Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

mercoledì 11 aprile 2012

Search & Destroy - Come eliminare i cliché del fantasy e rinnovare il genere

(Articolo originariamente pubblicato sul secondo numero della rivista "Fralerighe")
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un boom commerciale del fantasy, che però ha portato a una sostanziale crisi di idee. Ogni nuova moda è stata cavalcata così tanto da esaurirsi nel giro di pochi mesi, basti citare gli esempi dei vampiri e degli angeli. C’è però un macigno che opprime il fantasy da decenni e decenni: i cliché del fantasy classico (high fantasy, heroic fantasy, sword & sorcery, low fantasy medievaleggiante). Alcuni di voi potrebbero dire che contano poco, in quanto il fantasy è composto da quasi quaranta sottogeneri diversissimi tra loro. Vero, ma è anche vero che, nell'immaginario comune, il fantasy classico è quello più influente. In particolare, in Italia tutte le opere fantasy vengono confrontate con i cliché tolkieniani, anche quelle che non c’entrano assolutamente niente. Più volte mi è capitato di leggere in recensioni di libri steamfantasy o urban fantasy degli elogi per la lontananza dal fantasy classico, quando in realtà quei sottogeneri non hanno mai avuto nulla a che fare con Tolkien e Howard.
I Drow sono stati un interessante tentativo
di ribaltare il cliché degli elfi,
prima di diventare cliché a loro volta
.
Questa distorta mentalità comune sta danneggiando anche buona parte delle nuove generazioni di lettori e di scrittori, che ormai credono che il fantasy esista solo dentro quei cliché ripetuti fino alla nausea. Nulla di più sbagliato! Il fantasy è prima di tutto fantasia, che guarda caso si nutre di originalità. Un fantasy poco originale è un fantasy con poca fantasia, e quindi un fantasy di serie B!
Ma quali sono i cliché incriminati? Netta divisione tra bene e male, ambientazione medievaleggiante, eroe predestinato, signore del male, compagnia che gira a vuoto alla ricerca di qualcosa, disgusto per ogni elemento tecnologico, uso della magia di tipo classico, uso di determinate creature (elfi, draghi, nani, vampiri, licantropi etc etc).

Un drago biomeccanico 

Dato che ormai tutti i sottogeneri devono confrontarsi col pensiero comune legato ai cliché classici, sarebbe bene spiegare come essere originali.
Innanzitutto bisogna conoscere bene il genere, senza fermarsi al sentito dire. Poi si possono fare tre cose: ignorare i cliché, distruggerli platealmente o ribaltarli.
Chi sceglie di ignorare i cliché semplicemente li evita come la peste o per lo meno li usa molto raramente.
Chi sceglie di distruggere platealmente i cliché inserisce nuovi elementi in modo da portare il fantasy alle sue estreme conseguenze. È il caso, ad esempio, degli autori new weird e bizarro fiction.
Chi sceglie di ribaltare i cliché li modifica e innova in modo originale, come nel caso dei draghi biomeccanici di Michael Swanwick, che poi sono anche una presa in giro nei confronti del fantasy classico.
Ma ci si potrebbe chiedere da dove prendere i nuovi elementi per innovare il fantasy. Be’, si può ricorrere a mitologie ancora poco utilizzate, come quelle africane, oppure ci si può rivolgere al folklore contadino. Ancora meglio, si possono inventare dal principio nuove creature e nuove ambientazioni, prendendo spunto solo dalla propria personalissima immaginazione.
La mappa di Bas-Lag,
una delle ambientazioni più originali
della storia del fantasy
Un’altra tendenza che sta andando di moda negli ultimi tempi è quella di rendere il fantasy "meno fantasy", inserendo solo pochi elementi soprannaturali importanti per la trama. Questo è il caso del realismo magico e del low fantasy, ma anche di parte dello urban e del fantasy storico. Gli autori che seguono questa strada sostengono che, legando ancora di più il fantasy al nostro mondo e puntando l’attenzione sui personaggi, si possa arrivare più facilmente ai lettori scettici.
Peccato che in questo modo viene meno il potere allegorico del fantasy, che può trasmettere contenuti socio-politici o filosofici in modo trasversale e stratificato, con una sottigliezza tale da poter evitare censure e arrivare al lettore in modo quasi subdolo. In questo senso, il fantasy è il romanzo sociale del nuovo millennio e autori come China Miéville e Philip Pullman lo sanno bene. Senza contare che il fantasy può benissimo aspirare a essere “letteratura alta” senza svendersi e senza rinunciare all'originalità e alla fantasia, e in questo senso è da citare Jeff VanderMeer.

In conclusione, ci si augura che il fantasy si risvegli e si tolga di dosso delle scomode etichette affibbiate dall'ignoranza comune. Per far ciò c’è bisogno anche del coraggio degli editori, che dovrebbero puntare più sull'originalità e la qualità, che non sul seguire passivamente dei fenomeni commerciali morti prima di nascere.

24 commenti:

Anonimo ha detto...

Di Martin che mi dici? :)

Michele A. F. Greco ha detto...

Be', lui punta tutto sulla trama e sui personaggi. È l'unico modo per sembrare originali all'interno del fantasy classico (il suo è low fantasy medievaleggiante). E sottolineo "sembrare", perché di base alcuni cliché li conserva (medioevo, draghi, sistema monarchico etc etc)

Anonimo ha detto...

Ma se togli i cliché al fantasy, cosa rimane? Non è più fantasy.

Solisia

Michele A. F. Greco ha detto...

Non è affatto vero.
Fantasy = elementi fantastici non spiegati scientificamente.
Miévile, nel suo ciclo di Bas-Lag, ambienta le storie in un mondo pseudo-ottocentesco popolato da creature stranissime (uomini-insetto, uomini-cactus, uomini-crostacei etc etc).
Swanwick, in "La Figlia del Drago di Ferro", ha usato un'ambientazione moderna (pseudo-novecentesca) e popolata anch'essa da creature stranissime. Nell'articolo cito i draghi biomeccanici, ad esempio.
E attenzione, questi elementi fantastici NON sono spiegati scientificamente, altrimenti sarebbe fantascienza.

P.S. dimenticavo una cosa su Martin. Il suo è sì fantasy, ma per il rotto della cuffia. Fosse stato un romanzo storico, non ci sarebbe stata tanta differenza.

Anacroma ha detto...

Di China Mieville e di Pullman più che reconditi significati simbolici ricordo una cosa: la noia :-)

In realtà, il discorso andrebbe approfondito un po' meglio. Ad esempio, nella risposta al primo Anonimo, tu parli di "medioevo" come cliché del fantasy.

Il problema è che quello NON è medioevo, ma una versione farsesca, trombona e parodistica, ed infarcita di cliché del medioevo, che si spiega anche con la scarsa preparazione degli autori.

Puoi trovare delle ottime ambientazioni pretecnologiche per esempio nella saga di terramare, della Le Guin, o nel "ciclo della Legione" di Harry Turtledove.

Personalmente, non sono un gran fan né dello Steam, né del Weird. Questo perché nelle opere che ho letto (più Weird che steam) ho trovato, PERSONALMENTE, che spesso i vecchi cliché siano sostituiti solo da tonnellate di stranezze un tanto al chilo(per il weird), o da retrotecnologie retard (nello steam) che fanno rimpiangere i nani brontoloni e gli elfi yayoi.

Ripeto, secondo me ciò è dovuto, di nuovo, alla scarsa (per non dire inesistente) preparazione degli autori, la cui unica lettura di peso prima di buttarsi nella stesura del dimenticabile opus magnum è stata (quando va bene) il manuale dei Mostri di D&D.

Poi questa è la mia opinione, sia chiaro ;-)

Michele A. F. Greco ha detto...

Errore mio nel commento. Nell'articolo parlo di ambientazioni "medievaleggianti".

La Gentle, comunque, usa un'ambientazione medievaleggiante più realistica (si è presa una laurea apposta), ma è al contempo molto originale in varie altre cose.

Be', le stranezze sono la caratteristica del new weird. Ma ci sono fantasy originali anche in altri sottogeneri ;)

walter ha detto...

Io credo ci sia spazio per tutto. Per i cliché come per l'innovazione.
Personalmente adoro il fantasy classico, ma a parte questo temo che voler a tutti i costi creare qualcosa di nuovo possa portare solo a realizzare delle schifezze.
Insomma credo che chi scrive debba lasciarsi andare a ciò che ama, a ciò che sente dentro. Andare alla ricerca di qualcosa di "strano" o "diverso" solo per scostarsi dai cliché credo possa essere deleterio se uno non se lo sente a priori.
Poi, ripeto, a mio avviso c'è spazio per tutto e tutti.
Ma se a uno, per dire una banalità, piacciono i film western ...i film western sono "quelli". Poi c'è anche "Cowboy vs Alieni" ...però... insomma...meglio un "bel" classico che una pessima "innovazione".

ATNO ha detto...

Sono in parte d'accordo. Dico in parte perchè credo che si possa essere originali anche in un determinato sottogenere, come quello dell'High Fantasy, rispettandone gli stilemi, magari aggiungendo delle novità al genere o creando una storia e dei personaggi interessanti.

Michele A. F. Greco ha detto...

ATNO, infatti a me Erikson piace ;)

Walter, il problema è appunto che non c'è spazio per tutti. Le case editrici non possono certo pubblicare miliardi di romanzi l'anno e le librerie hanno spazio limitato. Il problema potrà essere risolto solo quando gli ebook inizieranno a vendere cifre considerevoli.
Resta il fatto che non ha molto senso proporre un libro se ne esistono tanti altri simili: cosa ne giustifica la lettura? Anche se ti piace la pizza, non puoi mica vivere solo di quella, eh. E il fantasy di pizza ne ha avuta già troppa xD
Poi certo, bisogna sempre scrivere ciò che viene naturale e spontaneo. Sforzarsi produce solo romanzi brutti e "senz'anima".
Il western è un caso a parte, perché impone dei paletti molto stretti. Il fantasy, invece, lascia quasi totalmente carta bianca al lettore. Si ha molta libertà ed è un peccato non sfruttarla.

Drizzt ha detto...

Concordo quasi su tutto! Mi consiglieresti qualcosa di Mellick III?

Michele A. F. Greco ha detto...

Se vuoi iniziare a leggerlo col botto, ti consiglio "The Baby Jesus Butt Plug". Se vuoi iniziare in modo meno traumatico, meglio "The Haunted Vagina" ;)

Drizzt ha detto...

Grazie! :DDD Ora sto leggendo VanderMeer, poi passerò a lui. ho anche letto Mièville, ma non mi piace come scrive.

Michele A. F. Greco ha detto...

Mièville scrive male, effettivamente. A me piace per la sua incredibile fantasia e per le tematiche trattate, ma stilisticamente è scarso. E la traduzione italiana dicono sia migliore rispetto all'originale, figurati.

Comunque, di nulla! ^_^

Anonimo ha detto...

Quotone su tutto!

Anacroma ha detto...

@ Michele: il problema non è "la pizza", il problema è, che per anni, è stata proposta solo "pizza capricciosa"

La "ricetta base" del fantasy (o, se vogliamo, i suoi stilemi), sono stati per così dire canonizzati da Tolkien (che ha dato il "la" al genere, più o meno volontariamente), Howard, e pochi altri autori, che hanno definito una serie di topoi narrativi: a) l'eroe (bbarbaro TM) virile e senza macchia, b) il protagonista per caso, l'ambientazione medioevaleggiante (costruita su triti e ritriti cliché di medioevo "romantici" da 1800), c) il signore del Male (Signore degli Inganni, il Tiranno e chi più ne ha ...), d) il party (No Martini? ... No Party ;-D); e) la DONNA OGGETTO TM, (nelle varianti damsel in distress, frigida maga inevitabilmente conquistata dal fascino virile dell'eroe); f) le razze fantasy (inveitabilmetne 5 o 6, con ruoli manichei e standardizzati che neanche in catena di montaggio: elfi di orientamento sessuale ambiguo, inevitabilmente bbuoni e puri, nani bassi e brontoloni, orchi malvagi TM, hobbit-halfling simpatiche canaglie TM)
DA lì in poi, è stato un vuoto ripetersi e reiterare questi stessi stilemi, in un profiluvio di "pizze capricciose" (per riprendere la metafora originaria), ripetitive e stancantemente prive di ogni guizzo creativo.

è seguita una fase di "fantasy femminista", dove gli stessi cliché si ripetevano, ma stavolta con ruoli invertiti (donna "forte e carismatica" TM, a.k.a. "donna con le palle"), un periodo di "rovesciamento dei ruoli" con il protagonista "antieroe amorale" (riprendendo anche qui parte del carattere originario del personaggio di Howard).

Nel fantasy attuale, inoltre, o nella percezione del fantasy attuale (che è cosa ben diversa ;) ) c'è inoltre un'enorme influenza di un altro media, qusi sconosciuto alle prime fasi (dominate da modelli letterari e dal mercato delle c.d. riviste pulp): Il (video)gioco. L'industria videoludica (e l'antenato più stretto, D&D) riprende questi stessi stanchi cliché, resi alla decima potenza.

Soprattutto l'enorme successo di questi media (in particolare di D&D) ha contribuito a rafforzare nella percezione del grande pubblico (e dei fruitori del fantasy in particolare) un'immagine stereotipata e canonizzata del genere. Di nuovo, dunque, solo pizza capricciosa.

Fine prima parte :-)

Michele A. F. Greco ha detto...

Anacroma, concordo su tutto.
Tranne che per una cosa: non è stato Tolkien a dare il via al fantasy. Lui ha a) dato il via solo all'high fantasy, e b) portato il fantasy a un livello "mainstream". Ma in realtà il fantasy, così com'è inteso oggi, è nato sul finire del 1800, ben prima di Tolkien.
Poi, anche mentre si ripetevano i cliché e anche nella fase pseudo-femminista, stavano maturando molti altri sottogeneri del fantasy, che però sono rimasti a lungo a un livello "underground". Se a questo si aggiungono i videogame, si capisce perché il grande pubblico identifichi il fantasy con il fantasy classico, ignorando gli altri sottogeneri (se non l'urban e il paranormal trainati dai casi editoriali/cinematografici degli ultimi anni). Ed ecco perché tutti i sottogeneri, anche quelli non classici, devono fare i conti con gli stereotipi della pizza capricciosa xD
Es: Il new weird, pur avendo radici assolutamente non-classiche (Peake, Carroll, Lovecraft e King), ha come scopo dichiarato quello di andare contro i cliché del fantasy e rivoluzionare il genere.

Vincenzo ha detto...

Tenterò di rispondere al tuo punto di vista in base a quel che è - così mi è sembrato - il punto focale di tutto il post: "Il fantasy è prima di tutto fantasia, che guarda caso si nutre di originalità. Un fantasy poco originale è un fantasy con poca fantasia, e quindi un fantasy di serie B!"
Ci sarebbe da dissertare su questa parola magica "originalità", certamente sopravvalutata in pressoché tutte le sue accezioni. Tenterò di farla breve per esigenze di spazio. originale=nuovo, intendi questo no? Ma qui salta fuori un pesante errore concettuale: nuovo=buono. No, mai. Non è mai stato così, la bellezza e la correttezza non sono mai stati in funzione della novità.
L' originalità non è altro che un ingrediente: può esserci come non esserci, ancora oggi continuano ad esserci capolavori (qui non mi riferisco solo al mondo letterario) che hanno poco o niente di originale. Il primo che mi viene in mente è la divina commedia: ha sempre avuto poco o niente di originale, adesso così come ai suoi tempi, ma è studiata ancora oggi, a 700 anni dalla sua stesura, fino ai confini estremi del mondo. Si potrebbe parlare a lungo a riguardo, ma il tutto mi pare che si riduca al fatto che se il lettore, nell' atto di leggere una storia, si dimentica di star leggendo un libro, allora l' opera è riuscita, no? E questo non è in funzione della novità, è in funzione dell' abilità artistico-letteraria dell' autore. Secondo la tua filosofia, dovresti ritenere gli spaghetti al sugo di pomodoro un piatto di serie B, perché utilizza due volgarissimi ingredienti come la pasta e il pomodoro, triti e ritriti da secoli, ed il fatto che sia un piatto invidiato da tutto il mondo non conterebbe nulla.
Ho notato poi che hai inserito quasi timidamente - così mi è parso - Martin tra i tuoi autori preferiti. Martin non è un low fantasy, non è lontanamente definibile come tale, scusami tanto: magia, ambientazione fantastica, creature fantastiche, di cui alcune di eredità classica...è un puro epic fantasy. L' unica differenza è che l' elemento magico è, almeno nei primi romanzi, meno insistente in confronto a quello dell' high fantasy tolkieniano. Ma a te è piaciuto lo stesso, mi pare :)

Tanto per riassumere il mio pensiero: non è bello ciò che è nuovo, è bello ciò che è...bello, asd. Spero di non esser stato troppo pesante e prolisso, saluti.

M. G. Prometheus ha detto...

C'è un errore nel tuo ragionamento. Vedi, io non sostengo che "originale = bello", io sostengo che "banale = brutto". Non necessariamente un fantasy originale è bello, ma l'originalità è uno degli ingredienti necessari affinché lo sia (con le dovute e rarissime eccezioni). E anzi, l'originalità è anche l'unica condizione affinché un fantasy abbia motivo di esistere. Perché senza un minimo di originalità non c'è fantasia, per lo meno non c'è ai livelli richiesti dal fantasy. E questo è uno dei motivi per cui il fantasy è il genere più difficile da scrivere, assieme al fatto che si parla di cose irreali e che quindi una minima svista tecnica (troppo raccontato, deus ex machina, poca coerenza interna etc etc) può minare irrimediabilmente la verosimiglianza della storia e l'immersione del lettore.

Paragonare la narrativa alla cucina non ha senso in questo contesto, soprattutto se si sta parlando di un genere complesso come il fantasy. Il fantasy si nutre di originalità. Senza un minimo di originalità non c'è fantasia, senza fantasia non c'è fantasy di qualità. Punto. Non è richiesta originalità estrema, non pretendo che tutti scrivano New Weird o Bizarro fiction. Ma un minimo di originalità ci deve essere, giusto per dare un senso alla pubblicazione di quel romanzo, giusto per stimolare la fantasia e l'immaginazione, giusto per creare immagini nuove.

Martin focalizza l'attenzione sui personaggi e sulla trama, non sull'ambientazione. E inoltre è anche uno scrittore competente e con uno stile più che decente (a tratti buono o molto buono). Proprio per questi motivi l'ho inserito tra quei pochissimi autori di fantasy classico degni di essere considerati. Nella classifica c'è pure Erikson, se è per questo.
Loro due sono tra i pochissimi autori in grado di essere interessanti occupandosi di un genere ormai morto e mettendoci pure un pizzico di originalità e personalità. Ma il fantasy classico permette uno spazio manovra molto ridotto in quanto ha dei canoni molto rigidi. Si possono infrangere questi canoni, ma in tal caso si esce dal fantasy classico e si va in altri sottogeneri.

Inoltre, attenzione: magia, ambientazione fantastica e creature fantastiche sono elementi riscontrabili in quasi tutti i sottogeneri fantasy. Ci sono pure nel New Weird e nel Science fantasy! E qualche volta persino nella Bizarro fiction. Ma tutto dipende dal "cosa" e dal "come". Elfi e draghi non sono le uniche creature fantastiche esistenti, le ambientazioni pseudo-medievali non sono le uniche esistenti e la magia in stile D&D non è l'unica esistente. "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" non ha elementi magici così ingombranti e presenti, le creature tipiche sono poche, non c'è una netta divisione tra bene e male. Io lo metterei all'incrocio tra Low fantasy ed Epic fantasy, ma comunque in un ambito tipicamente classico.

La Commedia viene studiata per ben altri motivi, non certo per l'originalità. Che poi sì, quell'idea di aldilà era già banale all'epoca, ma non lo è affatto il modo in cui è stata gestita.
Inoltre, nel campo della narrativa moderna, l'originalità ha un senso ben preciso. Che senso ha pubblicare un romanzo se ce ne sono già tanti altri simili? Ci sono centinaia di fantasy classici in circolazione: ora anche basta! Al tempo della Commedia dantesca, quanti poemi simili erano stati pubblicati?

P.S. Martin non è un autore epic fantasy. Non vedo perché rinchiuderlo in un genere quando in realtà ha scritto vari ottimi romanzi fantascientifici.

P.P.S. no, non sei stato né pesante né prolisso. E anzi, ti ringrazio di avermi dato l'opportunità di chiarire che per me non necessariamente "originale" è uguale a "bello", allo stesso modo per cui "bagnato" non necessariamente equivale ad "acqua".
In ogni caso, il tuo intervento è stato interessante. :)

Vincenzo ha detto...

Felice di non esser stato né pesante né noioso. Spero di non esserlo nemmeno ora.

|P.S. Martin non è un autore epic fantasy. Non vedo perché rinchiuderlo in un genere quando in realtà ha scritto vari ottimi romanzi fantascientifici.|
Attenzione, io collocavo la saga di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco all'interno dell' epic fantasy, non l' autore. Ho lasciato intendere il contrario? [va a rileggere...]
Ops, l' ho fatto. Errore mio.

|La Commedia viene studiata per ben altri motivi, non certo per l'originalità. Che poi sì, quell'idea di aldilà era già banale all'epoca, ma non lo è affatto il modo in cui è stata gestita.|
Ed è esatto, qui ti volevo! Ciò conferma che l' originalità è un ingrediente, volendo mantenere il parallelismo con la culinaria (che, perdonami, non ho capito perché è stato ritenuto inappropriato) un piatto non è fatto soltanto da ingredienti, ma piuttosto dal loro convivere in armonia, un armonia dettata dalle impalpabili leggi secondo cui si muove l' abilità culinaria dello chef, vale a dire la sensibilità artistica dell' autore. Siamo d' accordo: sempre lo stesso piatto, IDENTICO, sempre e comunque, può (non è detto) finire per stancare. Il palato si abitua. Se però lo chef, nonostante continui ad usare gli stessi ingredienti, riesce ad essere tanto bravo da rimescolarli in modo diverso, tagliando un po' e aggiungendo un po', tale che alla fine l' assaggiatore si ritrovi comunque a fare gnam gnam, il piatto è ugualmente riuscito :) eppure gli ingredienti sempre quelli sono. In tal caso lo chef-autore, pur non avendo dimostrato fantasia nell'identità degli ingredienti, ne ha dimostrata a bizzeffe nel loro trattamento. Sempre di Fantasia si tratta :). Se poi mi dici che ciò possa essere molto difficile, sopratutto constatando come il mercato sia saturo degli stessi ingredienti, posso darti ragione, ma non è di questo che 'sto parlando. Il mio discorso è a monte di ciò.
Dunque:
|Che senso ha pubblicare un romanzo se ce ne sono già tanti altri simili?|
Il fatto che quel romanzo possa comunque essere un' opera d'arte indipendentemente dal genere, secondo il principio che ho appena illustrato. Se così non è, la responsabilità è dell' autore, non del genere. Poi ripeto, il fatto che sia più probabile che ciò non avvenga è un altro discorso.

Spero dunque di aver chiarito perché non ritengo l' originalità essenziale. Tu dici: il fantasy si nutre di originalità. Io ora dico che il fantasy si nutre ANCHE di originalità; dunque, un autore competente e talentuoso è in grado di darli da mangiare altro facendolo crescere lo stesso sano e forte (perdonami la metafora insulsamente spicciola, ma nella sua piccolezza m' è parsa molto eloquente asd).

P.S. Concordo, le doti letterarie di Martin sono innegabili.

M. G. Prometheus ha detto...

L'originalità sta anche nel modus operandi, non ho mai detto il contrario. Swanwick usa gli elfi, ma li usa in modo originale e totalmente diverso rispetto alla tradizione tolkieniana. Insomma, li reinventa.
Vedi, il tuo esempio non regge proprio per questo. Se in ambito culinario mescoli in modo diverso gli ingredienti, sempre quegli ingredienti sono. Ma se prendi un elemento cliché e lo trasformi, lo gestisci in modo diverso, stai creando qualcosa di nuovo.
E in ogni caso non ha molto senso paragonare il cibo alla narrativa: sono cose totalmente diverse! È un po' come paragonare la fisica quantistica alla pittura. La narrativa fantastica, poi, è complessissima e appartiene a un ambito del tutto eccezionale rispetto agli altri generi.
Il fantasy richiede molta più fantasia rispetto agli altri genere, e una fantasia così potente è geneticamente costituita da originalità. Un fantasy originale non per forza è bello, ma un fantasy bello 9 su 10 è originale. Poi ci sono delle rarissime eccezioni in cui il tuo ragionamento è valido e ha senso, ma di quanti casi stiamo parlando? 4 o 5 compreso Martin? Se arriviamo a 10 è tanto. E questo a fronte di una produzione ampissima e con più di un secolo di pubblicazioni alle spalle. Chiaramente ciò vale riguardo ai contenuti, non allo stile (che non ha a che fare col genere).
Anyway, abbiamo semplicemente idee diverse. Rispetto la tua idea, ma non la condivido e, in ambito letterario, la ritengo perfino dannosa. Ma sono punti di vista! In fondo non siamo in un ambito oggettivo, non stiamo parlando di scienza. xD

Partiamo dal presupposto che nella narrativa di genere non ha molto senso parlare di "opera d'arte". Ma comunque sarà la storia a definire se quel romanzo sia o no un'opera d'arte, lo decideranno i posteri, non i contemporanei. Di certo, però, non si potrà prescindere dal contesto e quindi dal genere.

Anonimo ha detto...

Solo una cosa: Martin nei suoi ultimi romanzi ha aumentato le componenti fantasy.

M. G. Prometheus ha detto...

It's true. ;)

Anonimo ha detto...

Fantasy = elementi fantastici non spiegati scientificamente.

Apperò non sapevo che la Bibbia o che la mitologia norrena fossero fantasy.
Mi sa che non sai precisamente cosa sia un romanzo fantasy :)

M. G. Prometheus ha detto...

1. I testi religiosi non possono essere considerati fantasy perché creduti veri, reali, non fantastici;
2. Molte mitologie antiche appartengono a periodi storici in cui non c'era ancora il concetto di narrativa fantastica, per il meno in quelle società. Figuriamoci il concetto di narrativa fantasy, che è nato tra fine '800 e inizio '900. Inoltre, per convenzione non viene considerato sensato utilizzare i generi letterari moderni prima della nascita del romanzo moderno. Tutto ciò viene prima può essere classificato come "proto-Qualcosa" o "Qualcosa ante litteram" o come "fonte d'ispirazione per Qualcosa" o come "radice di Qualcosa". Le varie mitologie sono certamente uno dei terreni in cui la letteratura fantasy ha affondato le radici, ma non possono essere definite come fantasy, men che meno come narrativa fantasy (la mitologia non è narrativa di genere in senso moderno, idem la Bibbia). Lo stesso vale per l'epica medievale, Ciclo Arturiano in primis. Il discorso cambia leggermente prendendo romanzi come "Un Americano alla Corte di Re Artù" o "Il Ritratto di Dorian Gray": questi sono romanzi in senso moderno e rispondono alle caratteristiche del fantasy, ma sono stati scritti in periodi in cui il fantasy era ancora in fase decisamente embrionale, quindi tutt'al più si può parlare di "fantasy ante litteram". Proprio perché si trovano in una zona di confine, ognuno può decidere se metterli da una parte o dall'altra, vanno bene entrambe le opzioni. Io tendo a considerarli come fantasy, anche perché la "Trilogia di Gomerghast" di Peake è convenzionalmente ritenuta tra le primissime opere fantasy, ma è stata terminata a metà '800 (trent'anni prima di "Un Americano alla Corte di Re Artù" e trentun'anni prima de "Il Ritratto di Dorian Gray"). A proposito del romanzo di Wilde, questo generalmente viene classificato come romanzo gotico, ma il gotico è più un "periodo storico-letterario" che un genere a sé stante. In realtà il gotico è perfettamente sovrapponibile talvolta al dark fantasy, talvolta all'horror sovrannaturale e talvolta all'horror d'atmosfera.

Mi sa che tu non sapevi precisamente cosa sia un romanzo fantasy. Anzi, non sapevi neppure cos'è un romanzo, dato che hai citato la Bibbia. Be', ora hai visto la luce. :)

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