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sabato 16 febbraio 2013

Welfare for dummies: il sistema liberista

Discutendo con varie persone, mi sono reso conto che in pochi sanno cosa sia il welfare state e quanti tipi ne esistano.
No, non ho intenzione di fare un articolo nozionistico, non avrebbe senso. Mi limiterò a inserire le informazioni basilari per poi spiegarle e ragionarci su.
Ma iniziamo da una domanda: cos'è il welfare state? Quando si parla di Welfare State ci si riferisce al sistema normativo attraverso il quale lo stato applica il principio di uguaglianza sostanziale, e quindi l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali. Fanno parte del welfare servizi come l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica, la previdenza sociale (pensioni e assistenza d’invalidità), l’indennità di disoccupazione, la gestione delle risorse culturali (biblioteche, musei), la difesa dell’ambiente. Questi servizi gravano sui conti pubblici attraverso la “spesa sociale” e sono finanziati attraverso le tasse.

Il sociologo danese Gøsta Esping-Andersen ha introdotto una classificazione dei diversi sistemi di Welfare State strutturata in tre tipologie: liberista, conservatore-corporativo e socialdemocratico.
In questo articolo parlerò del modello liberista.

Welfare liberista
  • Esempio: Stati Uniti d’America
  • Pro: livelli bassi di tassazione
  • Contro: pochi servizi sociali, spesso di scarsa qualità e indirizzati quasi solamente ai ceti molto bassi

Il modello liberista, detto anche "residuale", riconosce alcuni diritti sociali solo a chi ne ha davvero bisogno, quindi le fasce più povere della società. Già il ceto medio-basso è decisamente poco protetto, e ancor di meno lo è quello medio.
Con il sistema liberista, i cittadini devono pagare poche tasse, il che potrebbe sembrare un bene. In realtà non lo è del tutto. Prendiamo ad esempio gli U.S.A.: le scuole e le università pubbliche sono di scarsissima qualità e per avere una buona istruzione bisogna affidarsi ai privati. Non tutti possono permettersi di pagare fior di quattrini, quindi l’istruzione diventa elitaria, in grado di fornire un ottimo servizio solo ai ceti alti e medio-alti. Inoltre, dato che il prestigio dell’università in cui ci si laurea conta molto, uscendo da un’università pubblica si avranno serie difficoltà a trovare lavori di alto livello.
E per quanto riguarda la sanità? La qualità è generalmente di alto livello, ma è tutto a carico del paziente. Insomma, o sborsi fior di quattrini alle assicurazioni private o puoi schiattare. Appartieni al ceto medio, hai un grave problema medico e pagarti le cure ti distruggerebbe le finanze? Allora non meriti di essere curato! Almeno su questo, persino gli U.S.A. hanno capito che lo stato deve intervenire. Ed ecco che Obama ha reso un po' più equa la sanità statunitense. Qui in Italia, invece, c'è chi propone la privatizzazione del settore sanitario. Attualmente la nostra sanità non funziona, questo è vero, ma privatizzarla sarebbe come dire “mi fa male la testa, quindi mi decapito”. No, non ha senso. La malattia di cui soffre la sanità italiana è curabile senza privatizzare, basta migliorare la gestione e combattere gli sprechi e la corruzione.

I liberisti partono dal presupposto che il mercato sia in grado di regolarsi da solo. In realtà ciò non è vero, perché i privati hanno come primo obiettivo il guadagno. Ed ecco che si inverte il rapporto domanda-offerta creando falsi bisogni e sfruttando i meccanismi di obsolescenza pianificata e obsolescenza percepita. Tutto ciò è una truffa ai danni dei consumatori! Ma si tratta di un discorso generale, quindi andiamo più nel dettaglio e parliamo dei servizi sociali. I liberisti credono che i privati possano gestirli meglio dello stato spendendo pure meno. Ma ciò è vero? Non esattamente. Lo stato dovrebbe avere come primo obiettivo il benessere dei cittadini, quindi offrire servizi di alta qualità al minor prezzo possibile dovrebbe far parte dei suoi obiettivi. Perché ho usato il condizionale? Perché ci sono le incognite della corruzione e della capacità gestionale di chi si occupa della cosa pubblica. Il primo problema va combattuto duramente, anche perché toglie dalle casse dello stato centinaia di miliardi di euro, il secondo problema va risolto sia dall'interno (trasparenza, lotta alle raccomandazioni, maggiori controlli) sia dall'esterno (voto consapevole e informato dei cittadini). Facendo tutto ciò, privatizzare perde senso. Come è stato già detto, ai privati importa soprattutto guadagnare, il che dovrebbe includere un buon servizio, ma non necessariamente prezzi contenuti. Anzi, con le scuole private i prezzi tendono a lievitare senza ritegno. Inoltre, pagando in modo diretto, gli studenti perdono motivazione ed entrano nell'ottica del “sto pagando, quindi ho la strada spianata e posso anche impegnarmi di meno”.
Lo stato deve permettere a tutti l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione, e questo è sancito dalla nostra Costituzione. Ciò vuol dire che non si possono favorire i ricchi a scapito dei ceti medi e medio-bassi  (per quelli bassi ci sono agevolazioni e borse di studio). Questa non è vera meritocrazia. Non si può parlare di meritocrazia senza fornire pari opportunità a tutti. Non si può parlare di meritocrazia senza tenere in conto che ognuno parte da situazioni economiche e sociali diverse, non ci può essere meritocrazia senza giustizia sociale. Se ne deduce che lo stato, anziché sprecare soldi finanziando le scuole private, dovrebbe aumentare i fondi per le scuole e le università pubbliche in modo da offrire un servizio migliore e accessibile a tutti.

Come abbiamo detto, il Walfare State include anche gli indennizzi di disoccupazione, il sistema pensionistico, il reddito minimo di cittadinanza, i servizi di collocamento lavorativo e varie altre cose. Chiaramente, con un sistema liberista gli interventi statali sono ridotti all'osso e il cittadino è lasciato in balia di se stesso e delle sue possibilità economiche. Ma un liberista, di solito, non si ferma qui e propone anche altre privatizzazioni, come ad esempio quella della gestione dell’acqua pubblica. Come abbiamo già detto, questo potrebbe provocare costi minori così come costi maggiori, qualità maggiore così come qualità minore, una gestione ottimale così come una gestione scadente se non addirittura pericolosa per la salute pubblica. L’unica cosa certa è che ai privati interessa guadagnare. Allora, anziché fare controlli su controlli, non sarebbe meglio lottare la corruzione, ottimizzare le spese, eliminare gli sprechi e quindi migliorare la gestione pubblica?
E qui veniamo a un altro punto: i fannulloni.  È inutile negarlo: attualmente il pubblico è pieno di incompetenti e pigri. Questo perché non si è diffusa la cultura secondo cui lavorare nel pubblico è prima di tutto una vocazione. Non si sta lavorando solo per sé, per guadagnare e portare il pane in tavola, ma anche e soprattutto per garantire un servizio ottimale ai cittadini tutti. E allora bisogna abbattere il tabù dei licenziamenti: nel pubblico si dove poter licenziare. Non lavori bene? Ok, fuori! E questo vale per tutti, dagli impiegati comunali ai professori. Su questi ultimi, poi, ci sarebbe da fare un discorso a parte legato all'incapacità di molti ad insegnare e alla scarsa conoscenza dei metodi di insegnamento e della psicologia di base. In Italia ci sono molti professori legati a metodi antiquati o che sfogano la loro frustrazione sugli studenti, formando così centinaia di individui impreparati sia al lavoro sia alla cittadinanza attiva. Possibile che per mantenere i privilegi di un professore bisogna danneggiare tantissimi studenti?
Insomma, l’obiettivo principale deve essere migliorare l’efficienza della cosa pubblica lottando la corruzione, eliminando gli sprechi, migliorando la gestione e aumentando la meritocrazia e le pari opportunità. Affidarsi ai privati è superfluo e inutile, talvolta addirittura dannoso.

Concludendo, il welfare liberista fa pagare meno tasse e quindi illude i cittadini di poter risparmiare, ma in realtà crea disparità, iniquità, discriminazione e antagonismo sociale. I liberisti parlano tanto di meritocrazia, ma non capiscono che il loro sistema è il meno meritocratico. Il problema è che sono accecati dei loro dogmi anacronistici, dalla loro psicotica e ossessiva demonizzazione dello stato, dalla loro cieca fede nel libero mercato. O meglio, precisiamo: il libero mercato di per sé è assolutamente un bene, ma va controllato e regolato dallo stato. Un mercato senza guinzaglio è destinato a deragliare, a favorire gli interessi di pochi e a schiavizzare e annichilire i consumatori. Bisogna necessariamente porre dei paletti per tutelare i cittadini.

P.S. spessissimo liberalismo e liberismo camminano a braccetto, ma non sempre. Si può essere liberali senza essere liberisti, quindi attenti a non fare confusione.
P.P.S. mi sono reso conto che c'è una cosa poco chiara, quindi è meglio specificare: io non sono contrario in toto alle privatizzazioni. Ci sono alcuni settori in cui privatizzare avrebbe effetti positivi, ma questi non sono l'istruzione, la sanità, la gestione dell'acqua pubblica. Invece potremmo discutere sul privatizzare altri settori (es. trasporti) o, ancora meglio, sul far concorrere il pubblico e i privati. Ma ripeto: ciò va bene solo per determinati settori. Bisogna discuterne caso per caso.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Ok, ti adoro! =D
Leggendo questo post non capisco come ci possa essere gente non ricca che sostiene Giannino. Certo, nella sua squadra ha vari economisti, ma esistono varie scuole economiche. Monti è un esperto di economia, ma ha fatto un disastro nell'ultimo anno.

Da ciò che scrivi suppongo tu sia un keynesiano, o sbaglio?

M. G. Prometheus ha detto...

Robert Lucas una volta disse: “siamo tutti keynesiani quando siamo in trincea”. Ciò detto, non mi definirei totalmente keynesiano.

Anonimo ha detto...

Ma in buona parte sì, o sbaglio?

Mi piacerebbe approfondissi il discorso a parte riguardo i professori.

M. G. Prometheus ha detto...

Sì, in buona parte sì. :)

Sull'istruzione più in là farò un post. Ti anticipo solo che io rivoluzionerei il nostro sistema scolastico. Arrivi proprio a fagiolo: ne stavo parlando con degli amici di FB. xD
Io proporrei un ibrido tra il nostro sistema scolastico, quello finnico-svedese e quello inglese.
La scuola dovrebbe avere 5 obiettivi principali: 1. Preparare per il mondo del lavoro, e quindi ci dovrebbe essere molta flessibilità e molte materie opzionali (che si potrebbero anche fare e-learning in quanto è difficile che in liceo si formi una classe per studiare, ad esempio, egittologia); 2. Formare cittadini attivi e consapevoli, quindi valorizzare le scienze umane (psicologia, sociologia, pedagogia, economica, scienza politica) il diritto e l'educazione civica; 3. Fornire strumenti (mentre attualmente la scuola è fin troppo nozionistica, specie per quanto riguarda lo studio cronologico della letteratura); 4. Stimolare le motivazioni intrinseche (in primis curiosità, need for competence e need for achievement) che sono alla base della voglia di ampliare la propria cultura indipendentemente dagli obblighi scolastici; 5. Favorire la socializzazione.

Un altro problema sono gli insegnanti, che spesso non sanno insegnare. In tal senso proporrei un biennio obbligatorio di "metodologie dell'insegnamento" (psicologia di base, psicologia dello sviluppo, pedagogia, psicologia dei gruppi e delle organizzazioni, psicopedagogia).

Ci sono troppi insegnanti precari? Ok, ma non è che per salvare loro dobbiamo rovinare generazioni di studenti! Vogliamo fare nuove assunzioni? Ok, ma che siano basate sul merito e sul reale bisogno. E anche chi è già stato assunto dovrebbe essere soggetto a licenziamento nel caso in cui si dimostri la sua incompetenza. Conosco molti professori di ruolo totalmente inadatti all'insegnamento.
Poi, attenzione, bisogna anche saper valutare il merito. L'ultimo concorso è stato indecente, e in questo il governo Monti ha fatto un enorme buco nell'acqua. Il problema dei professori italiani non è la mancanza di conoscenze riguardo la propria materia (o la fisica o la matematica), ma la mancanza di basi psico-pedagogiche propedeutiche all'insegnamento. Nella mia esperienza scolastica ho trovato professori fermi a metodi pre-montessoriani, incapaci di dialogare e rapportarsi con gli studenti, incapaci di spiegare tenendo alta l'attenzione, incapaci di stimolare le motivazioni intrinseche, incapaci di fornire gli strumenti. Per non parlare di chi non ha proprio voglia di insegnare e si mette a leggere il giornale, o di che se la prende con gli studenti più bravi perché crede vogliano dimostrarne di saperne più di lui.

Attualmente la scuola italiana non è per nulla meritocratica. Io ho trovato dei professori davvero bravissimi, ma erano tutti precari. Allora io direi di buttare fuori i professori di ruolo incompetenti e di sostituirli con altri davvero preparati, ma precari.
Poi il precariato porta con sé un'altra conseguenza sugli studenti: l'impossibilità di creare un percorso formativo lineare e coerente.

Anonimo ha detto...

Parlando di tasse, invece, non credi debbano essere abbassate?

M. G. Prometheus ha detto...

Sicuramente! Abbiamo una pressione fiscale addirittura superiore a quella dei paesi scandinavi, che però hanno un welfare molto più efficiente.
Le tasse vanno abbassate in primis alle aziende, in modo da renderle più competitive. Poi bisognerebbe rendere più eque le tasse, quindi far pagare in modo davvero progressivo (non con l'IMU, che è una patrimoniale sui ceti bassi, medio-bassi e medi).
Detto ciò, io non abbasserei tantissimo le tasse. Il problema vero non sono le tasse, ma il modo in cui vengono usate. Come dirò nei prossimi articoli, il nostro welfare (quello conservatore) ha fallito, mentre quello socialdemocratico non può essere applicato in toto all'Italia. Quindi proporrei un ibrido tra il nostro sistema attuale di welfare e quello scandinavo. Ma per avere tanti servizi pubblici di alta qualità ci vogliono molti fondi, quindi le tasse non possono essere abbassate troppo. Io direi di portarle più o meno al livello dei paesi scandinavi, ma con forti agevolazioni per le aziende e con una decisa progressività in modo da far pagare meno a chi può pagare meno e far pagare di più a chi può pagare di più. Poi bisognerebbe adeguare i salari al reale costo della vita, lottare davvero l'evasione fiscale, legalizzare e tassare le droghe leggere, legalizzare e tassare la prostituzione, abbattere i privilegi della casta politica e della chiesa cattolica, tagliare gli sprechi, lottare la corruzione (che toglie centinaia di miliardi dalle casse dello stato), tagliare le spese militari, aumentare la tassazione sul gioco d'azzardo.
C'è chi parla di tagliare la spesa pubblica. Be', il problema non è la spesa pubblica, ma la sua gestione. Mentre, per quanto riguarda il debito pubblico, privatizzare è il metodo peggiore per lottarlo. Senza contare che, in periodo di crisi, diminuire il debito pubblico è l'ultima cosa a cui pensare (eh, lo so, in questo sono abbastanza keynesiano). Pensiamo prima alla disoccupazione, al precariato, al salario minimo, al reddito minimo di cittadinanza, alla qualità della sanità e dell'istruzione e dei trasporti, alla competitività internazionale, alla lotta all'evasione e alla corruzione e alle mafie.

Il problema non è la pressione fiscale, ma il modo in cui vengono usati i soldi delle tasse. A me va benissimo un'alta tassazione, ma a patto di avere servizi di altissima qualità.

Anonimo ha detto...

Interessanti le tue idee, mi piacciono! Spero le approfondirai meglio con degli articoli appositi. =) La cosa strana del tuo pensiero è che è un ibrido, un mix di varie cose. E' difficile classificarti, guardi al di là delle etichette, e questo mi piace.
Tornando a Giannino, ho appena letto la sua sparata sulle adozioni gay che hai condiviso nella tua pagine facebook. FiD è liberista, ma a quanto pare non liberale. Come hai scritto tu su facebook, un liberale e liberista dovrebbe votare i Radicali di AGL.

M. G. Prometheus ha detto...

*riguardo alla propria materia (me ne sono accorto ora, sorry xD)

Anonimo ha detto...

C'è qualche cosa su cui sei d'accordo con Giannino?

M. G. Prometheus ha detto...

Sì, qualche cosa c'è. Ad esempio sono d'accordo col quinto punto del suo programma, ossia quello che prevede di tutelare più i lavorati che i singoli posti di lavoro. Ciò vuol dire investire in formazione continua e aiuti finanziari ai disoccupati.
Concordo anche col sesto punto, ossia la lotta alla corruzione e al conflitto d'interessi. Ma questo punto è condiviso da tutti i partiti non-berlusconiani.
Concordo in parte con il vendere i patrimoni pubblici. Spiego: sono favorevole al vendere i patrimoni immobiliari inutilizzati e inutilizzabili, ma sono contrario al vendere le aziende pubbliche. Inoltre i patrimoni immobiliari recuperabili e utilizzabili vanno tenuti e rivalorizzati.
Riguardo all'ottavo punto del programma di FiD (questione giovanile e femminile), concordo con le intenzioni, ma bisogna discutere sui singoli provvedimenti da attuare. È un discorso che va ampliato meglio.
Sono d'accordo con Giannino anche riguardo le sue opinioni sui referendum e sulla trasparenza delle sedute del Consiglio dei Ministri.
Chiaramente sono totalmente contrario ai dogmi liberisti del libero mercato senza adeguati controlli e delle privatizzazioni volute "perché sì, perché lo stato è brutto e kattivo e non è recuperabile né migliorabile!11!!one!undici!!!".

Poi, hey, in realtà nessun partito ha un programma che mi soddisfa a pieno. Alle prossime elezioni il mio voto sarà puramente strategico: voterò Ingroia per lanciare un messaggio al PD e a SEL, ossia "MAI col centro clericale e neoliberista". Di certo non voterò Rivoluzione Civile per il programma, che in alcuni punti mi soddisfa molto, ma in altri decisamente poco. Forse il partito che più mi si avvicina è "Democrazia Atea". O anche il mio ex partito, il Nuovo Partito d'Azione, che però abbandonai per via della poca democrazia interna. Eh, lo so: ho idee politiche abbastanza ibride. xD

Riguardo alle privatizzazioni, mi sono già espresso in questo post. Però vorrei specificare una cosa: io non sono contrario in toto alle privatizzazioni. Ci sono alcuni settori in cui privatizzare avrebbe effetti positivi, ma questi NON sono l'istruzione, la sanità, la gestione dell'acqua pubblica. Invece potremmo discutere sul privatizzare i trasporti o, ancora meglio, sul far concorrere il pubblico e i privati con gare d'appalto il più possibile trasparenti. Ma ripeto: ciò va bene solo per determinati settori, come ad esempio i trasporti.

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