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Ex cineribus resurgemus

mercoledì 26 marzo 2014

Scene che colpiscono

Ci sono scene impossibili da dimenticare, così potenti da stamparsi nel cervello. L'altro giorno avevo voglia di rileggere "Numero Sconosciuto" di Giulia Besa. Sì, sono un dannatissimo fanboy! Comunque, rileggere una scena in particolare mi ha fatto immergere di nuovo in sensazioni ormai indelebili. No, non sono sensazioni piacevoli, ma lo scopo della scena in questione non era certo di rallegrare gli animi. E poi la narrativa deve emozionare!
A che scena mi sto riferendo? A quella più cruda dell'urban fantasy di Giulia Besa, quindi vi avverto che non è per stomaci deboli.
Persefone preme il dito sulla guancia di Eberhard. L’unghietta perfora la carne. Il sangue rosso chiaro scorre fra le scaglie delle falangi divine. Anche le altre dita penetrano sotto pelle e muscolo. Strappano via una fetta di guancia, lasciano scoperti i denti e un pezzo di mascella biancastra. Ora Eberhard ride.
La bambina s’infila il lembo di carne in bocca, come faceva papà con le fette di prosciutto crudo. Sara appoggia la guancia sul cemento della colonna. Persefone mastica il primo boccone con calma, il rossore le macchia i dentini. Chiude la bocca a un ritmo crescente, lecca il sangue sul mento dell’uomo. Affonda i denti nell'altra guancia senza neppure staccarla, schizzando sangue tutt'intorno.
Atena fa due passi indietro. Non si vuole sporcare.
Sara invece si avvicinerebbe.
Persefone strappa camicia e pantaloni di Eberhard, li getta a terra. Stacca porzioni di carne dalle zone piene di braccia e gambe. Prende i tendini e li tagliuzza con i denti, facendo arricciare i muscoli più appetitosi per divorarli. Taglia i muscoli addominali con le unghie, li divarica ed estrae l’intestino. Si mette la prima estremità in bocca, lo ingoia poco a poco, masticando bene. Prende il fegato con due mani. Ci affonda dentro la faccia fino al naso. La bile si mischia alle chiazze rosse sul vestitino.
Sara sente nella bocca il sapore amaro di quell'organo scuro. Si tappa le orecchie. Il risucchio, il masticare dei dentini piccoli come perle, i gorgoglii del sangue nella gola di Persefone. Sara vuole stare al posto della Dea. Partecipare al banchetto, assaggiare un occhio, un pezzo d’orecchio. Vuole che la bambina la divori.
È questa, l’influenza della Morte.
Persefone finisce il fegato in quattro bocconi. Era più buono dell’intestino. Quando Eberhard è scuoiato, dissanguato e sventrato, adagia quel che ne resta sul pavimento. Si è lasciata dietro pochi organi: cervello, cuore e…
La Dea dà un colpo di mano in mezzo alle gambe dell’uomo. Sara chiude gli occhi e appoggia la fronte al cemento della colonna. Questo non vuole viverlo. Questo non vuole desiderarlo.
Aspetta che la Dea smetta di masticare, prima di guardare. Persefone stacca un pezzo di carne rosata che le è rimasto attaccato alle gengive. Sembra disposta a concedere una pausa alla mandibola.
– Vedo che il mio regalo alla fine ti piace, – Atena sorride. Il tremito alle mani è più forte. Sembra una drogata in astinenza. – D'altronde lo sapevo, che sarebbe stato così.
Persefone allarga le braccia gocciolanti. – Sono tutta sporca.
– Te l’ho detto, io non profano tombe per recuperare vecchi cadaveri. E se proprio devi mangiare, potresti mangiare qualcuno di fresco, per Giove Pluvio.
Persefone abbassa lo sguardo su Eberhard. Qualcosa brilla agli angoli degli occhi. Lacrime o pus?
Il pugno bambino spacca il costato. Persefone estirpa il cuore. Le coronarie si aggrappano al muscolo. La Dea dà uno strattone e le fa scattare come elastici.
Si porta il cuore alla bocca, lo osserva.
– Ha smesso di battere, – strappa un boccone piccolo. Le guance putrefatte grondano lacrime. – Non si fanno queste cose alle persone vive. L’hai ucciso tu! – dice, sputacchiando una scia di sangue vaporizzato.
– Quante storie, dalla Dea che vive nell'Averno.
Atena si avvicina di nuovo alla bambina. Sotto il braccio tiene un oggetto quadrato e sottile, simile a un libro. È il suo oggetto?
Persefone infila l’ultimo pezzo di cuore in bocca. Lo manda giù come una medicina amara. – Anche tu credi che io sia cattiva.
– Al contrario. Sono sicura che sei un amore.
– Che cosa sei venuta a fare qui? – Le piccole spalle di Persefone sobbalzano a ogni singhiozzo. – Per prendermi in giro e portarmi un regalo che non volevo?
Più in là, Persefone si trasforma in una vecchia in decomposizione e, ovviamente, armata di falce. Pensate sia cattiva? Be'...
Perché mi uccidi? Io sono triste per la morte di ciascuno, evito gli uomini perché non voglio che vedano come saranno… – le lacrime sono limpide, nonostante il pus attaccato alle ciglia, – … li mangio perché voglio tenerli con me.
Il resto del bellissimo romanzo di Giulia Besa non è così crudo, tranquilli. Anzi, lo consigli a tutti gli amanti dell'urban fantasy e della narrativa fantastica in generale.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ammazza che figata! :O

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