono molto melodiche ed entrano facilmente in testa. Infine, una menzione particolare va al video: alienante come pochi.
Un'introduzione ansiogena e dissonante ci immerge nell'atmosfera di "Rome". Un po' sognante e po' da incubo, questa canzone è un arazzo di emozioni contrastanti tessuto dalla voce di Susanne, dai sintetizzatori e dagli studiatissimi interventi degli archi. 
Dopo essere riemersi dalle ceneri di Roma, ci rilassiamo con "Can You Feel the Thunder", che dietro la leggiadria di una piuma nasconde il bacio della morte. Segue l'interludio orchestrale "Meditation In An Emergency", che ci porta al terzo singolo estratto, "Among Us". Come da copione, il videoclip è molto "malato", come d'altronde lo è anche il brano, tra synth psichedelici, un perverso giro di basso e ritmiche quasi funk. Le insistenti sovraincisioni vocali possono risultare fastidiose, ma sono funzionali a una narrazione corale ispirata al carisma di serial killer e capi di sette.
Un'arpa schiude il secondo singolo estratto, "The Silicone Veil", che con l'arrivo della voce si trasforma in un viscido lamento, una droga che scorre lenta nelle vene ed esplode in vocalizzi antigravitazionali. Il "sense of wonder" è ad alti livelli, sostenuto da un sapiente uso delle dissonanze, dell'elettronica e degli archi. Inoltre, come per "White Foxes", a una struttura semplice corrisponde un testo molto poetico e criptico, probabilmente a tematica genderqueer. E come gli altri singoli, anche "The Silicone Veil" dispone di un videoclip disturbante. 
Sorvolando su "When", brano carino che però non riesce a brillare, passiamo a  "Stop (Don't Push the Button)". Dopo un'introduzione orchestrale, questo brano ci travolge con suoni tra l'alieno e il subacqueo e poi con sferzate elettroniche. A questo punto le redini vengono prese dalle melodie orientaleggianti tempestate di controcanti che, inquieti, si adagiano su un tappeto sintetico arricchito dal clavicembalo. Chiude la tracklist "Your Prelude", in cui una muraglia elettronica dall'effetto quasi allucinogeno lascia insinuare un assolo al pianoforte.
Tirando le somme, The Silicone Veil dimostra la maturità artistica raggiunta da Susanne Sundfør snocciolando brani di altissimo livello. 
- Classifica delle tracce:
  1. "Rome"
  2. "The Silicone Veil"
  3. "White Foxes"
  4. "Stop (Don't Push the Button)"
  5. "Diamonds"
  6. "Among Us"
  7. "Your Prelude"
  8. "Meditation In An Emergency"
  9. "Can You Feel The Thunder"
  10. "When"

Il successo di The Silicone Veil ha permesso a Susanne di collaborare con gli M83 nella meravigliosa "Oblivion", colonna sonora dell'omonimo film con Tom Cruise, e poi in due brani dell'album The Inevitable End dei Röyksopp (l'emozionante "Running to the Sea" e la futuristica "Save Me") e in "Let Me In" di Kleerup.
Gli M83 e i Röyksopp hanno poi ricambiato il favore collaborando in due brani dell'ultimo album di Susanne, Ten Love Songs, che recensirò domenica. Stay tuned!

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