Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

giovedì 19 marzo 2015

Holes In Your Coffin

Stavo guardando "L'Aria Che Tira" su La7 e, durante un servizio sulle distruzioni di opere d'arte da parte dell'ISIS, mi sono sentito fisicamente male e stavo per mettermi a piangere.
Io non ho una grande fiducia nel genere umano, ma i prodotti culturali posteriormente chiamarti Arte siano forse l'unica vera cosa positiva fatta dalla nostra specie. 
L'uomo realizza la sua forza creatrice tramite le varie forme dell'arte (musica, letteratura, scultura, pittura, architettura...). Grazie a ciò, l'uomo diventa una piccola divinità, quindi distruggere opere d'arte è un atto blasfemo. E non parlo di blasfemia contro un dio astratto e inesistente, ma contro una delle pochissime qualità reali del genere umano. 
Stiamo distruggendo il nostro pianeta, ci uccidiamo tra di noi, calpestiamo diritti e libertà inalienabili, crediamo a superstizioni religiose demenziali, ma possiamo creare cose meravigliose e abbiamo il dovere di conservarle. L'arte è il nostro testamento, è l'unica cosa che permetterà all'universo di ricordarsi di noi e quindi di dar senso alla nostra esistenza e avvicinarci all'immortalità.
Come se non bastasse, lo Stato Islamico sta distruggendo dei beni archeologici, sicché c'è in ballo anche la nostra memoria. A questo punto cito Eleonora Pescarolo, scrittrice e studentessa di archeologia: "se venisse confermata, ritengo che peggio della distruzione di opere d'arte ci sia solo la distruzione totale dei siti archeologici di Nimrud e Dur Sharrukin. Distruggere con ruspe e altro significa mettere il sito in condizione di non essere più indagato e probabilmente nemmeno ricostruito. Tutto quello che potevamo ricavare in più, magari con nuovi metodi scientifici, è andato definitivamente a quel paese. Non solo hanno annientato (o cercato di annientare) opere d'arte, ma hanno distrutto letteralmente la storia impedendoci di conoscerla. E impedire di conoscere qualcosa è cancellarla per sempre".

So bene che l'ISIS compie certi atti per pura propaganda, tant'è che molte statue distrutte erano in realtà delle copie in gesso, ma la motivazione è secondaria. Non ci può essere alcuna motivazione sensata dietro certi atti anche solamente simbolici, men che meno se a farli è chi viola sistematicamente i diritti umani. E sappiamo bene cosa sta facendo l'IS contro chiunque ne metta in pericolo l'ideologia, da certi musulmani agli omosessuali, dai kurdi agli atei, dagli appartenenti a religioni diverse a chi chiede democrazia e libertà.
"Noi siamo ogni statua, ogni muro di una città antica distrutto dalla furia umana."
[Associazione Nazionale Archeologi]
Ne approfitto per segnalarvi un bellissimo articolo di Graeme Wood, pubblicato originariamente sul "The Atlantic" e ora tradotto in italiano da Alex Grisafi. Nell'articolo in questione viene spiegato cosa è l'ISIS, cosa vuole e perché la sua lotta si rivolge soprattutto contro lo stesso mondo islamico e solo secondariamente verso l'occidente. 
Lo Stato Islamico non è soltanto un novero di psicopatici. È un gruppo religioso con credenze meditate con cura, tra cui la convinzione di avere un ruolo chiave negli eventi come agenti per l’incombente Apocalisse. 
Vi segnalo anche l'ottimo video documentario di VICE sull'ISIS, con tanto di sottotitoli in italiano. 

Chiudo con un pensiero a Phildel, artista di cui ho già parlato. Questa cantautrice ha vissuto l'infanzia sotto la dittatura domestica del patrigno, un fondamentalista islamico che era arrivato a vietare ogni forma di musica in casa sua. Niente radio, niente cd o cassette, niente strumenti musicali, niente canto, niente di niente. Inoltre Phildel veniva maltrattata costantemente, a tal punto da decidere di fuggire di casa appena diciassettenne. 
L'idiozia delle religioni (tutte le religioni) non può cancellare la forza della creatività umana, quindi voglio intitolare questo articolo come una canzone di Phildel scritta contro il patrigno. 

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