Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 26 agosto 2012

La percezione del fantasy in Italia

(Articolo originariamente pubblicato sul quarto numero della rivista "Fralerighe - Fantastico")


“China Mieville scrive regolarmente sul Guardian, e in Italia sarebbe impensabile. Terry Pratchett è stato nominato “sir”, e Neil Gaiman è una gloria nazionale. Però parliamo di autori del calibro di Pratchett, Gaiman, Mieville. […] In Italia c’è un fantastico la cui qualità è all’altezza di quello anglosassone? Questione di gusti, ma la mia risposta è (con le dovute eccezioni): neanche per sogno.” [Da un’intervista a Francesco Dimitri per “Players Megazine”]

Attualmente in Italia il fantasy non è considerato “cultura”. La maggioranza degli editori guarda a questo genere con disgusto e lo considera solo per i profitti, la maggioranza della popolazione lo considera un genere esclusivamente d’evasione e per ragazzi, la maggioranza degli scrittori lo considera un genere facile da scrivere. Ma hanno ragione? Decisamente no! Innanzi tutto, fermo restando che nella pura evasione non c'è nulla di male, il fantasy non solo questo, ma anzi ha un enorme potere allegorico che permette di trattare tematiche socio-politiche e filosofiche in modo molto efficace ed elegante; proprio per questo motivo, ma anche per le scene più crude, non tutti romanzi fantasy possono essere specificatamente diretti a un pubblico molto giovane. Va inoltre sottolineata l’assurdità dell’affermazione secondo cui il fantasy sarebbe facile da scrivere: è uno dei generi più complessi e difficili! Infatti ci vuole molta precisione tecnica per riuscire a far immergere il lettore in una storia così apparentemente distante dalla realtà, per riuscire a fargli credere a tutto ciò che viene narrato. Il fantasy richiede anche grandi capacità d’immaginazione, specie in un momento in cui molti sottogeneri si sono saturati ed essere originali diventa sempre più difficile. A tal proposito, qualcuno spieghi alla gente che il fantasy non è solo medioevo, elfi e signore dal male: questo è il fantasy classico, che è costituito da 3/4 sottogeneri su quasi 40! Il 10%, in pratica. Tutto il resto viaggia su binari molto diversi, talvolta opposti. 

"La letteratura di evasione è sempre esistita, i soldati romani sul vallo di Adriano portavano da leggere le favole, non l'Eneide. Ma la letteratura di genere - che pur ha ragione di esistere - non è letteratura alta ma è una letteratura minore perché non sposta le persone”: queste sono le parole arroganti e fasulle di Antonio Pennacchi, premio Strega 2010 e recente vincitore del “Premio Ignoranza 2012”. Quest’ultimo premio è molto significativo in quanto è stato dedicato a tutti quei romanzi di genere che non hanno spostato le persone: “1984”, “La Fattoria degli Animali”, “Il Treno degli Dei” (che parla di razzismo, anti-capitalismo, assimilazione culturale, omosessualità e diritti dei lavoratori), “Queste Oscure Materie” (che tratta il fondamentalismo religioso, il rapporto tra religione e potere, la non-esistenza di Dio), “La Figlia del Drago di Ferro” (che parla di misantropia e nichilismo con riferimenti a Schopenhauer e Nietzsche), “Fahrenheit 451”, “Il Visconte Dimezzato”, “La Torre Nera”. Da notare, tra l'altro, che sono tutti romanzi appartenenti alla letteratura fantastica. 
La cosa ridicola è che, volendo essere oggettivi, dovrebbe essere la letteratura fantastica quella “alta”. In fondo il più grande capolavoro della letteratura mondiale, la “Commedia” dantesca, non è forse letteratura fantastica? E “Il Ritratto di Dorian Gray”? E l’epica antica e medievale? E le grandi tradizioni mitologiche? Eppure di fronte a tutto ciò l’élite culturale italiana chiude gli occhi, si tappa le orecchie e inizia a urlare un maturo e per nulla infantile “lalalalala non ti sento! Io ho ragione e tu hai torto!”. La verità è che costoro hanno paura della narrativa di genere e in particolar modo del fantasy in quanto un potere allegorico così grande e subliminale è difficile da controllare e censurare. L’immaginazione e la fantasia aprono le menti e le preparano ad accogliere grandi e importanti messaggi in modo divertente, interessante, leggero e insieme consapevole e maturo; il tutto raccontando una storia di (apparente) evasione. Questo all'estero è già stato capito e assimilato: la letteratura fantastica viene trattata con rispetto e i suoi autori compongono l’élite intellettuale. L’Italia, storicamente retrograda, è rimasta indietro, ferma alle idee del primo Croce. Purtroppo il clima culturale di disgusto verso il fantasy si sta riversando anche sugli aspiranti autori, che si limitano a ripetere i soliti banalissimi cliché in romanzi scritti con le unghie lerce dei piedi (“tanto è fantasy!”). Ecco perché l’Italia non riesce più a competere con la narrativa internazionale! Ma dai, accontentiamoci: noi abbiamo la “Letteratura Alta™” che tutti adorano e leggono! Già si odono le grida di giubilo per l’uscita del prossimo libro del caro Pennacchi, che sono sicuro sarà scritto davvero bene e con grande precisione tecnico-stilistica. Ne sono sicuri anche molti comici, che infatti sono pronti a giurare su Babbo Natale. Ah, no, scusate: Babbo Natale non esiste. Peccato.
 
La verità è che ora siamo pecore, non pastori: ci limitiamo a seguire le mode venute dall'estero perché siamo troppo codardi per puntare all'originalità e perché l’élite culturale relega il fantasy a mero fenomeno commerciale senza spessore. Ci vorrebbe un fulmine a ciel sereno, il classico ceffone che fa tornare il senno. Parlo di un romanzo fantasy scritto bene, originale e personale, con degli elementi in grado di renderlo vendibile e commerciale, e pure con degli spunti culturalmente elevati e socialmente impegnati. Questo mix perfetto, però, ancora non si vede all'orizzonte. Si spera che arrivi presto perché l’attuale élite sta portando l’ambiente culturale italiano ai suoi minimi storici, e persino la “rivoluzione ebook” potrebbe rivelarsi insufficiente. A tal proposito, i prezzi folli degli ebook italiani sono solo un altro segno della paura dei grandi editori nei confronti del progresso e delle novità. Ma quest'ultimo argomento lo affronteremo un’altra volta.

giovedì 23 agosto 2012

Intervista a Francesco Falconi per "Fralerighe - Fantastico"

Per il quarto numero della rivista "Fralerighe - Fantastico" ho avuto il piacere di intervistare Francesco Falconi, che ha da poco pubblicato il romanzo "Muses" con Mondadori.


- Innanzitutto, benvenuto sulla rivista “Fralerighe - Fantastico”. Cominciamo con una domanda di rito: chi è Francesco Falconi?
Un ragazzo originario della maremma che si è trasferito da anni a Roma. Ingegnere delle telecomunicazioni e scrittore.

- Quando hai sentito per la prima volta il bisogno di scrivere?
Credo all’età di quattordici anni, quando scrissi per la prima volta Estasia. Ero ancora piccolo, non avevo la minima idea che un giorno la scrittura sarebbe diventata la mia professione. All’epoca avevo solo il desiderio di creare il mio mondo fantastico.

- Hai da poco pubblicato "Muses" con Mondadori, ma hai alle spalle un bel po' di altri libri fantasy pubblicati con altre case editrici. Com'è avvenuto il passaggio alla Mondadori?
Due anni fa decisi di affidarmi a un agente che potesse aiutarmi a migliorarmi nella scrittura e gestisse i rapporti con gli editori. È stata proprio la mia agente,Vicki Satlow, a credere per prima in Muses e a proporlo agli editori. Tra i vari interessati, abbiamo optato per Mondadori.

- So che "Muses" ha avuto una gestazione lunga. Come mai?
Perché non mi sentivo pronto a scriverla. Non ero maturo stilisticamente né avevo la capacità di strutturare la trama a dovere. Sentivo che mi mancava qualcosa. Ho atteso due anni per colmare quelle lacune, quindi mi sono messo a scriverlo. Muses è un libro complicato, una svolta rispetto alla mia produzione precedente. E dovevo essere sicuro del salto.

- C'è qualche personaggio di "Muses" che ti rispecchia? E dei tuoi romanzi precedenti?
Tutti e nessuno. Ogni forma è una morte, diceva Pirandello. E Muses assume diverse forme, che sono frammenti della mia vita. Ogni personaggio ha delle mie caratteristiche e ci sono anche scene autobiografiche, ma non vi dirò mai quali. Muses è una frattura con il passato, ho cercato di dare maggiore spazio ai personaggi e alla loro tridimensionalità, concentrandomi in primis sulla protagonista Alice. Mi sono però divertito con un crossover e con delle autocitazioni, ma solo per gioco.

- La musica è spesso un elemento chiave delle tue opere. Ti capita mai di ispirarti facendoti trascinare dalla musica?
Il contrario, mi capita sempre. Prima di scrivere un capitolo mi immagino la scena. Dettagli, dialoghi, gesti ed espressioni dei personaggi. In sottofondo c’è sempre una canzone.

- Hai scritto la biografia "Mad for Madonna - La Regina del Pop" (Castelvecchi Editore). Qual è il tuo album preferito di Madonna e cosa ne pensi dell'ultimo?
Il mio preferito è Ray of Light, non si discute, ma ho apprezzato anche Confession on a Dancefloor. L’ultimo album lo reputo solare, estivo e divertente, con qualche perla – come Gang Bang e Masterpiece. Non rimarrà però nella storia di Madonna, questo è certo. Detesto Solveig e Orbit è stato deludente. Ma basta guardare i numeri: a Madonna oggi come oggi interessa concentrarsi sui live.

- Hai pubblicato il racconto "Halo" per la rivista "Weird Tales". Hai altri progetti di natura weird o new weird?
Non nell’immediato, ma forse è un campo che tornerò a esplorare in futuro. Ho altre idee in mente, che prevedono una contaminazione del fantastico con una virata più sul realistico.

- Quali sono i tuoi autori fantasy preferiti e quali non sopporti?
Tanti, ne cito qualcuno: tra gli stranieri Stroud, Gaiman, Rowling. Italiani, Licia Troisi. Cosa non sopporto? Oddio, faccio prima a evitare di leggerlo. Diciamo che ultimamente sono un po’ stanco dell’high fantasy.

- Fuori dalla letteratura fantastica, quali opere ti hanno colpito?
Si apre un baratro. McCarthy, Winterson, Roth, Wright e tantissimi altri. Sto riscoprendo i classici, che da troppo tempo non leggevo, come Dostoevskij. Tra gli italiani mi sta sorprendendo Alcìde Pierantozzi.

- Approssimativamente, quanti libri leggi in un anno?
Circa uno a settimana. Dipende da quanto sono impegnato sul fronte scrittura e quanti libri devo leggere a supporto della storia che sto scrivendo. La lettura non è solo un piacere. È il mio modo per migliorarmi. Mentre leggo, imparo.

- Ultimamente si sente parlare di "sboom" del fantasy italiano. Cosa prevedi per il futuro? Pensi che la situazione possa migliorare?
Sono le solite frasi che lasciano il tempo che trovano. Certo, è un periodo di contrazione, che abbraccia tutti i generi letterari e non è limitato al genere fantastico. Parlerei invece di saturazione di alcuni filoni, come quello sui vampiri, che ha avuto la sua sovraesposizione.

- Cosa ne pensi degli ebook?
Un modo alternativo per leggere i libri. Personalmente preferisco leggere i romanzi su carta, sono affezionato al profumo del libro, alla costola che si scurisce man mano che il segnalibro avanza. Antico? Può darsi.

- Che consigli daresti a un aspirante scrittore?
Di mettersi sempre in discussione e di leggere tanto. Provare a partecipare a delle iniziative – purché non a pagamento – per mettere alla prova le proprie capacità. Ho lanciato da poco un’iniziativa simile, si chiama Netface. Ecco i dettagli: www.francescofalconi.it/netface

- Grazie mille per questa intervista!

lunedì 13 agosto 2012

Ebook: è avvenuto il sorpasso!

Secondo il quotidiano inglese The Guardian il libro digitale ha sorpassato il libro cartaceo, per lo meno su Amazon; infatti risulta che, dall'inizio del 2012 ad oggi, per ogni 100 volumi cartacei acquistati ne sono stati scaricati 114 digitali.

In questo post, però, vorrei analizzare le qualità degli ebook...
  • Risparmio economico: un ebook all'estero costano circa 3/4 euro, massimo 5. Purtroppo in Italia spesso vengono imposti prezzi maggiori in quanto le grandi case editrici stanno cercando sia di lucrarci il può possibile che di frenare l'avanzata del libro digitale, anche imponendo i DRM. Se i prezzi fossero giusti, però, il risparmio sarebbe notevole. Riguardo agli e-reader, se ne trovano anche a ottanta euro e la spesa viene ammortizzata molto velocemente. Perché ho scritto e-reader e non tablet? Perché gli e-reader hanno degli schermi speciali che non stancano la vista! Si tratta di schermi opachi, non-retroilluminati e a inchiostro elettronico (e-ink). Per adesso sono solo in bianco e nero, ma già l'anno scorso è stato presentato il primo e-reader a colori, e fra qualche anno saranno in commercio anche quelli adatti a riprodurre video. Inoltre sono già disponibili modelli touch o con tastiera qwerty, in modo da poter anche sottolineare e prendere appunti a margine, con la connessione wireless, in modo da poter navigare su internet, e con lettore mp3 incomportato. 
Cybook Odyssey
  • Risparmio di spazio: questo vale sia nelle proprie case che nelle librerie e nei magazzini. E considerando la mole di libri stampati ogni anno, risparmiare spazio non è cosa da poco.
  • Più meritocrazia: Ci sono molti ottimi romanzi pubblicati da case editrici piccole, medio-piccole e medie dotate di scarsa distribuzione. Con il libro digitale il problema si risolve. 
  • Più guadagno per gli autori: spesso gli autori hanno una percentuale più alta sulle vendite digitali. E inoltre il costo più basso incoraggia le vendite e, al contrario di ciò che pensano molti, scoraggia la pirateria. Che poi quest'ultima può essere tranquillamente sfruttata a proprio vantaggio per farsi pubblicità. Insomma, se non puoi lottare contro le onde, cerca di cavalcarle!
    Inoltre l'ebook rende più semplice l'autopubblicazione (e quindi una percentuale di guadagno massima sul prezzo di copertina), anche se è ovvio che senza la pubblicità data dalle grandi CE difficilmente si potrebbe vendere molto. Ma quest'ultimo è un problema tipico anche di chi pubblica con CE piccole o medio-piccole.
  • Più praticità e comodità: un e-reader può contenere centinaia di libri in poco spazio, pesa poco, permette di ingrandire i caratteri e di ruotare le pagine, permette di leggere in posizioni altrimenti scomode con i libroni cartacei. Inoltre molti e-reader hanno dei dizionari integrati
  • Risparmio energetico: gli e-reader consumano energia solo all'accensione e durante il refresh dello schermo. A schermo fisso, il consumo è quasi nulla. 
  • Sostenibilità ambientale: ogni anno vengono abbattuti moltissimi alberi per stampare i libri cartacei. 
E adesso rispondo ai dubbi tipici degli amanti della carta:
La tastiera touch di un Kindle 4
  • Agli amanti dell'odore della carta e dell'oggetto libro dico: siete superficiali! Il libro non è il mezzo, ma il contenuto. Se vi interessa l'odore della carta stampata, comprate un libro con pagine macchiate a caso di inchiostro! Io sono un amante della lettura e mi importa il contenuto, il formato deve solo essere il più possibile funzionale. E gli e-reader sono può funzionali della carta.
  • A coloro che credono sia "strano" leggere gli con gli e-reader dico: è questione di abitudine! Io adesso sono così abituato a leggere gli ebook che trovo scomodi i libri cartacei. E la cosa diventerà sempre più semplice con le nuove generazioni: in molti paesi i libri cartacei scolastici stanno per essere sostituiti con gli e-reader, e quindi i bambini cresceranno abituati alla lettura digitale. 
  • A coloro che pensano che il formato digitale sia poco sicuro dico: esiste una cosa chiamata "backup". 
Infine vi ricordo che i vari Kindle della Amazon non sono gli unici e-reader in commercio. Ed esempio ci sono gli e-reader Cybook della Bookeen. Io ho il Gen3 e alcuni miei amici hanno l'Opus, ma attualmente i migliori Cybook sono l'Orizon e l'Odyssey.

venerdì 3 agosto 2012

Quarto numero di "Fralerighe - Fantastico"

È appena uscito il quarto numero di "Fralerighe - Fantastico", il primo con me come direttore delegato. 
Si parla di Fantasy, Fantascienza, Horror e Paranormal Romance.
All'interno della rivista troverete recensioni, articoli, promozione esordienti, novità editoriali, concorsi.

Oltre le varie segnalazioni, per questo numero ho scritto l'articolo "La Percezione del Fantasy in Italia" e ho intervistato Francesco Falconi.
 
Vi auguro buona lettura a nome di tutta la redazione!