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domenica 4 maggio 2014

Recensione: "The Quantum Enigma" degli Epica

Epica – The Quantum Enigma
- Voto: 92 su 100
- Anno: 2014
- Genere: Symphonic metal
- Influenze principali: Progressive metal, Melodic death metal, Technical thrash metal
- Influenze secondarie: Symphonic black metal, Power metal, Folk metal, Gothic metal, Musica tradizionale cinese, Musica tradizionale tibetana, Musica elettronica

- Analisi:
Il Symphonic metal è un territorio ormai esplorato in lungo e in largo, in cui è difficile riuscire a essere originali. Dal 2003 ad oggi gli Epica ci hanno regalato una serie di pietre miliari del genere, ma non si sono mai adagiati sugli allori e, dal terzo album in poi, hanno iniziato una costante e graduale evoluzione. Tra il secondo e il terzo album e poi tra il quarto e il quanto ci sono stati i cambiamenti più significativi, ma in generale non hanno mai rivoluzionato bruscamente il loro sound come i conterranei Within Temptation e Delain, ma di certo non sono una band che riscalda sempre la solita minestra come gli ultimi Nightwish e le loro band-clone. Ogni album degli Epica ha una sua personalità musicale e rappresenta il frutto di una progressiva e naturale voglia di rinfrescare il proprio sound. Ma dopo cinque album all'attivo il rischio di ripetersi era alto e gli Epica ne erano consapevoli.
Per evitare di impantanarsi, la band olandese ha cambiato team di produzione e ha giocato di squadra scrivendo assieme tutti i brani. I classici ingredienti del sound degli Epica ci sono tutti, ma sono stati rimescolati e uniti a nuove influenze, presentando così un melting pot dal sapore fresco e insieme riconoscibile.

L'album si apre con "Originem", intro orchestraleche, dopo 
un ictus iniziale anacrusico, sviluppa un'atmosfera maestosa grazie agli ottimi cori. Nonostante la lunghezza, quest'introduzione riesce a mantenere alta la suspense, ma era davvero necessario campionare gli archi di "Leaving Too Soon", dei Kamelot? Probabilmente no, anche perché nulla hanno a che fare con la successiva "The Second Stone", primo vero brano dell'album. Il ritmo è headbanging-friendly e fa venire voglia di ballare, mentre le linee vocali sono molto moderne e catchy. Da manuale anche l'assolo e il coro gregoriano del bridge. Strutturalmente, questo brano è il più lineare del lotto, cosa che da un lato lo rende prevedibile e non proprio originale, ma dall'altro permette un accesso graduale a un album complesso. Va infine sottolineato il contrasto tra le melodie e le ritmiche quasi allegre e il testo, che parla dell'Alzheimer dal punto di vista del malato. Probabilmente questa scelta è dovuta al voler rappresentare una condizione di inconsapevolezza e distaccamento dal sé.
"The Essence of Silence" si apre con un dolce violino, ma è un inganno che dopo poco rivela influenze melo-death e leggeri rischiami djent. 
L'alternanza del growl di Mark e della voce di Simone interpreta efficacemente il testo: se da un lato Mark canta emozioni negative, Simone rappresenta la presa di coscienza e la voglia di rivalsa. Nel ritornello dalla melodia killer viene rivelata la soluzione: la meditazione come metodo per trovare se stessi e scacciare i pensieri negativi. Menzione d'onore per la prova vocale di Simone, valorizzata da linee vocali che toccano più volte il La4 e il Sol#4. Proseguiamo con "Victims of Contingency", che strutturalmente sembra un mix tra il brano precedente e  "Stay the Course": un'introduzione di archi dal sapore maligno seguita da violente strofe in growl spezzate dai cori. Tra blast beat, riff death/thrash e passaggi black, c'è spazio anche per un ritornello molto orecchiabile e power. L'unica pecca di questo brano è la sua collocazione nella tracklist, che non gli permette di essere ben valorizzato.
La quinta traccia, "Sense Without Sanity (The Impervous Code)", inizia col suo bellissimo tema portante eseguito prima dagli archi e poi da cori di gusto morriconiano. Che sia una ballad? No, perché dopo poco si accelera, entrando nel vivo di una canzone dalla struttura complessa e priva di un ritornello vero e proprio. 
Le strofe sono molto moderne, ma il primo sussulto lo si ha col duetto tra coro e growl. Il brano prosegue così fino a una parte lenta in cui Simone canta sulla melodia portante del brano, a seguito della quale gli archi taglienti e il parlato Ariën introducono il bridge. Segue un coro di rara bellezza che ci porta nella seconda tranche del pezzo, che però risulta ripetitiva. Il finale brilla grazie al climax emotivo, che però culmina in modo troppo innaturale. Sicuramente questa è una canzone notevole, ma di non facile ascolto e che fatica a brillare rispetto al resto dell'album per via di una certa ripetitività. Un appunto sul testo: parla di come la nostra mente crei e influenzi l'illusione del ciclo di vita e morte, con riferimenti a teorie di fisica quantistica e alle esperienze di pre-morte. Sembrerebbe quindi riprendere "Kingdom of Heaven", ma in realtà si concentra su come bisogna abbandonarsi alle sensazioni e alle emozioni, perché talvolta ragionare troppo allontana dalla verità.
Bisogna ammetterlo: "Unchain Utopia" non è di certo il brano più originale dell'album. Ciò nonostante, è un ottimo singolo perché da un lato accontenta i fan dei primi album degli Epica e dall'altro, accoppiato a "The Essence of Silence", risulta il classico "un colpo al cerchio e uno alla botte". 
Inoltre "Unchain Utopia" si fregia di un bellissimo ritornello corale, di linee vocali ricercate e accattivanti, di uno dei finali più sensati dell'album e di qualche tocco elettronico. Notevole anche la prova di Simone, che passa dal canto moderno/leggero al lirico, da piccole agilità simil-arabe a un bridge in arioso molto espressivo. Il testo parla di come, in un periodo di crisi sociale ed economica, bisogna lottare contro le manipolazioni del sistema e ritrovare il sogno di un'utopia. Non è un brutto testo, ma Simone in passato ha scritto molto di meglio ("Chasing the Dragon", "Deep Water Horizon", "Living A Lie", "Delirium", "Tides of Time"...)."The Fifth Guardian (Interlude)" è un interludio simil-cinese che non sfigurerebbe nella colonna sonora di film come "La Tigre e Il Dragone" o "Mulan". La composizione è un po' troppo pleonastica, ma ha melodie incantevoli che vengono riprese dagli archi nel ritornello di "Chemical Insomnia". In questo brano, dopo un'introduzione indiavolata, Simone si ritrova alle prese con una strofa catchy e insieme ricercata, a cui fanno seguito un sussurrato maligno, cori da cattedrale e l'ispiratissimo ritornello. Notevole anche il bridge, che prima si concede a un tappeto elettronico e poi si incattivisce e alterna il growl con una Simone in stato di grazia. Il brano si chiude con un acuto, un Si4 tenuto. Coerentemente con la bellezza del brano, il testo scritto da Simone non è da meno: le metafore usate per descrivere l'insonnia derivata dall'astinenza da sonniferi sono molto intelligenti.
Il nono brano è "Reverence (Living In The Heart)", che mettendo in contrasto un drumming estremo con degli archi eleganti. Poi l'adrenalina sale fino all'arrivo di Simone, ancora una volta alle prese con linee vocali moderne e ricercate su un tappeto corale. Ma nella prima parte del brano gli applausi sono tutti per Ariën, che riesce a essere violento pur senza perdere la sua precisione millimetrica. Se consideriamo che è anche l'artefice di cambi di tempo azzeccatissimi, non possiamo che considerarlo uno dei migliori batteristi al mondo. Ma  "Reverence" è una vetrina anche per gli altri musicisti, in particolare nell'assolo al fulmicotone in cui duellano chitarra e tastiere prog. E Simone? Lei per tutto il brano si è messa in mostra, con passaggi difficili e note basse, ma sul finale dà sfogo al suo registro sovracuto toccando addirittura il Do#5Purtroppo anche questa canzone ha un finale molto forzato, ma stavolta si può soprassedere il virtù del resto. Anche perché ad arricchire il piatto ci pensa il testo che, ispirato da Drunvalo Melchizedek e dal pensiero buddhista, parla della meditazione e della mindfulness come modo per trovare se stessi. Riprendiamo fiato con "Omen (The Ghoulish Malady)" che prima ci culla col pianoforte e poi ci stupisce con una melodia di archi azzeccata e un coro drammatico. Un ulteriore cambio di tempo ed ecco Simone cantare in modo espressivo e leggiadro la strofa. Ma il focus della canzone è senza dubbio il ritornello: così melodico e spacca-cervello da far invidia alle più blasonate cantanti pop. Nel bridge degli archi riprendono la melodia del piano iniziale e ci conducono verso uno scream espressivo. Sul finale la canzone esplode in un climax emozionale, che però termina anche in questo caso in modo forzato. Parlando del testo, questo vuol essere un inno di speranza, solidarietà e fratellanza: nei momenti più bui, si sopravvive solo insieme. 
Ed eccoci arrivati all'unica vera ballad. dell'album, per lo meno nella sua versione standard: "Canvas of Life"La melodia eseguita dal pianoforte e dalla chitarra classica è eccelsa, le linee vocali sono di rara bellezza e il cantato è molto espressivo. Purtroppo, però, questa ballad non riesce ad eguagliare "Tides of Time", e questo per via dello stesso difetto di "Delirium": a un certo punto sembra voler spiccare il volo, ma poi si ferma a mezz'aria senza risolvere degnamente il climax. Ciò nonostante, le melodie di "Canvas of Life" sono così belle da non poter essere ignorate, anche in virtù del testo agrodolce scritto da Simone. Nel giro di ventiquattrore, la cantante ha vissuto la gioia del diventare mamma, ma anche il dolore del perdere un'amata zia. Simone ne ha tratto spunto per riflettere su come la nascita di una nuova vita sembri quasi richiederne un'altra in sacrificio. 
La dodicesima traccia prendere il nome di "Natural Corruption". Questa, oltre alla carta folk/celtica, si gioca anche delle linee vocali fresche e trascinanti, dei bei cori, un ritornello emozionante e un ottimo assolo. Il punto forte di questo brano, però, è la struttura imprevedibile: state aspettando il primo ritornello? E invece gli Epica lasciano da soli gli strumenti. A questo punto credete che non ci sia un ritornello? E invece, dopo la seconda strofa, Simone canta sopra alla parte strumentale precedentemente solitaria. Ma il meglio arriva nel bridge, dove una violenta sfuriata simil-black cede il passo a un lento al pianoforte, senza soluzione di continuità. Purtroppo, però, "Natural Corruption" ha due difetti. Il primo è prevedibile: il solito finale tirato per i capelli. Il secondo, invece, è la caduta di stile che non ti aspetti: Simone ha scritto un testo fin troppo esplicito, ai livelli del peggiore Mark, per giunta anche linguisticamente confuso.

Un discorso a parte merita l'ultima traccia dell'album, "The Quantum Enigma (Kingdom of Heaven, part II)". La prima parte
 del dittico è contenuta nell'album Design Your Universe ed è il Capolavoro Assoluto degli Epica. Richiamare così chiaramente a una canzone del genere è stato coraggioso, ma anche rischioso. Chiariamolo subito: "The Quantum Enigma" non è al livello della prima "Kingdom of Heaven". Ma questo basta per bocciarla? Assolutamente no, quindi cerchiamo di essere obiettivi.Il brano si apre con un didgeridoo che rimanda ai cori tibetani della prima "Kingdom of Heaven". L'atmosfera mistica ed esoterica prosegue con un climax di archi che ci conduce all'entrata in scena della chitarra e poi dei cori. All'arrivo di Simone ci si stupisce della melodia moderna delle strofe, in contrasto col contesto magniloquente e col ritornello corale à la "The Divine Conspiracy". Menzione d'onore per l'incredibile espressività di Simone subito dopo il primo ritornello ("We'll ignite the fire that burns under the rain... "), parte che contribuisce anche a variare la struttura del brano. Poi si prosegue fino al bridge che, tra il parlato minaccioso di Ariën, gli archi notevoli e le progressioni musicali, ci conduce a un break acustico (che rimanda a quello di "Kingdom of Heaven") in cui a farla da padrona è l'espressività di Simone. L'assolo successivo è così emozionante da far tremare i polsi, sensazione che continua nel botta-e-risposta tra Simone e il coro, con Daniël de Jongh dei Textures in sottofondo ad entrambi (in scream con Simone e in growl col coro). La canzone si chiude in pianissimo, con il didgeridoo che lentamente svanisce e un glockenspiel che, riprendendo la melodia del ritornello, si spegne come un carillon. Il rimando è chiaramente al finale di "Design Your Universe".Tirando le somme, la title-track di The Quantum Enigma emoziona ed è e in grado di reggere la sua lunghezza senza sbrodolarsi. In breve si potrebbe descrivere come un ibrido tra "The Divine Conspiracy" e "Kingdom of Heaven", ma ciò non vuole dire che "The Quantum Enigma" sia un prevedibile fanservice. Giacché parliamo della seconda parte di "Kingdom of Heaven", il riprenderne certe soluzioni è giustificato e anzi logico. Inoltre i due brani sembrano le due facce della medaglia: laddove la prima parte era aggressiva e maligna, la seconda è melodica ed emotiva. A ciò bisogna aggiungere la qualità stratosferica dei cori e dell'orchestra.Un appunto finale va fatto sul testo, che è molto profondo e intelligente. Viene ripreso il discorso lasciato con "Kingdom of Heaven""Design Your Universe": ciò che percepiamo è influenzato dalla nostra mente, sicché siamo certi che la realtà sia tale? Il mondo è ancora lì fuori mentre non lo guardiamo? E se è solo una creazione umano, possiamo plasmarla con uno sforzo di volontà?

Passiamo ora alle bonus track. Nel Digipack troviamo "In All Conscience", che vince il premio "Perché Cazzo È Stata Scartata?!". 
Ha un ritornello stratosferico, emozionante come pochi. E vogliamo parlare del coro? E della prova vocale di Simone? E degli archi affiancati da riff maligni in un'atmosfera un vagamente gothic? 
Candidate al già citato premio troviamo anche "Mirage of Verity", bonus track giapponese e "Memento", presente nel vinile. La prima ci delizia con la vivida produzione degli archi dissonanti, con le atmosfere malvagia delle strofe e con un ritornello molto sentito, anche se poi si perde col solito finale troncato. La seconda canzone, invece, si fregia di riff di chitarra strepitosi, di interventi di tastiera ben studiati, di un bridge cattivo, di un ottimo ritornello e di un testo che è pura poesia.
E nell'Earbook? C'è "Dreamscape", una ballad 
dall'atmosfera onirica, con linee vocali molto belle, un'ottima prova d'espressività e un climax emotivo di tutto rispetto. L'elemento più curioso della canzone sono i cori, che sono stati usati per creare controcanti dissonanti in un contesto sobrio. L'effetto è molto originale e straniante, quasi alieno. L'assenza di questo brano dalla versione standard è però spiegata da alcune sbavature strutturali e da un arrangiamento troppo minimale per il contesto. 
Infine, chi ha comprato l'album su iTunes ha potuto ascoltare "Banish Your Illusion". 
Strofe ammalianti e dal gusto orientaleggiante, ritornello catchy e dal sapore AOR (chi ha detto Trillium?), bridge aggressivo e qualche passaggio prog: gli elementi per una canzone col botto ci sono tutti. Ma c'è un problema: "Banish Your Illusion" è ripetitiva e richiederebbe lima e forbice per rendere al meglio.
Insomma, The Quantum Enigma non ha filler e i suoi brani si mantengono sempre su livelli inediti per la produzione symphonic degli ultimi anni. La meticolosa cura dei dettagli, l'intelligenza nell'uso dei vari elementi del sound, e la sensibilità espressiva hanno permesso agli Epica di rendere accessibile una proposta complessa senza per questo snaturarla. Il sound è più barocco e massiccio che mai, sopratutto in confronto alla povertà e alla freddezza della produzione di Requiem For The Indifferent, ma i brani risultano diretti e accessibili. Certo, per cogliere ogni dettaglio serviranno decine e decine di ascolti, ma questo non appesantisce l'album e anzi ne aumenta la longevità.
Ad impreziosire l'album ci pensa l'orchestra, stavolta reale, che è stata usata con sapienza e mai per mascherare carenze nel songwriting. Menzione speciale anche per Simone, che si è ripresa dal vistoso calo tecnico degli ultimi due anni e si è rimessa in carreggiata, tirando fuori la sua migliore prova vocale di sempre.
Concludendo, ci si può chiedere: The Quantum Enigma è forse un Capolavoro? Quasi, ma soffre la mancanza della coerenza e della meticolosità strutturale di Design Your Universe. Nondimeno, gli Epica hanno ormai un posto solido nell'Olimpo del Metal.

- Brani migliori: "The Essense of Silence", "The Fifth Guardian"+"Chemical Insomnia", "Reverence (Living In The Heart)""In All Conscience", "The Quantum Enigma", "Victims of Contingency", "Memento", "Mirage of Verity""Canvas of Life".

11 commenti:

frenz ha detto...

Mi trovo d'accordo quasi su tutto.
Son d'accordo soprattutto riguardo "Unchain Utopia", sicuramente il più debole di tutti (figurarsi che "Originem" è ben più potente). Su Wikipedia ho letto che l'intro non è degli Epica: stiamo parlando sempre di un sito che la maggior parte delle volte dice il falso, ma potrebbe essere una spiegazione a questa slegatura.
Sfortunatamente non mi trovo d'accordo per quanto riguarda la votazione alta di "Victims Of Contingency" e "Chemical Insomnia". Sono dei pezzi molto validi (il primo citato cresce con gli ascolti), ma io non avrei dato questi voti così alti. Promuovo a pieni voti i ritornelli di "The Second Stone" e "Reverence" perché stanno tartassando la mia mente, tutta "Omen" e "Canvas Of Life" (vere perle del disco). Come scelta del singolo per il video avrei preferito "The Essence Of Silence", ma vabbé. Riguardo "The Quantum Enigma" canzone, niente da dire per la sua bellezza. Certo è che, oltre alla tematica, ci vedo pochissimo con "Kingdom Of Heaven", il che è davvero un peccato: mi sarebbe piaciuto trovare una connessione musicale, giusto per ascoltarle di fila.
Tutto l'album è davvero ben composto: certo non c'è niente di nuovo e molte parti mi hanno ricordato tracce del passato, ma questo ritorno era davvero richiesto dopo "Requiem For The Indifferent". Forse al primo ascolto può risultare un po' troppo pomposo, ma con gli ascolti ci si rende conto che è solo apparenza.
Passando alle bonus, "In All Conscience" e "Dreamscape" meritavano di essere nella tracklist definitiva, soprattutto la prima citata. "Banish Your Illusion" e "Mirage Of Verity" per il momento non passano l'esame.
In definitiva, l'album è davvero ottimo, ma non ci si poteva aspettare altro da loro. Pur sottolineando che "Design Your Universe" rimane il loro capolavoro indiscusso, questo sesto capitolo lo colloco subito dopo in classifica.

frenz ha detto...

Veramente mi riferivo a questo: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Quantum_Enigma
La composizione di "Originem" è creditata a Bob Katsionis, tastierista greco.
So che la campionatura è qualcosa di legale (basti pensare che Pitbull ci ha praticamente fatto un album intero). Ribadisco che parliamo pur sempre di Wikipedia, conviene prima guardare il booklet (che ancora non possiedo).

M. G. Prometheus ha detto...

Frenz, riguardo ad "Originem" la cosa l'ho chiarita: gli archi sono campionati da un pezzo dei Kamelot. Una cosa assolutamente legittima e legale, che però non mi entusiasma particolarmente.
Concordo perfettamente su TEoS come singolo e su TQE maggiormente legata a KoH.

M. G. Prometheus ha detto...

Scusa, avevo sbagliato una cosa nel precedente commento e l'ho riscritto. xD

Comunque, appunto, mi riferivo a quello! Bob Katsionis ha scritto "Leaving Too Soon" dei Kamelot, e gli Epica ne hanno campionato gli archi. Ascolta quel brano dei Kamelot per verificare. ;)

Anonimo ha detto...

Album stratosferico!!! *_____*
Complimenti per la recensione così completa e ben fatta, bravo! Posso chiederti una cosa? Ho sentito in giro vari paragoni con altre band, tu quali faresti?

M. G. Prometheus ha detto...

Grazie mille! :D

Non mi piacciono i paragoni con altre band. Di certo gli Epica sono una band che ha il suo punto di forza nel suo enorme melting pot di influenze e rimandi, quindi si potrebbero citare tantissimi band. L'originalità degli Epica sta proprio nelle influenze che mescolano assieme e nel come le mescolano. Insomma, prendono tantissime cose di per sé poco originali e le mescolano assieme in un nuovo mix originale. Un po' come fa Lady Gaga in ambito pop, ad esempio. xD Se proprio vogliamo citare qualche band, di certo non i Within Temptation, gli Amaranthe o gli Evanescence come ho letto in alcune recensioni. Io citerei in primis i Therion, che sono i padri del Symphonic metal, poi i MaYaN, gli After Forever, i God Dethroned, i Dimmu Borgir, i Death, gli Slayer, varie band melo-death (In Flames, Dark Tranquillity... ), gli HDK e gli Opeth. In alcuni passaggi si sentono anche vaghi, vaghissimi echi di Nightwish, Wintersun, Metallica, Dream Theatre, Iron Maiden, Symphony X e Rhapsody of Fire. Ma ripeto che si tratta di vaghissimi echi e nulla più, roba appena percettibile. E ripeto anche che non mi piace fare confronti di questo tipo.

Anonimo ha detto...

album pazzesco, concordo su tutto. bravo, è la recensione più seria che ho letto fin ora!

M. G. Prometheus ha detto...

Grazie! :D

Unknown ha detto...

Monopoly per me è assolutamente la migliore opener, TSS non mi pare neanche lontanamente all'altezza per quanto sia un'ottima canzone. Originem mi pare più legata a TQE che a TSS xD Avrei dato il massimo dei voti a Omen, Canvas e TQE. TQE secondo me non è che non sia all'altezza di KoH, ma è semplicemente qualcosa di totalmente diverso. KoH era un'altra cosa, un'altra struttura, un altro sound, tipico di DYU. TQE all'inizio mi ha delusa parecchio, al terzo-quarto ascolto è diventata tra le mie preferite: non è ripetitiva, ha delle linee vocali mooolto interessanti, idem la chitarra, ed è davvero ben curata in ogni piccolo particolare anche di un secondo. Per me di ottimo livello come title track. Canvas Of Life per me La ballad, la migliore. So che per te Tides Of Time è intoccabile, ma questa secondo me ha una carica emotiva che supera tutte le altre (ma mi rendo conto che questo è moolto soggettivo). Le altre canzoni sono bellissime: avrei dato in media tra 8 e 9.5 alle altre, e 10 alle 3 su nominate. Sono d'accordo col 10- di Victim Of Contigency: è bellissima, aggressiva e soprattutto non risulta banale e/o ripetitiva come risultano solitamente le canzoni dal minutaggio breve; è davvero ben fatta. Peccato appunto per il finale troncato: ogni volta che la ascolto, arrivati a pochi secondi dalla fine mi aspetto sempre che si continui a sviluppare e invece niente xD E questo secondo me è il grande difetto dell'album: quasi tutte le canzoni, ad eccezione di pochissime canzoni, ma davvero poche poche, hanno il finale malamente troncato e male organizzato. Sono d'accordo con l'8+ di Sense Without Sanity: sicuramente una bella canzone e di ottimo livello, ma non tra le migliori.
È vero che Unchain Utopia richiama moltissimo il sound di CTO, ma io la vedo come una canzone che si muove tra innovazione e tradizione: la ripresa di un vecchio sound ma decisamente migliorato e più curato e rinnovato. Mi piace. Non è tra le migliori, ma sicuramente un'ottima canzone di passaggio. Avrei dato anche un 8. Sicuramente sbagliata la scelta di Unchain Utopia come singolo al posto di TEOS: TEOS sarebbe stata sicuramente molto più rappresentativa dell'album e molto più centrata. In generale non vedo negativamente i richiami ai vecchi sound o ai precedenti album, perché è un lavoro che loro sono capaci di fare senza ripetersi ma anzi migliorandosi molto. Ovviamente tutto nella giusta misura.

M. G. Prometheus ha detto...

Per me la migliore opener è Resign to Durrender, sia per legame con l'intro sia per bellezza della canzone in sé. Monopoly on Truth sta al secondo posto, TSS al terzo.
Il problema di TQE (canzone) è che il confine tra interessanti omaggi e banale fanservice è labile. Ha una struttura complessa e imprevedibile, ma diventa prevedibile per via dei suoi rimandi. Attenzione, mi andrebbe benissimo un brano che giochi coi rimandi creando qualcosa di nuovo, ma il problema è che qui non si gioca coi rimandi, ma li si mette lì dove è facile aspettarseli. TQE rimane una canzone molto bella per vari fattori (atmosfere, linee vocali, progressioni, espressività... ), ma non posso mettere il voto massimo perché non è esattamente un brano ricco di personalità.
Se Canvas of Life avesse completato il climax anziché lasciarlo in aria, anche per me avrebbe superato Tides of Time. Ma attenzione che, se dovessi valutare la carica emotiva personale, per me vincerebbe Delirium, a cui però ho dato lo stesso voto di Canvas of Life in quanto ne condivide il difetto principale.
Sui finali troncati con me sfondi una porta aperta. xD A VoC e TEoS avrei voluto dare 10 pieno, ma quei finali così innaturali mi hanno frenato. E sono stato buono a togliere solo un quarto di punto.
Sicuramente UU rinnova il vecchio sound grazie alle linee vocali moderne e ai tocchi elettronici, ma rimane comunque la canzone più banale dell'album. Bella lo stesso, però.
Concordo con la conclusione del tuo discorso e sono felice che l'album ti sia piaciuto. :D

cooksappe ha detto...

*____* '' !

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