Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 12 dicembre 2012

Classifica: i miei videgiochi preferiti

Chiaramente è una classifica soggettiva e legata ai miei gusti, per cui evitate flame!

Per Xbox 360:
  1. Dishonored
    Io amo questo videogioco. L'ambientazione steamfantasy/dieselfantasy, l'atmosfera dark, il misterioso Esterno: è tutto stupendo! L'unica pecca è la trama non originalissima, che però è ampiamente compensata dal resto.
  2. Dragon Age: Inquisition
  3. Alice: Madness Returns
    Nonostante la grafica piena di pecche, questo videogame è un piacere per gli occhi grazie alle fantastiche ambientazioni. Gli scenari del Paese delle Meraviglie, pur essendo tutti accomunati da un forte senso weird, sono molto vari: uno è steampunk, uno è subacqueo, uno è artico, uno è orientaleggiante e tre spaziano dal dark fantasy all'horror. Per quanto riguarda la storia, è molto carina e indipendente dall'originale di Carroll, ma rimane in secondo piano. Infine vorrei dire due paroline ai doppiatori: ma seriamente? Vi sembra un doppiaggio decente? La mia gatta è molto più espressiva di Alice.
  4. Darksiders II
    Un videogioco molto bello e con un'ambientazione varia e interessante. E poi volete mettere vestire i panni di Morte? Non mancano però i difetti, ossia la gestione della telecamera, il pessimo doppiaggio di Morte e la trama spesso evanescente. 
  5. Bayonetta
    La protagonista è davvero divertente grazie alla sua ironia e al suo fascino. Adorabile! Inoltre la storia è carina, i combattimenti sono spettacolari e gli angeli sono stati rappresentati in modo interessante. Certo è, però, che per riuscire ad apprezzare questo gioco bisogna capirne il tono fortemente autoironico, umoristico e volutamente esagerato. 
  6. Dante's Inferno
    Ok, col capolavoro dantesco non c'azzecca nulla. E ok, il gameplay non è esattamente originale. Ma l'ambientazione stupenda e l'atmosfera ammaliante compensano alla grande.
  7. Assassin's Creed II
    La trama è ben orchestrata e ritrovarsi nell'Italia rinascimentale è una goduria per gli occhi. Lo ammetto: con questo videogioco ho preparato più di un'interrogazione di storia dell'arte.
  8. Dragon Age: Origins
    Sapete tutti benissimo che io odio il fantasy classico. Però questo videogioco è davvero ben fatto e mi piace che ogni scelta abbia conseguenze sullo svolgimento della storia. C'è da dire, però, che quella zoccola di Zevran non regge il confronto con Anders. 
  9. Dragon Age II
    Ok, oggettivamente è inferiore al predecessore per tante cose (ambientazioni ripetitive in primis), ma mi piace che la contrapposizione templari-maghi sia al centro della trama. E poi c'è il mio adorato Anders! La romance con lui vale tutto il gioco.
  10. Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm 2
    Sì, mi piace Naruto, problemi?
  11. Fable III
    L'ambientazione steamfantasy è figa e la storia mi è piaciuta. Però il gameplay è davvero troppo semplice, non dà alcuna soddisfazione.
  12. The Elder Scrolls IV: Oblivion
    Video game sicuramente ben fatto e ricco di guest secondarie che impreziosiscono la trama. Però è comunque fantasy classico: orrore e raccapriccio! Per lo meno l'ambientazione non è così cliché come in Skyrim ed è anche un po' più varia. E a proposito di quest'ultimo: dovrei seriamente scegliere tra dei razzisti e degli imperialisti? Una terza opzione decente no, eh? Inoltre i draghi hanno un ruolo troppo rilevante, e io li tollero solo in versione biomeccanica (leggi: Swanwick). In compenso Skyrim ha qualche parte interessante che lo rende godibile. Non abbastanza, però, da essere messo in questa classifica. 

Wishlist:
  • Darksiders
  • La serie di Mass Effect 
  • La serie di Devil May Cry 
  • La serie di BioShock 
  • Resonance of Fate
  • Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate
  • The Witcher 2: Assassins of Kings
  • Portal 2
  • La serie di Silent Hill 
  • La serie di Resident Evil
  • La serie di Fallout 
  • La serie di Crysis 
Per PC:
  1. Neverwinter's Nights 2 +  Mask of the Betrayer Storm of Zehir
    Mi è piaciuto molto nonostante sia ascrivibile al fantasy classico. E ce ne vuole.
  2. Neverwinter's Nights + Shadows of Undertine Orde dal Sottosuolo moduli creati dai giocatori
    Idem come sopra, anche se l'ambientazione di Orde dal Sottosuolo mi è piaciuta molto. Inoltre su internet si trovano tantissimi moduli creati dai giocati, alcuni davvero ben fatti.
  3. Final Fantasy VIII
  4. Age of Empires IIIThe WarChiefsAsian Dynasties
  5. The Sims 3
    Lo ammetto: ci gioco solo per creare case fighissime e perfette per i miei gusti. 
  6. Age of Mythology + The Titans

P.S. non gioco al pc da anni, ora uso solo l'xbox 360. Inoltre difficilmente riesco a trovare il tempo per giocare, quindi la wishlist verrà accorciata molto lentamente. 

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Povero Skyrim, li hai massacrato! XD Ma hai provato quello di Game of Thrones?

Drizzt ha detto...

Bayonetta è una tamarrata epica <3

M. G. Prometheus ha detto...

No, non ho provato il gioco di GoT, ma ne ho sentito parlare piuttosto male.

Md2 ha detto...

Final Fantasy VIII per PC =_=?

M. G. Prometheus ha detto...

Sì, esiste la versione per PC! ;)

Andrea Raciti ha detto...

Ma una top 3 dei film no?

M. G. Prometheus ha detto...

Me l'hanno già chiesta xD La farò presto, ma non sarà una top3. Penso più a una top5 o a una top10. Anche perché riguardo ai film ho gusti molto vari.

Andrea Raciti ha detto...

Essendo un estimatore del genere fantasy avrai sicuramente visto recentemente Lo Hobbit o, in precedenza, Il Signore degli Anelli. Che ne pensi?

M. G. Prometheus ha detto...

In realtà "quel" fantasy lo odio. Ma tanto. Il fantasy classico mi dà l'orticaria, in particolar modo Tolkien. xD Io amo delle tipologie di fantasy più originali, strane e innovative. Quindi no, non ho visto Lo Hobbit né intendo vederlo. Il Signore degli Anelli, invece, l'ho visto anni fa. Ora non rientra più nei miei gusti, ma un tempo (ero piccolo e ancora ignorante riguardo al genere) mi piaceva. Comunque, al di là dei miei gusti personali, devo ammettere che è una trilogia filmica ben fatta e con alcune scene mozzafiato. Insomma, oggettivamente è più che promosso, soggettivamente è la mia kryptonite. xD De gustibus...

Andrea Raciti ha detto...

E invece dei romanzi di Terry Brooks (Ciclo di Shannara, etc) hai lo stesso parere?

M. G. Prometheus ha detto...

No, ho un parere peggiore xD
Brooks scrive male, ha originalità zero e spesso scopiazza palesemente. È solo una brutta copia di altro, a questo punto meglio l'originale. Poi Brooks scrive proprio male. Anche Tolkien, ma lui però non è valutabile con i canoni della narrativa in quanto il suo obiettivo era creare una sorta di romanzo epico moderno (quindi siamo in campo literary fiction). Gli autori fantasy che stimo sono ben altri. Li trovi qui: http://micheleafgreco.blogspot.it/2011/08/i-30-migliori-autori-fantasy.html ;)

Andrea Raciti ha detto...

Ma quanto sei selettivo XD! Ma vabbè, i gusti sono gusti, ma tolto questo, devi anche contestualizzare l'epoca in cui sono stati scritti Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e (secondo me il capolavoro assoluto, anche se non è un romanzo fantasy)il Silmarillion: anni 30-40, per cui, lo stile era sicuramente diversissimo da quello attuale, e Tolkien non era sicuramente un ignorante in materia, visto che era professore di Letteratura inglese a
Oxford. Stesso discorso vale secondo me per il grande C.S. Lewis.

M. G. Prometheus ha detto...

Guarda che contestualizzando l'epoca, Tolkien ne esce ancora più malandato. xD Twain, Wilde e Poe sono antecedenti, eppure scrivevano molto meglio.

Tolkien, valutato secondo i canoni della narrativa di genere, scriveva oggettivamente malissimo. La domanda è: questi canoni possono essere applicati alle sue opere? Ni. Tolkien aveva intenzione di creare una sorta di nuova epica, quindi le intenzioni sono più da literary fiction (o Letteratura Bianca, come direbbero i Francesi). L'unica cosa che lo rende assimilabile alla Narrativa di genere sono i contenuti, le trame, le storie narrate. Questo rende difficile capire con che canoni valutare lo stile di Tolkien. Non conosco bene la literary fiction e quindi non so dire se, secondi i suoi canoni, lo stile di Tolkien sia buono. Per la narrativa di genere, però, è sicuramente una schifezza: è troppo raccontato, opaco, ricco di parole inutili e sovrabbondanti, farraginoso, spesso statico e monosensoriale, con una cattiva gestione del ritmo. Come vedi, tutto dipende dai canoni adottati, e in questo caso è particolarmente difficile stabile a che categoria associare Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Tutto ciò chiaramente da un punto di vista stilistico (quindi della forma). Se guardiamo ai contenuti, la prima cosa che salta all’occhio è il world-building ingenuo. Tanto per rimanere in campo fantasy, il Bas-Lag di Miéville, Ambegris di VanderMeer e Babele di Swanwick sono ambientazioni molto più verosimili, coerenti, originali, fantasiose, vive e mature rispetto alla Terra di Mezzo. Continuando a scavare nei contenuti, sono da notare le trame ricche di episodi inutili ed eliminabili. In sintesi, viene da pensare che Tolkien, nel tentativo di scrivere un romanzo epico moderno, abbia semplicemente interpretato l’Omero della situazione, ma in prosa e ispirato alla mitologia norrena più che mediterranea. È una cosa assolutamente legittima e valutandola secondo i canoni della literary fiction magari è pure una figata immensa. Ma io leggo e scrivo narrativa, quindi la mia forma mentis mi porta a pensare che Tolkien abbia fatto solo un inutile passo indietro. Chiaramente chi ha una forma mentis diversa potrebbe avere anche un’opinione diversa. Come ho detto, tutto dipende da che canoni usare per Tolkien. È un po’ come decidere il metodo di valutazione di un quadro: grazie al cavolo che un quadro surrealista, secondo i canoni dell’iperrealismo, è una schifezza. La domanda è: Il Signore degli Anelli è narrativa di genere o literary fiction? Boh! Come ti ho spiegato la risposta è alquanto difficile da trovare. xD Chiaramente sul lato oggettivo (tecnica), sul lato soggettivo vale la regola dei gusti personali. E sui gusti non si discute: sono legittimi in ogni caso.

Il Silmarillion piace pure a me, ma è totalmente un altro discorso.

M. G. Prometheus ha detto...

Per quanto riguarda i contenuti, non è che sono selettivo, semplicemente i miei gusti mi portano verso il fantasy più originale, strano. Odio il fantasy classico, la combinazione "medioevo + elfi + draghi" mi dà l'orticaria. Ma anche solo le ambientazioni medievaleggianti mi danno fastidio (con poche eccezioni, tipo Ash di Mary Gentle e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin). A me piacciono altri sottogeneri del fantasy, come il new weird, la bizarro fiction, il science fantasy, lo steamfantasy, il dieselfantasy. Il dark fantasy mi piace solo quando è davvero "dark" (amo le atmosfere gotiche e oscure). Poi ci sono dei sottogeneri verso cui sono neutro, e quindi valuto caso per caso, romanzo per romanzo: urban fantasy, fantasy comico, fantasy orientale, mythpunk e fantasy mitologico. In generale sono ostile solo al fantasy classico (ossia high/epic fantasy, sword & sorcery ed heroic fantasy), di cui Tolkien, Brooks e Lewis sono degli esponenti. Tolkien e Lewis, poi, mi stanno sulle palle anche per la morale cristiana delle loro opere e per le loro idee anti-tecnologiche (specie di Tolkien). Ma queste, ovviamente, sono valutazioni soggettive e riguardano i miei gusti. Ciò che è certo, però, è che l'influenza di Tolkien ha rischiato di affogare il fantasy nei cliché e ha fatto maturare idee sbagliate e limitanti sia negli scrittori che nei lettori. Io appartengo a quel gruppo di scrittori e lettori che stanno cercando in tutti i modi di liberare il genere dall'influenza tolkieniana, di "ucciderne" l'eredità. È proprio per questo scopo che è nato il new weird, ossia il più florido e vivo tra i sottogeneri del fantasy.

P.S. scusa per il papiro, solo che ci tenevo a spiegarmi bene xD

Andrea Raciti ha detto...

Onestamente, Tolkien scrive 100 volte meglio rispetto alla media degli scrittori odierni secondo me e secondo milioni di vecchi e (soprattutto) giovani appassionati, come te lo spieghi? Sono forse un pugno di ignoranti che non capiscono la differenza tra ciò che è scritto decentemente e ciò che invece non lo è? Non credo proprio, come non credo affatto che una tale ''conoscenza'' sia oggettiva, anzi, affatto. Ma è indiscutibilmente vero che senza Tolkien e il fantasy classico, con tutta la morale cristiana e tutto il resto che può sicuramente essere avulso dalle convinzioni di molti estimatori stessi, non esisterebbe il fantasy odierno, questo credo sia giusto riconoscerlo almeno.

M. G. Prometheus ha detto...

Che scriva 100 volte meglio rispetto alla media attuale è vero per alcune cose e falso per altro. Ma resta il fatto che, valutandolo secondo i canoni della narrativa di genere, scriveva male. Poi non c'è limite al peggio e non mi stupisco che ci siano scrittori peggiori. Ma ci sono anche molti scrittori migliori di Tolkien.
Non è vero che senza Tolkien non sarebbe nato il fantasy moderno. Basti pensare che il new weird trae le sue radici da Alice nel Paese delle Meraviglie, dai racconti di Lovecraft e dalla trilogia di Gormenghast. Il dark fantasy è nato come evoluzione del romanzo gotico di indirizzo soprannaturale (vedi: Dracula). Il science fantasy è una fusione di fantasy e fantascienza. Lo urban fantasy si è sviluppato indipendentemente e tutt'al più lo si può ricondurre ad alcuni precisi romanzi del passato come Il Ritratto di Dorian Gray. Il fantasy orientale trae ispirazione, per l'appunto, dalla mitologia orientale ed è nato grazie all'influenza dei manga e degli anime giapponesi. Il fantasy mitologico trae ispirazione dalle varie mitologie, che nel mythpunk vengono ribaltate e rivisitate in chiave contemporanea (vedi: American Gods).
Tolkien, assieme a Howard e Lewis, è solamente il padre del fantasy classico. La bizarro fiction nasce sotto l'influenza del surrealismo letterario (Kafka) e del movimento Ero Guro giapponese. Con tutto il resto del fantasy non c'azzecca un fico secco. Sottogeneri come il new weird sarebbero nati lo stesso, ma senza la motivazione di "uccidere" l'influenza tolkieniana. Cambia la motivazione, ma il succo è lo stesso. Tant'è che la Saga della Torre Nera di King è considerata quasi new weird, ma non è nata mica per contrastare i cliché tolkieniani! Talkien ha un solo merito verso il fnatsy tutto: l'aver dato visibilità al genere. Ma d'altra parte lo ha soffocato condannandolo alla ripetizione di cliché su cliché e dando alle masse l'idea errata che il fantasy sia solo quello classico. Tutt'ora sento gente (anche giornalisti) affermare che il fantasy sia solo quello alla Tolkien o al massimo alla Harry Potter. Tsé, ignoranza. D'altra parte dire la giusta definizione di fantasy (storie con elementi fantastici importanti per la trama e non spiegati scientificamente) significherebbe ammettere che romanzi come Il Ritratto di Dorian Gray e Il Visconte Dimezzato sono fantasy. Non sia mai...

Nella narrativa di genere lo stile è oggettivo. L'obiettivo principale della narrativa di genere è far immergere il lettore nella storia, intrappolarlo in una realtà virtuale multisensoriale. E lo stile migliore per farlo è quello trasparente, cosa provata anche da test psicologici e neurologici: dei romanzi considerati (da degli esperti in materia) "trasparenti" hanno fatto cadere la maggioranza dei lettori osservati in uno stato mentale simile al sogno a occhi aperti. In alcuni casi i lettori hanno persino smesso di percepire coscientemente il mondo attorno a sé. Nel frattempo, a queste persone è stato monitorato il cervello: si "accendevano" più aree (soprattutto sensoriali), ma stranamente l'area che si accende quando si legge altro (giornali o saggi o romanzi scritti in modo non trasparente) era "meno accesa" e quindi stava lavorando di meno. Insomma, i lettori non si stavano neppure accorgendo di leggere, non notavano le parole scritte, erano proprio immersi nella storia a tal punto da crederla reale, da vederla, da toccarla, da sentirla e annusarla. Ma come si scrive in modo trasparente? Bisogna seguire determinate regole. Ci sono delle cose lasciate libere da regole, ma sono poche. Inoltre le regole non sono un punto di arrivo, ma di partenza: si possono infrangere, ma solo a patto di migliorare la trasparenza (cosa attuata da Saramago ne "Le Intermittenze della Morte").

M. G. Prometheus ha detto...

Chiaramente ci si riverisce alla maggioranza dei lettori, non alla totalità. Un romanzo scritto bene risulterà trasparente per la maggioranza, ma ci saranno delle eccezioni dettate dalle singole esperienze vissute e dai gusti personali. Comunque questi concetti sono riconosciuti internazionalmente da decenni, sono stati oggetto di tantissimi studi scientifici e sono insegnati in varie università tra le migliori al mondo.
Dove sta la differenza stilistica tra narrativa di genere e literary fiction? Nello scopo principale. Mentre la narrativa di genere vuole immergerti in una realtà virtuale, la literary fiction vuole creare una prosa personale, originale, raffinata e bella di per sé. Un romanzo di literary fiction ben scritto farà esclamare "oh che prosa raffinata! Oh com'è scritto bene!", un romanzo di narrativa ben scritto non ti farà neppure notare di star leggendo.
Le basi teoriche della narrativa di genere sono state ben espresse dal premio Nobel V. S. Naipaul: «Vorrei una prosa trasparente, non voglio che il lettore inciampi su di me; voglio che lui veda attraverso le mie parole ciò che sto descrivendo. Non voglio che lui dica "Oh, santo cielo, com'è scritto bene!": sarebbe un fallimento.»
John Gardner, invece, diceva: «Un dilettante prima o poi riuscirà a scrivere una bella storia, ma il vero scrittore è quello per il quale la tecnica è diventata, come per un pianista, una seconda pelle.»

Un'altra differenza tra narrativa di genere e literary fiction la si trova nei contenuti: spesso la literary fiction è introspettiva ed è più focalizzata sui personaggi e/o sulle digressioni psicologiche/filosofiche/politiche del narratore che sulla storia narrata. In tal senso potrei citarti Proust, D'Annunzio e Svevo.

So che tutte queste cose ti sembrano assurde, ma perché hai una forma mentis figlia dell'istruzione italiana, che omette tutto ciò. Questo perché la narrativa di genere è tradizionalmente osteggiata dell'élite culturale italiana e spiegarne le regole stilistiche e la differenza con la literary fiction vorrebbe dire rendere la narrativa di genere degna di essere insegnata approfonditamente a scuola ("orrore" direbbero alcuni pseudo-intellettuali). Ma significherebbe anche ammettere che l'Italia ha prodotto tanti bravi autori di literary fiction, ma pochissimi autori decenti di narrativa (ultimamente produciamo quasi solo schifezze perché all’estero molti studiano le tecniche narrative, anche se non tutti. Da noi quasi nessuno), ma anche mettere in discussione Manzoni (che all'epoca veniva deriso in tutta Europa, e qui ti rimando alla cattivissima recensione di E.A. Poe), ma anche ammettere che tanti autori stimati e amati dell'élite hanno scritto narrativa di genere (talvolta addirittura fantasy, "che orrore").

Sul perché un romanzo scritto male sia considerato scritto bene dalle masse ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo. Basti pensare che c'è chi crede che Twilight sia scritto bene, c'è chi pensa che Harry Potter sia stilisticamente perfetto, c'è chi pensa Manzoni scrivesse benissimo (cosa falsa anche per la sua epoca), c'è chi legge e adora i romanzi di Moccia e Volo. Come ho detto, uno stile corretto è apprezzato dalla maggioranza, ma non indistintamente da tutti. Ci sono da considerar ele differenze culturali e formative, ma anche la pubblicità e i pregiudizi. Se tutti ripetono a pappagallo che Tolkien scrive bene, allora chi lo leggerà per la prima volta partirà dal presupposto che scriva bene. Anche io ero convinto scrivesse bene. Ma avevo 13 anni e non avevo ancora capito cosa fosse la narrativa di genere né avevo studiato le regole per ottenere uno stile trasparente. Se tutti dicono una cosa tu sei portato ad assecondarla per non sentirti escluso, e quindi forzi il tuo cervello a immergersi nel romanzo. Quindi non dubito che alcuni possano essersi immersi nella realtà virtuale del Signore degli Anelli, ma non certo per lo stile adatto.

M. G. Prometheus ha detto...

"Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" non può e non deve essere applicato all'arte. I gusti (soggettivi) e la tecnica (oggettiva) sono cose separate: può piacere un romanzo scritto male e può non piacere un romanzo scritto bene. Ma il primo romanzo rimarrà oggettivamente brutto e il secondo oggettivamente bello. Che poi piacciano o non piacciano per motivi personali derivati dalla propria forma mentis personale, culturale e sociale è un altro discorso. Siamo comunque nel campo delle eccezioni, e stiamo parlando solo dello stile (forma) e non dei contenuti.
Ma d'altra parte è così in tutte le arti: prova a valutare un quadro iperrealista senza basi tecniche oggettive? Ma anche un quadro, che so, rinascimentale. Magari chi lo vede può dire se gli piace o no, ma poi arriva l'esperto che conosce le tecniche di pittura e di dice che magari il tratto è indeciso, che la prospettiva è sbagliata, che l'anatomia dei soggetti non è corretta etc etc
La literary fiction, invece, è come l'arte contemporanea: valutarla secondo rigide e oggettive basi tecniche è impossibile. Ma è chiaro che lo scopo è diverso.
C'è però da dire che senza dei canoni oggettivi non esistono più il bello e il brutto. E allora nessuno vieta di dire che Fabio Volo scriva meglio di Umberto Eco, sempre stilisticamente parlando e quindi lasciando stare le storie narrate per concentrarci sulla forma. Chiaramente Eco scrive meglio di Volo, ma come lo si può dire se tutto viene ridotto al soggettivo? C'è differenza tra "è scritto bene" e "mi piace".

M. G. Prometheus ha detto...

E comunque alcune basi dello stile trasparente sono intuitive. Pensiamo allo "show, don't tell". Dire "è un uomo vecchio" non vuol dire nulla: in che senso è vecchio? Com'è quest'uomo di preciso?
«L’arte della narrativa non comincia finché il romanziere non pensa alla storia come una materia da mostrare, da esibire in modo che si racconti da sola. [...] La faccenda deve sembrare vera, e questo è tutto. Non è resa vera semplicemente raccontando che è vera.» [Percy Lubbock]
E allora bisogna mostrare quest'uomo vecchio spacchettando il concetto e quindi descrivendo la lunga brba bianca, il volto rugoso, il bastone che gli permette di camminare. Ma la realtà è una serie di immagini fisse? No, la realtà è in movimento. Quindi, anziché descrivere direttamente la barba, conviene descrivere il vento che la fa svolazzare. E anziché descrivere il bastano conviene descrivere i passi claudicanti del vecchio. Ma la realtà è solo visiva? No, è multisensoriale. Quindi conviene descrivere anche il rumore dei passi, la puzza emanata dal vecchio (rapportandola a qualcosa di concreto), il sapore disgustoso che sente in bocca chi lo vede (gusto e olfatto sono molto legati). Ma come va descritto tutto ciò? In primis in modo concreto e preciso. Vanno eliminati gli aggettivi astratti perché, per il cervello umano, non vogliono dire nulla. Vanno eliminati anche gli avverbi superflui ("si sfracellò violentemente", ma "sfracellarsi" include già la violenza in sé). A tal proposito, bisogna sempre liminare il superfluo, sia esso una parola o un capitolo ("se non è necessario per la storia, va eliminato senza pietà in quanto potrebbe annoiare il lettore, sfasare il ritmo, appesantire la lettura"). Non importa quanto sia bella quella parola o stupendo quel capitolo: la Venere di Milo è bella, ma non sarebbe di certo utile trainarsela in una gara automobilistica.
Poi ci vuole precisione, e non parlo solo di quella lessicale. "Si trovava in una gabbia" non vuol dire nulla in quanto stiamo parlando di una specifica gabbia. "Si trovava nella gabbia in fondo a destra" va meglio (se è parte di una descrizione del narratore, però, bisogna mostrarla meglio e in modo multisensoriale e dinamico. "Laura era alta" ed "era alta 1,80" non vogliono dire nulla per il cervello umano, noi non riusciamo a percepire le misure. Ha più senso rapportare questa misura in un confronto, ma in una scena verosimile. Ad esempio "Laura si alzò sulle punte per baciare Marco". Potrebbe essere che sia Marco a essere molto alto, ma ciò non è importante. Allo stesso modo il nostro cervello non distingue le approssimazioni: "era più o meno dorato" e "era una sorta di castello" e "era piuttosto grosso" sono la stessa identica cosa di "era dorato" e "era un castello" e "era grosso".

M. G. Prometheus ha detto...

Un combattimento deve essere mostrato bene, ogni singola mossa deve essere chiara al lettore. Ma il ritmo deve essere veloce perché il combattimento è veloce. Quindi le frasi saranno brevi o brevissime, semplici, dirette, senza fronzoli.
Tutte queste cose sono intuitive, ma ci sono altre cose che bisogna per forza studiare. Ad esempio, è difficilissimo gestire bene un dialogo senza studiare, o anche gestire i climax, o anche scegliere il punto di vista adatto alla propria storia e gestirlo bene e in modo verosimile. Senza studiare non si possono sfruttare bene i cambi di penetrazione psicologica nella terza persona limitata. C'è chi ci riesce con l'intuito, non lo metto in dubbio, ma non ha senso! Sarebbe come voler fare scoperte matematiche col solo intuito e senza studiare. Che senso ha scoprire ciò che ha scoperto Pitagora quando lo si potrebbe studiare direttamente? Perché perdere tempo così? Poi, dopo aver studiato le cose già scoperte, si potrà pensare di migliorarle.
Stephen King diceva che chiunque può diventare uno scrittore decente. È vero, studiando le tecniche narrative chiunque può diventare uno scrittore decente di narrativa di genere. Il talento è poi quello che permette di superare la sufficienza e di arrivare all'eccellenza. Ma il talento senza la tecnica non vale nulla. Westerfeld ha studiato ma ha poco talento, quindi non sa applicare del tutto le regole. Mellick III h studiato e ha talento, quindi applica meglio le regole e riesce pure a migliorarle ogni tanto.
Questo vale per la forma, ovvio. Per il contenuto il discorso è diverso e vale quasi solamente il talento puro, anche se l'immaginazione e la capacità di creare storie interessanti possono e devono essere allenate e migliorate. In generale, però, narratori di storie si nasce, scrittori si diventa.

Detto tutto ciò, non voglio dire che Tolkien scriva assolutamente male. Nessuno scrittore scrive male in senso assoluto in quanto scrivere male assume un significato diverso se si sta parlando di narrativa di genere o di literary fiction. Lo stile di scrittura di Tolkien è pessimo per i canoni (oggettivi) della narrativa di genere. Ma magari per i canoni della literary fiction è uno stile eccellente se non geniale, so dirtelo perché non mi occupo di literary fiction. Il problema è che è difficile capire se le opere di Tolkien siano narrativa di genere o literary fiction in quanto presentano aspetti di entrambe le categorie (trama del primo, intenzioni del secondo). Quindi mi sta bene che si dica che Tolkien scriveva bene, a patto di precisare “per i canoni della literary fiction in quanto il suo obiettivo era modernizzare il Poema Epico” (anche se, riguardo a contenuti e trama, non è literay fiction). E non è un insulto! È pure in bella compagnia (Proust, D’Annunzio, Svevo, Joyce etc etc).

P.S. a conclusione di questo lungo e articolato intervento, mi scuso per eventuali errori di battitura e/o di distrazione dettati dalla fretta.

M. G. Prometheus ha detto...

Ah, dimenticavo una cosa: la narrativa di genere deve essere indipendente da altri supporti metanarrativi, per lo meno il nucleo principale del romanzo (quindi lo svolgimento della trama) deve essere capita chiaramente (quasi) tutti. In tal senso, è ovvio che Il Pendolo di Foucault di Eco sia literary fiction. Ovviamente si possono costruire romanzi di genere stratificati in cui alcune cose possono essere capite solo studiandoci sopra o con un determinato background culturale, ma lo svolgersi della storia non deve essere compromesso. E attenzione, ciò vale anche per il lessico, che deve essere il più possibile semplice senza rinunciare alla precisione (poi è ovvio che dipende dal punto di vista scelto e dai vari personaggi parlanti). Fermarsi per guardare il dizionario vuol dire interrompere la realtà virtuale del romanzo e tornare alla reatlà, e reimmergersi nel romanzo diventa difficile. Non sto dicendo che bisogna usare un lessico terra terra, ma dico che i termini complessi vanno evitati e sostituiti ogni volta possibile. Se non è possibile farlo perché ciò minerebbe la verosimiglianza della storia o del comportamento dei personaggi, amen, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ma un lessico semplice ed elegante (ove per eleganza intendo "usare meno parole possibili senza cambiare il significato, senza essere imprecisi e/o astratti e/o vaghi") è tra i pilastri dello stile trasparente. Chiaramente sono vietate anche la frasi troppo arzigogolate, complesse e piene di subordinate.

Andrea Raciti ha detto...

Rispetto queste teorie, ma purtroppo su di me non trovano un' applicazione pratica, quando leggo Il Signore degli Anelli e ancora di più Il Silmarillion mi sento trascinato e immerso nell'avventura, non mi sono mai scocciato della lettura delle storie, delle leggende e dei grandi temi raccontati come in una favola da Tolkien,te lo posso garantire. Sono un tolkieniano convinto e non posso smettere di esserlo, lo avrai capito ormai, che ci posso fare ahah! Ti posso solo consigliare di rivalutarlo criticamente anche con un po' di curiosità, secondo me non stona con il lavoro di qualsiasi aspirante scrittore credo.

M. G. Prometheus ha detto...

Ma infatti ti ho detto che le tecniche funzionano nella maggioranza dei casi, ma non nella totalità. xD Specie quando entrano in gioco meccanismi psicologici causata dalla fama di un'autore o di un romanzo.
Comunque, tranquillo, non ho mica criticato i tuoi gusti assolutamente legittimi! ;)

Anonimo ha detto...

Ciao,
ho letto tutti i tuoi, lodevoli, interventi in questo articolo.. Scusa se mi permetto: per un ragazzo di 19 anni (appena compiuti) un pò troppe "sicurezze", mi pare.. Un consiglio da un cretino (io) che legge questo genere e simili da più di 20 anni: risulti un tantino saccente, non ti porre, così, infici la tua immagine che altrimenti sarebbe anche di discreta brillantezza. Alla tua età, per quanto tu possa aver letto, non hai letto abbastanza e non hai abbastanza conoscenze per sminuire l'opera di Tolkien non rinoscendone la gigantesca influenza. Occorre essere umili, consci di avceere ancora tantissimo da imparare (leggere).
Sai che il "Time", 12 anni fa, quando tu a malapena sapevi scrivere, ha fatto un sondaggio tra eminenti scrittori e critici e da ciò è risutato che l'SDA è uno dei 3 romanzi più influenti della storia della letteratura moderna (intendasi dalla nascita del romanzo moderno, chiunque ne sia il genitore, Defoe o Cervantes) Ora, non è che arrivi tu con le tue presunte verità assolute e convincerai chi legge che non è così..
Ho letto da cosa fai derivare gli attuali wierd, bizarro, steam, ecc. Ma sono tutti rami "laterali", Martin, Pratchett, LeGuin, sono tutti derivativi da Tolkien (Martin pure da anche da Vance).. Quando avrai letto Lord Dunsany, Eddison, lo stesso Vance, Morris, magari Edmund Spencer (si, lo so, ti starai domandando, chi?), MacDonald, il mio adorato Clark Ashton Smith, allora Aavrai un'idea di cosa è il fantasy e come è nato e potrai esser più credibile..
Scusa per l'appunto, un caloroso saluto,
Lord Dunsany

M. G. Prometheus ha detto...

Io riconosco l'enorme influenza di Tolkien. Solo che la considero profondamente dannosa e negativa.

P.S. considero l'umiltà come un gravissimo difetto. Diffido sempre degli umili: 9 su 10 sono le persone più viscide e scaltre.

Eris ha detto...

un pò troppe "sicurezze". Pò? AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

Per sminuire l'opera di Tolkien basta avere un cervello funzionante. Miky, non capisco come fai a sopportare questi trolloni pro-Tolkien. Mamma mia, che roba indecente. Dunsany?! °_O Pronto, siamo nel 2013! Allora tanto vale citare Omero. Hanno riaperto gli ospizi?

Anonimo ha detto...

Io ho argomentato e non credo d'esser stato offensivom, ne flammone! E non ho mai detto di tifare per Tolkien. E ripeto al curatore del blog, Tolkine, non è stato dannoso, ma FONDAMENTALE! Senza lui, NIENTE fantasy che piace a te, occorrerebbe dirgli grazie, se altra fantasy (altri rami senza elfi e maghi), oggi, s'è sviluppata! :)

Caro Eris, che fai il saccente, tu, senza andare a leggere su Wiky, sai chi sia Gene Wolfe? E hai letto il ciclo di Lyonesse di Vance (lo consiglio anche al curatore del Blog questo trittico!)) No vero? ;) Sai, una casa si costruisce dalle fondamenta, non dal tetto. L'ignoranza è una brutta bestia, ma proprio brutta.. :)
Lord Dunsany

M. G. Prometheus ha detto...

"L'ignoranza è una brutta bestia", disse colui che scrive "Tolkine". Ok, lo so, era un banale e comune errore di battitura, ma mi hai offerto la battuta su un piatto d'argento. xD

Detto ciò:
1. In realtà il New Weird deriva da Lovecraft e Carroll, non certo da Tolkien. Mentre la Bizarro Fiction è nata grazie al movimento Ero Guro e al surrealismo kafkiano. Vogliamo parlare del Dark fantasy? Nasce dal gotico soprannaturale e dal post-gotico, come ad esempio Dracula. Steamfantasy? Dieselfantasy? Cyberfantasy? Science fantasy? Tutti sottogeneri di derivazione non-tolkieniana.
2. La classifica dei migliori autori fantasy fatta su questo blog non è storica, il che è stato più volte esplicato. Non me ne frega nulla delle origini. Se vogliamo andare alle origini della letteratura fantastica, tanto vale citare Omero! A me interessa la qualità, che non sempre corrisponde al valore storico. "I Promessi Sposi" ha avuto una grandissima importanza storico-letteraria, ma rimane comunque una ciofeca. E lo era anche per i parametri dei contemporanei, basti leggere la recensione di Poe.
Anyway, se volessi fare una classifica prettamente storica, è ovvio che Tolkien avrebbe (purtroppo) grande rilevanza.
3. "Lyonesse" l'ho letto.
4. Rilassati. Esiste la camomilla. ;) E lo stesso vale per te, Eris.

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