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lunedì 18 novembre 2013

Nella tana del Bianconiglio

«Alice cominciava a essere stanca di starsene seduta insieme a sua sorella lungo la riva del fiume»: così inizia Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, capolavoro di Lewis Carroll pubblicato nel 1865. Si tratta di un romanzo molto particolare, sia nella forma sia nei contenuti. Questo articolo, però, non intende trattare Alice nel Paese delle Meraviglie né il seguito Attraverso Lo Specchio e Quel Che Alice Vi Trovò, ma bensì l’eredità lasciata da queste opere letterarie. Siamo di fronte a dei romanzi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della Letteratura Fantastica, ma paradossalmente il contributo di Carroll è invisibile ai più.
Innanzitutto l’autore del Cheshire ha dato prova di grande capacità immaginifica, al tal punto da risultare un esempio per chiunque voglia cimentarsi col macro-genere Fantastico. Nel bagaglio di un autore fantasy contemporaneo non possono mancare le visioni del Paese delle Meraviglie, in special modo per chi intende andare oltre le banalità che appesta il mercato editoriale attuale. Non a caso la magnum opus carrolliana è tra i principali terreni in cui le avanguardie della narrativa fantastica affondano le radici. Dal New Weird alla Bizarro fiction, sono molti i sottogeneri nati anche grazie al Paese delle Meraviglie, un luogo strano e surreale dove le fantasie più estreme possono galoppare senza limiti. Ma il Paese delle Meraviglie non è più quello di Carroll: è cresciuto, si è fatto adulto, è diventato oscuro e macabro come l’animo umano, inquinato dalla negatività dei tempi moderni. Questa crescita ha portato con sé da un lato più follia e voglia di sperimentare, ma dall’altro più verosimiglianza e consapevolezza artistica e tecnica. Il New Weird è il Paese delle Meraviglie con ancora la lucidità necessaria per intrecciare trame verosimili e coerenti, mentre la Bizarro fiction è il Paese delle Meraviglie sotto funghetti allucinogeni e in preda a deliri al limite del nonsense. Chiaramente entrambi i sottogeneri devono molto anche a vari altri autori: Peake, King, Abbott, Barker e Di Filippo per quanto riguarda il New Weird, Kafka, Palahniuk, Knight e gli artisti Ero Guro per quanto riguarda la BizaQuelli più rappresentativi del New Weird sono Miéville, VanderMeer, Campbell, Swainston e Swanwick, mentre la Bizarro fiction è il regno di Mellick III, Villaverde, Hansen, Donihe e Pierce.

Se l’eredità che Carroll ha lasciato alla narrativa fantastica è sottovalutata e sconosciuta ai più, le rivisitazioni esplicite delle sue opere sono invece molto comuni e popolari.
Francesco Dimitri, ad esempio, ha pubblicato nel 2010 Alice nel Paese della Vaporità. La storia è ambientata in un imprecisato futuro in cui si è persa la capacità di utilizzare la moderna tecnologia, per lo meno finché Algernon Wilson non ha recuperato le vecchie macchine e le ha rimesse in funzione. Queste, però, hanno un effetto collaterale: producono vaporità, una sostanza che distorce le sensazioni, provoca allucinazioni e mutazioni. Nell'arco di duemila anni, Londra è stata circondata da un mare di vaporità: la Steamland. Insomma, le premesse per quest’Alice Steamfantasy sembrano ottime, ma Dimitri delude con una trama raffazzonata e con uno stile dilettantesco. Siamo a un livello ben diverso rispetto al suo precedente romanzo, ossia l’ottimo Pan. Ma se Dimitri si limita a raccontare la Meraviglia, Mellick III la mostra nel suo Adolf in Wonderland. Qui Alice è sostituita da un giovane Adolf Hitler che, in seguito al morso di un ragno, si ritrova in un Paese delle Meraviglie molto più allucinato e folle dell’originale. Questo è un romanzo sotto gli standard di Mellick, ma è comunque ottimo sia grazie alle trovate geniali sia grazie all'impeccabile trasparenza stilistica. Rimanendo in territorio Bizarro fiction, in Alice nel Paese dei Numeri Jeff Noons immagina che Alice, dopo aver viaggiato nel Paese delle Meraviglie e Oltre lo Specchio, si ritrovi catapultata nella Manchester di un universo parallelo pieno di stranezze e stramberie. Dell’opera di Carroll, Noons riprende anche i giochi di parole, addirittura usandoli molto più spesso. Passando a The White Rabbit di Joe R. Lansdale, bisogna lanciare un grido d’allarme: il Cappellaio Matto e il Coniglio Bianco sono reali e… molto affamati. In The White Rabbit Chronicles, invece, Gena Showalter rivisita il classico di Carroll mischiando Urban fantasy, Dark fantasy, Paranormal romance e un pizzico di Horror. Sulla stessa scia troviamo Alice in Deadland di Mainak Dhar, che però si può liquidare col fantozziano “è una cagata pazzesca”. Lo stesso giudizio vale per la serie The Looking Glass Wars di Frank Beddor.
In ambito cinematografico e televisivo, la magnum opus carrolliana è stata trasposta varie volte. Il primo film risale al 1903, mentre famosa è la versione della Disney del 1951. E se Tim Burton ha deluso le aspettative nel 2010, forse ci si può consolare con la serie tv Once Upon A Time in Wonderland
Alice nel Paese delle Meraviglie ha anche dato vita a situazioni e simboli più volte riutilizzati. L’esempio più eclatante è il Bianconiglio usato per simboleggiare un cambio di prospettiva o il passaggio in una realtà parallela: si tratta di un elemento ricorrente in film come Donnie Darko, Matrix, Shining, Eyes Wide Shout, Resident Evil e nella serie tv Lost.

Troviamo palesi ispirazioni carrolliane anche in vari videoclip (What You Waiting For? di Gwen Stefani, Prendimi Così di Piero Pelù, Nobody’s Perfect di Jessie J, Tea Party di Kerli, Wonderland di Natalia Kills… ).
Le opere di Carroll hanno influenzato anche il mondo della musica, come ad esempio nel brano Through the Looking-Glass dei Symphony X, ma anche in White Rabbit dei Jefferson Airplane, in Alice di L’Aura, in Alice di Avril Lavigne e in vari brani dei The Birthday Massacre, degli Star One e dei Nightwish. Per quanto riguarda gli album, si possono citare vari esempi, tra cui Alice’s Inferno dei Forever Slave, Alice in Hell degli Annihilator, Alice's Heroin Wonderland dei Tyrant of Death e Eat Me, Drink Me di Marilyn Manson.
Passando all’ambito videoludico, è impossibile non parlare di American McGee's Alice ed Alice: Madness Returns. Qui ci troviamo di fronte a un’Alice mentalmente instabile e appena uscita da un manicomio. Il Paese delle Meraviglie non è altro che il “luogo mentale” di Alice, e quindi dipende dalla sua salute psichica. Non appena quest’ultima si indebolisce, il Paese delle Meraviglie ne risente e inizia a morire. Il mondo da incubo generato spazia da scenari Steampunk ad altri orientaleggianti, da ambientazioni subacquee ad altre artiche, il tutto impregnato di un gusto tipicamente New Weird. L’atmosfera dark e inquietante sfiora più volte l’Horror, specialmente quando i simboli dell’infanzia (giocattoli e bambole) si trasformano in nemici a metà tra zombie e demoni. E in fondo Alice è solo una bambola nelle mani del dottor Bumby, che vuole annichilirla per poterla usare nei modi più disgustosi. American McGee's Alice ed Alice: Madness Returns non sono video game perfetti, hanno vari difetti soprattutto a livello grafico, ma la capacità immaginifica e il fascino grottesco li rendono comunque dei piccoli capolavori.

Insomma, la magnum opus carrolliana ha lasciato un’impr
onta indelebile nell’immaginario comune e ha influenzato, talvolta esplicitamente e talvolta implicitamente, un po’ tutte le arti. 
Cosa state aspettando? Tuffatevi anche voi nella tana del Bianconiglio!

(Articolo originariamente pubblicato sul quinto numero della rivista "Fralerighe - Fantastico")

4 commenti:

Dama Oscura ha detto...

Ottimo articolo! Ho sempre trovato Alice in Wonderland molto affascinante, oscuro e weird. Hai ragione nel dire che non dovrebbe mancare nel background dei moderni autori fantasy.

M. G. Prometheus ha detto...

Grazie! :D

cooksappe ha detto...

gatto!

M. G. Prometheus ha detto...

Noi gatti conquisteremo il mondo. :3

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