Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

venerdì 20 giugno 2014

Recensione: "L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle" di Ekaterina Sedia

  • Titolo italiano: L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle
  • Titolo originale: The Alchemy of Stone
  • Autore: Ekaterina Sedia
  • Genere: Fantasy
  • Sottogenere: Steampunk fantasy
  • Casa Editrice: Asengard Edizioni
  • Pagine: 288
  • Anno: USA 2008  – ITA 2012
  • Formato: Cartaceo, Ebook
Trama:
Mattie, automa dotata di intelligenza, emancipata e abile alchimista, si trova nel mezzo di un conflitto fra Ingegneri e Alchimisti per il governo della città di Ayona, conosciuta come la Città dei Gargoyle per le statue che campeggiano sugli edifici e perché proprio da essi ha preso vita, quando ancora avevano il potere di plasmare la pietra. Mentre il vecchio ordine sociale e politico sta velocemente lasciando il posto al nuovo, Mattie viene a conoscenza di pericolosi segreti, segreti che possono mutare completamente gli equilibri del potere della città. Ma una tale situazione è inaccettabile per Loharri, l’Ingegnere che ha creato Mattie e che possiede – letteralmente – la chiave del suo cuore.
Recensione:
“L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è il terzo romanzo di Ekaterina Sedia, autrice russa residente da circa dieci anni negli Stati Uniti d’America. 
La storia inizia con una richiesta per l’automa alchimista Mattie da parte dei Gargoyle: deve trovare un modo per fermare la loro inevitabile trasformazione in statue. Sullo sfondo assistiamo a dei mutamenti sociali provocati dal lungo dominio parlamentare degli Ingegneri sugli Alchimisti: i nuovi automi stanno sostituendo i contadini nel lavoro agricolo, costringendoli a faticare nelle miniere. Siamo all’alba di una rivoluzione marxista che si scaglierà contro una disumanizzante industrializzazione capitalistica, portando a mettere a rischio la vita della famiglia reale e a sovvertire l’ordine sociale fino ad allora vigente. Purtroppo Mattie non svolge una parte consapevolmente attiva in queste vicende, ma si limita a essere un personaggio passivamente trascinato dagli eventi. O meglio, in realtà l’agire dell’automa senziente influenza il cambiamento sociale, ma solo alla fine in maniera consapevole; ciò fa sì che il lettore si interessi più alla rivoluzione che alla ricerca della cura per i Gargoyle da parte di Mattie.

C’è però da dire che il vero fulcro della storia è l’evoluzione della protagonista. 
Mattie non è un’automa come gli altri: lei è senziente, ha un’intelligenza artificiale, una personalità, un’umana autocoscienza ed è emancipata. E, soprattutto, Mattie è una donna. Non biologicamente, certo, ma mentalmente ed “esteticamente” lo è. Con sommo stupore, il lettore viene immerso nella mente di una protagonista in cerca della propria identità, di un suo equilibrio tra l’essere un’automa e il provare emozioni umane. Possiamo toccare con mano la confusione di Mattie, il sentirsi esclusa per la sua condizione (gli automi sono considerati inferiori e non hanno un’anima) e il non saper gestire sentimenti atipici per la stessa. E così l’amore, l’amicizia, la fiducia, la speranza e l’altruismo assumono sfaccettature aliene. 
Questo è certamente un romanzo dalla forte impronta femminista, vissuta tra l’altro attraverso gli occhi di una donna atipica, ma coinvolgente anche figure forti e risolute. È il caso dell’ambigua Iolanda, personaggio chiave nella storia, e dell’immigrata Niobe, che marcherà la tematica del razzismo e della xenofobia. In generale le donne hanno un ruolo molto forte in questo romanzo, mentre gli uomini sono spesso rappresentati come insicuri, nevrotici e deboli. E il caso di Loharri, il creatore di Mattie. Lui le ha permesso di emanciparsi, ma non le ha dato la chiave del suo cuore, unico strumento in grado di ricaricarla e quindi di tenerla in vita. Mattie è dipendente da Loharri, è costretta a tornare periodicamente da lui per farsi ricaricare e riparare, cosa che aggrava il loro rapporto “odi et amo”. Infatti, se da un lato Mattie alterna gelosia e odio per il suo creatore, dall’altro Loharri sfoggia atteggiamenti sadici, perversi, possessivi e sessualmente malati nei confronti della sua creatura. Il discorso cambia per Sebastian, che invece è un personaggio positivo agli occhi di Mattie, ma anche fortemente contrastato. Ci si può innamorare di un’automa? È moralmente giusto? È sano? Sono dubbi umani e comprensibili, che però rendono Sebastian antipatico agli occhi di chi ha a cuore le sorti di Mattie. Infine, c’è il Fumigatore di Anime, personaggio delicato, dal passato tragico e dalla storia commovente, che rappresenta un piccola perla in grado di strappare qualche lacrima. Lui è costretto ad ospitare dentro di sé le anime dei defunti fino alla propria morte, momento in cui le accompagnerà per mano nell’aldilà. Fino ad allora dovrà sopportare le lamentele, i rimpianti, i rimorsi e il dolore di centinaia di anime, con solo l’oppio e l’amicizia di Mattie a riempire la sua vita povera e piena di stenti.

Per quanto riguarda la trama, è ben congegnata e presenta vari colpi di scena, ma i climax e gli anticlimax non sono stati gestiti benissimo. La scelta dell’autrice di narrare i cambiamenti sociali attraverso un occhio esterno e passivo è originale, ma porta a varie scene stagnanti e povere di azione, anche se mai noiose. Si potrebbe fare un parallelismo tra gli avvenimenti interiori di Mattie e quelli esteriori della vita cittadina, ma sarebbe stato meglio scegliere una protagonista più partecipe anziché così introversa.

“L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è narrato in terza persona limitata dal punto di vista di Mattie, ma presenta anche alcune parti in seconda persona plurale narrate dal punto di vista collettivo dei Gargoyle. Quest’ultima è una scelta infelice e “opaca”, specie se usata già nell’incipit e abbinata ad un uso smodato del corsivo. L’immersione nelle parti dei Gargoyle diventa quasi impossibile, spezzando così la sospensione dell’incredulità e cacciando il lettore fuori dalla “realtà virtuale”. Fortunatamente il resto del romanzo è molto più trasparente. C’è un discreto uso del mostrato, anche se alternato a parti alquanto raccontate, il filtro psicologico è buono, anche se non eccellente (manca la “sommersione dell’Io”, tra le altre cose), lo stile è semplice e scorrevole, anche se con qualche lieve sbavatura qui e lì. L’impressione generale è che l’autrice sia competente e preparata, ma che in questo romanzo abbia fatto pochissimo labor limae. Ciò si nota soprattutto nell'uso di dialogue tag ridondanti e raccontanti come “ammise”, “obiettò”, “rispose”, “continuò” et similia. Ad ogni modo, lo stile è leggero, fresco e tecnicamente decente.

Per quanto riguarda l’ambientazione, mischia sapientemente steampunk e fantasy, risultando così interessante e originale pur non essendo affatto innovativa. Inoltre l’autrice ha un’eleganza e una parsimonia particolarmente rare nel genere, qualità che le permettono di tinteggiare un world-building verosimile senza sbrodolarsi in infodump e informazioni fini a se stesse. La città è ben filtrata attraverso il POV e gli eventi narrati, ma è anche così ben progettata da divenire viva e pulsante, da far sporcare il lettore con la fuliggine dei suoi tetti. Sia chiaro, Ayona non ha nulla di avanguardistico, ma riesce comunque a trasmettere una sua personalità e, soprattutto, risulta funzionale e adatta alla storia e ai personaggi.

Tirando le somme, “L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è un romanzo che, pur alternando pregi e difetti, riesce a farsi spazio nella giungla editoriale e a emergere trionfante sopra i cadaveri dei tantissimi romanzi banali e mal scritti. Se cercate narrativa in grado sia di farvi riflettere sia di intrattenervi, sia di emozionarvi sia di stupire la vostra immaginazione, Ekaterina Sedia non potrà che soddisfarvi.
L'autrice: 
Ekaterina Sedia è nata nel 1970 a Mosca, dove si è laureata e ha vissuto fino a ventun’anni. In seguito si è trasferita negli U.S.A., a Boston, dove ha lavorato come assistente di ricerca presso il MIT. Si è poi specializzata alla Rutgers University e attualmente insegna ecologia vegetale e botanica presso lo Stockton College.

(Recensione originariamente pubblicata per la Rivista Fralerighe)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sembra figo! :D Lo metto in wishlist

Anonimo ha detto...

Recensione stupenda, come al solito! Ho letto questo romanzo tempo fa e concordo più o meno su tutto.

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