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domenica 8 marzo 2015

Recensione: "Ten Love Songs" di Susanne Sundfør

Dopo aver recensito The Brothel e The Silicone Veil, è giunto il momento di parlare di Ten Love Songs, uno degli album pop migliori di sempre.

Susanne Sundfør – Ten Love Songs
- Voto: 90 su 100
- Anno: 2015
- Genere: Synth pop, Baroque pop, Dance popArt pop, Electropop
- Influenze: Musica elettronicaMusica orchestrale, Soul, Dream pop, Folk pop
- Analisi:
Dopo aver collaborato con gli M83, i Röyksopp e Kleerup, Susanne ha iniziato a essere conosciuta anche fuori dalla Scandinavia: quale momento migliore per produrre un album più accessibile? Si tratta di un esperimento nuovo per la cantante norvegese: il suo modo di fare pop è sempre stato molto sperimentale e complesso, ben distante da quello apprezzato a livello internazionale.
In un'intervista, Susanne ha dichiarato che scrivere Ten Love Songs è stato molto difficile: laddove prima si limitava a riportare idee sul pentagramma senza alcun freno, adesso ha dovuto razionalizzare il processo compositivo come se stesse facendo un puzzle o svolgendo equazioni matematiche. Ma pur volendo essere più pop, la cantante norvegese non ha voluto rinunciare allo spessore artistico e ha tentato di tenere insieme obiettivi apparentemente opposti. Si tratta di un'impresa quasi suicida, eppure è riuscita con eclettismo ed eleganza.
Quella di Susanne non è solo una sfida personale, ma anche una scelta dettata dal buon senso: usare strutture contorte per una album basato sulle emozioni sarebbe stato controproducente. E a proposito del concept, non fatevi ingannare dal titolo: Ten Love Songs non è il solito album sull'amore, bensì una trattazione personale e non banale sulle sue conseguenze.
Capiamo che aria tira fin da "Darlings", intro in cui la voce di Susanne, pur avendo solo due minuti e mezzo a disposizione, ci fa toccare i cieli più alti e più ci butta già senza pietà. Così facendo ci vengono presentati anche l'approccio alle tematiche dell'album, che non è per nulla positivo, e lo strumento principe, ossia l'organo.
"Accelerate" inizia con delle percussioni che fanno venire voglia di ballare, richiesta soddisfatta con l'elettronica dark e sexy che rimanda ai Depeche Mode e agli Eurythmics. L'atmosfera derivata viene accentuata anche dalle vocals gravi, da un assolo di organo ispirato alla "Toccata e Fuga in Re minore" di Bach e da un climax tra l'orgasmico e il demoniaco. Insomma, la colonna sonora ideale per un porno diretto da Stanley Kubrick o Dario Argento!

La successiva "Fade Away" inizia ricollegandosi al finale di "Accelerate", cosa che ci fa capire come la tracklist sia stata ben studiata. I due brani viaggiano però su polarità opposte: laddove "Accelerate" ha un'atmosfera oscura marcata dall'assolo di organo, "Fade Away" ha un'atmosfera luminosa marcata dall'assolo di tastiera. Inoltre troviamo melodie vocali che trasmettono un'allegria quasi hippie nonostante un tema non proprio positivo, cosa che ci fa capire perché "Fade Away" sia stata scelta come primo singolo.
Cambiamo registro con "Silencer", una ballad folk le cui linee vocali ricercate, sorrette dalla chitarra acustica e dagli archi, rendono benissimo la poesia del testo. Ciliegina sulla torta: il finale dream pop.
Anche "Kamikaze" sembra iniziare come una ballad, stavolta all'organo, ma presto si trasforma in uno dei brani dance più raffinati che abbiate mai ascoltato. Tra beat, spari elettronici simil-trance e melodie vocali ispirate, il brano fa ballare e cantare fino a un colpo di gong. Pensate che sia il finale? Vi sbagliate: a chiudere ci pensa un assolo di clavicembalo dal sapore settecentesco che riprende il tema iniziale.
Ed eccoci arrivati al perno attorno a cui ruota l'album: i dieci minuti di "Memorial". Il brano inizia come un lento sostenuto dall'organo, dalle tastiere e da interventi di chitarra acustica e archi. Le melodie vocali, emozionanti e un po' ottantiane, trovano il loro culmine in un ritornello che fa sublimare il cuore degli ascoltatori. Ma quando la scalata verso le stelle sembra irrefrenabile, il pianoforte e gli archi prendono il sopravvento e trasformano il brano nella colonna sonora di un amore leggendario. L'orchestra da camera genera un saliscendi emotivo dal potere mitopoietico che, al ritorno della voce, farà implodere la vostra anima per poi lasciarla morire lentamente. Dopo aver ascoltato "Memorial", sentirete un senso di vuoto e insieme di pace, come se Susanne avesse strappato via un pezzo di voi. Ma non è una scusa per fermarsi con l'ascolto, perché Ten Love Songs riserva ancora delle sorprese.
Con un crescendo simil-THX, ci avventuriamo in "Delirious", che rilegge in chiave dance anni '80 certe ispirazioni di The Silicone Veil. Le linee vocali sono dirette e potenti, in contrasto con una base spesso dissonante di elettronica e archi, il cui messaggio viene ulteriormente rimarcato da un'orgia di sovraincisioni e controcanti quasi cacofonici. Piccola parentesi: pretendo il remix di Richard X in discoteca.
Ritorniamo su binari più rassicuranti con "Slowly", brano prodotto insieme ai Röyksopp e che propone una versione perfezionata dello "Scandi-synthpop". Non potrete fare altro che cantarne le immediate melodie e ballare abbracciati a qualcuno. In questo stato di trance, la leggera ripetitività del brano non dà alcun fastidio, ma anzi contribuisce a ipnotizzare.
Purtroppo, però, lo stesso effetto non riesce a darlo "Trust Me", il cui arrangiamento all'organo è troppo scarno per riuscire a sostenere il peso della drammaticità vocale. Il risultato è comunque pregevole e ricco di pathos, ma non ha la scorrevolezza di alcune ballad simili ascoltate in The Brothel.
L'album si chiude con un colpo di scena chiamato "Insects". Questo è un tripudio di sperimentazioni elettroniche vicine alla techno e all'industrial, di percussioni tribali e di suadenti vocals lasciate in secondo piano. Ne deriva un'atmosfera carnale e perversa, quasi sadomaso, che non stonerebbe in The Silicone Veil.
Tirando le somme, l'equilibrista 
Susanne Sundfør ha creato un album accessibile e di facile presa, ma anche in grado di stupire con soluzioni ardite e richiami colti. Le strutture dei brani sono diventate più semplici, le melodie sono state accentuate e i testi sono diventati più diretti, ma non sono cambiate né la qualità né la voglia di sperimentare. D'altra parte, se Susanne avesse continuato a fare l'artista tormentata, avrebbe rischiato di ripetersi. Per non impantanarsi, ha quindi preferito rinfrescare il proprio sound, portarlo su nuovi lidi senza per questo rinnegare il passato. Il risultato è Ten Love Songs, un album meno scioccante dei precedenti, ma che si merita di entrare nella storia del pop. Chapeau, Susanne!
- Classifica delle tracce:
  1. "Memorial"
  2. "Accelerate" (quarto singolo)
  3. "Delirious" (secondo singolo)
  4. "Kamikaze" (terzo singolo)
  5. "Insects"
  6. "Silencer"
  7. "Darlings"
  8. "Slowly"
  9. "Fade Away" (primo singolo)
  10. "Trust Me"

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