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domenica 29 marzo 2015

Recensione: "Endless Forms Most Beautiful" dei Nightwish

Nightwish – Endless Forms Most Beautiful
- Voto: 42 su 100
- Anno: 2015
- Genere: Symphonic metal
- Influenze: Folk metal, Power metal, Celtic metal, Thrash metal
Analisi:
È da un po' di anni che i Nightwish sono impantanati nei propri cliché. O meglio, più che dei Nightwish, conviene parlare di Tuomas Holopainen, dato il gioco di squadra qui non è di casa, se non per qualche piccolo spazio dato a Marco Hietala.
Il tastierista finlandese sembra essere un fan dei Pokémon, a tal punto da far evolvere i propri brani in modo simile ai mostriciattoli giapponesi: diventano più grossi e rumorosi, ma la sostanza rimane sempre quella. Con ciò non intendo dire che i Nightwish dovrebbero rivoluzionare totalmente il proprio sound, ma che per lo meno dovrebbero essere in grado di evolversi, di dare a ogni album una personalità propria e di non sfornare solo brani perfettamente intercambiabili. C'è chi riesce a creare ricette nuove pur utilizzando sempre i soliti ingredienti, a far sembrare fresco ciò che in realtà è stantio, ma non è il caso di Tuomas.
Forse consapevole del problema, nei due album precedenti si è fatto aiutare da Pip Williams e ha tentato di nascondere i buchi nel songwriting inserendo strati su strati di orchestre fuori luogo. Ciò nonostante, le critiche non sono mancate e Tuomas ha deciso di sfornare un album più "band-oriented", cosa che però rende complicato nascondere la banalità delle canzoni. E il compito diventa ancora più arduo quando non si ha a che fare con semplici soluzioni trite e ritrite, ma addirittura con autoplagi palesi. Infatti, se Endless Forms Most Beautiful fosse stato pubblicato dagli Xandria, probabilmente Tuomas Holopainen li avrebbe denunciati per plagio. Ma passiamo ad analizzare i "nuovi" brani dei Nightwish.
L'album si apre con "Shudder Before the Beautiful", che non è altro che un copia-incolla sfacciato di "Dark Chest of Wonders", "Master Passion Greed" e "Storytime". Davvero, ci sono passaggi identici! E lo stesso vale per "Yours Is An Empty Hope", che pesca ancora da "Master Passion Greed" e "Dark Chest of Wonders", condendo il tutto con Floor che urla distruggendosi le corde vocali. Probabilmente la cantante olandese è masochista e gode all'idea di rimanere afona per via dei noduli, ma perché gli ascoltatori dovrebbero soffrire assieme a lei?
Per fortuna l'olandese riesce a essere più delicata nella power ballad "Our Decades In The Sun", che però è piatta e ha un antifurto di voci bianche riciclato da "A Lifetime of Adventure" del progetto solista di Tuomas. Ma l'estremismo ecologista non finisce qui: l'orrenda "Apenglow" ha i synth presi di peso dall'altrettanto orrenda "Bye Bye Beautiful", mentre la moscia "Élan" sembra "Last of the Wilds" rallentata. Per lo meno qui Floor si lascia ascoltare con piacere.
Proseguiamo con "My Walden", che ha una melodia da filastrocca demenziale dell'asilo, ma che sul finale recupera grazie a un inaspettato cambio di tempo e a dalle cornamuse ispirate. Purtroppo non è uno stato di grazia che dura a lungo: già la successiva title-track ha una melodia da facepalm epilettico.
Dopo aver esaurito tutti i brani indecenti, passiamo a citare quelli decenti. In primis "Edema Ruh", che ha una melodia molto bella, anche se già sentita. Si salva per poco anche "Weak Fantasy", che ha delle soluzioni simil-western interessanti. Peccato, però, che il finale sia troppo ripetitivo e che Floor stia affogando nel catarro. E qui mi domando: in Finlandia hanno per caso abolito i mucolitici? Allora infilatele un aspirapolvere in gola e fatela benedire dal Divino Otelma, purché smetta di abbaiare! 
A questo punto rimane solo l'ultima mezz'ora dell'album, che si apre con "The Eyes of Sharbat Gula". Si tratta di un brano semi-strumentale ispirato, che però è stato allungato innaturalmente e reso ripetitivo. Evidentemente Tuomas vuole giocare a chi ce l'ha più lungo, come si capisce anche da "The Greatest Show on Earth", una suite lunga ventiquattro minuti che parla dell'evoluzione della vita sul pianeta Terra. Un progetto molto ambizioso, forse anche troppo: se già i Dream Theatre di "Octavarium" faticano a tenere alta l'attenzione dell'ascoltatore, quante probabilità ci sono che Tuomas non abbia fatto il passo più lungo della gamba? Nessuna, tant'è che su ventiquattro minuti almeno la metà sono filler. Questa tendenza si palesa fin dall'intro al piano: tanto bello quanto ripetitivo. Che noia! E questo è solo l'inizio di una sfiancante attesa che dura fino a metà del sesto minuto, momento in cui il brano si avvia davvero e si trasforma in uno scarto degli Epica. Per lo meno le linee vocali ispirate riescono a farci arrivare intorno al decimo minuto, ma subito dopo la suite si sfilaccia. E così, tra progressioni random, parti cantate inutili, qualche secondo simil-dance e suggestioni orchestrali soporifere, si arriva ai due minuti finali di versi delle balene e suoni oceanici. Tuomas, ci stai prendendo per il culo?!
Insomma, "The Greatest Show on Earth" ha dalle intuizioni molto ispirate, che però sono state inserite in una struttura nonsense, caotica e piena di parti inutili. È come utilizzare del caffè di ottima qualità per farci una brodaglia annacquata alla statunitense! Come se non bastasse, ci sono forti somiglianze con la colonna sonora di Avatar, anche se certe cose non sono una novità (ad esempio, provate ad ascoltare "Paperdoll" dei Markize e poi "Cadence of Her Last Breath").
Per quanto riguarda i testi, Tuomas si è lasciato andare a una scrittura pomposa e pretenziosa che però nasconde una certa povertà di contenuti; infatti i testi più belli sono quelli scritti e letti da Richard Dawkins. Nondimeno, va apprezzato lo sforzo di nel cambiare tematiche: finalmente Tuomas ha smesso di lamentarsi dell'innocenza perduta con la mano del poeta guardando porno a tema Disney! Peccato solo che continui a ripetere lo stesso alcune frasi fatte ("meadows of heaven" in primis) e che continui a polemizzare con le vecchie cantanti ("Yours Is An Empty Hope" è contro Anette). E peccato anche che i testi spesso non seguano logiche metriche e si inseriscano in modo forzatissimo nelle linee vocali.
Passando ora alla spinosa questione delle cantanti, va sottolineato che anche se Tuomas avesse avuto a disposizione un ibrido tra Maria Callas e Beyoncé, sarebbe rimasto incartato nei propri cliché. Certo, il doversi adattare a una nuova cantante lo costringe per lo meno a cambiare le linee vocali, ma in Endless Forms Most Beautiful ha fatto cantare a Floor melodie più adatte ad Anette, a parte per qualche urlo qua e là. Inoltre siamo ben distanti dall'espressività che l'ex cantante aveva dimostrato in "Scaretale" e in altri brani dell'altrimenti mediocre Imaginaerum.
Tirando le somme, Endless Forms Most Beautiful è un album banale e fin troppo autocitazionista. Ma la qualità media rimane bassa al di là dei paragoni, giacché i riff e le melodie sono per lo più prevedibili, dimenticabili e privi di mordente. Se in Imaginaerum le melodie efficaci riuscivano a salvare il salvabile, in Endless Forms Most Beautiful non è accaduto lo stesso. Come se non bastasse, i rari passaggi emozionanti sono affogati nei deliri di onnipotenza del più grande ego finlandese. 
Il successo commerciale arriverà comunque, data la fama dei Nightwish e la rendita su cui vivono, ma è palese che ormai non sono più tra le band di punta del symphonic metal. E no, la colpa non è dell'allontanamento di Tarja. A questo punto, l'unica vaghissima possibilità di salvezza della band passa per un vero gioco di squadra, se non addirittura per l'esclusione di Tuomas (e del suo "yes-man" Hietala) dal processo compositivo. 
- Classifica delle tracce:
  1. "Edeam Ruh" 
  2. "Weak Fantasy" 
  3. "The Greatest Show On Earth" 
  4. "The Eyes Of Sharbat Gula" 
  5. "Our Decades In The Sun" 
  6. "My Walden"
  7. "Élan"
  8. "Endless Forms Most Beautiful" 
  9. "Shudder Before the Beautiful"
  10. "Yours Is An Empty Hope"
  11. "Apenglow"

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