Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 8 aprile 2012

Festività Crudele + trollata bonus

In realtà non vi voglio augurare buona pasqua, che vale solo per i cristiani. Io vi voglio augurare buone feste, che vale per tutti.
Detto ciò, sinceramente non capisco cosa spinga a uccidere 711 mila agnellini e a nutrirsi di crudeltà per una festa di pace. Questa è una "tradizione" barbara e senza alcun fondamento religioso!
Che poi, a voler essere precisi, in realtà pasqua è una festività pagana legata al ciclo lunare.

Termino con una canzone tipicamente pasquale come...

P.S. l'aver scritto "pasqua" con l'iniziale minuscola è voluto. 

7 commenti:

Md2 ha detto...

Non ha niente a che fare con la festa o con la tradizione, la strage degli agnelli: quella è solo una scusa, un po' come i sostenitori delle pellicce tirano sempre in ballo l'occupazione e lo smaltimento dei residui di macellazione. La verità è che le pellicce continuano a produrle perché 'sono belle' e che gli agnelli continuano ad ammazzarli perché hanno un buon sapore. Le tradizioni si infrangono con una relativa facilità, mentre qui è una questione di gusto... per cui credo che prima di 3/4 generazioni non cambierà nulla.
Scusa l'aggressività ma la Pasqua, con pranzo in famiglia e relative frecciatine ('ma è meglio macellarli da piccoli, gli animali, almeno non fanno in tempo ad affezionarsi alla vita e non soffrono! Ah ah ah!') finisce sempre per esacerbare un po' gli animi ù_ù

P.S. Un tempo l'uccisione dell'agnello aveva un senso in quanto offerta sacrificale. Infatti la macellazione di un agnellino, in realtà, non rende nulla (una famiglia numerosa non ci fa neanche un pasto, basti pensare che una carcassa è di circa 9 kg, con ossa e testa; un pregiato agnellino da latte ancor meno. Scusa la crudezza). Uccidendolo si rinunciava ad avere una pecora che avrebbe reso in lana, latte o - in ogni caso - in una quantità superiore di carne.

Das

Michele A. F. Greco ha detto...

Concordo con te. Anche col post scriptum.

Tra l'altro ho in progetto di scrivere un post sulle tradizioni...

Md2 ha detto...

Bene, mi incuriosisce molto come tema. Attendo con interesse :-)

Anacroma ha detto...

ehm... a voler essere precisi, la pasqua (o Pasqua, come preferisci :-) è una festività che con la luna ha poco da spartire.

Quella che noi "celebriamo" (le virgolette sono d'obbligo), prima di ridursi all'attuale sagra dei cioccolatai e dei macellai era una ricorrenza religiosa che fondeva almeno tre tradizioni differenti:
- la pesah ebraica, da cui deriva il nome (e poco altro), festività che ricordava agli Ebrei la liberazione dall'Egitto (e in particolare la fuga (ricordata anche nella passione dai cristiani - è la celebrazione che precede la cattura);
- il ricordo della "morte e resurrezione" di Gesù Nazareno, elemento catartico e fondamentale della comunità cristiana;
- più antiche festività pagane, legate al mondo agricolo ed al "risveglio" primaverile (non ricordo nel mondo latino, ma il nome stesso della Pasqua - o pasqua - in inglese e tedesco è rivelatrice di questo, e richiama esplicitamente Eostre, la dea germanica della fertilità);

La data della Pasqua (o pasqua) è fissata al(la domenica successiva al) primo plenilunio primaverile, ma non per questo è una festività lunare :-)

Michele A. F. Greco ha detto...

Ma ti sei domandata perché viene fissata in quel modo? Cosa che, tra l'altro, viene fatta fin dall'antichità.
In realtà quelle motivazioni sono solo scuse a posteriori, perché in quello stesso giorno si festeggiano un sacco di feste legate al ciclo lunare (in altre culture e religioni, ovvio). E questo fin dall'antichità. La pasqua trae le sue radici dalle religioni orientali (ma diffuse anche nell'Impero Romano) legate alla venerazione del Sole e della Luna di origine. In realtà tutto il cristianesimo è un fusione di tradizione pagane a sfondo esoterico, dal rito della Messa alle festività di Natale e Pasqua. Pure allo stesso concetto di Trinità. Tant'è che i primissimi cristiani consideravano Gesù come un profeta, non come un dio. E soprattutto non avevano il concetto di dio uno e trino.
Tutto ciò si fa ancora più evidente nelle arti e, in generale, nel modo in cui veniva rappresentato Gesù. La verità è che Cristo è solo una rielaborazione di altre figure sacre (Horus, Ercole e Mitra in primis).

Anacroma ha detto...

Allora: ok, che Cristo (o cristo, se preferisci :) ) che ci hanno propinato al catechismo sia una rielaborazione successiva della Chiesa (o chiesa) è un po' la scoperta dell'acqua calda.

L'identificazione del profeta (o messia, o ragazzo delle pizze, fai tu) dei cristiani con le figure (demi)divine che tu citi è un fattore politico, che nasce quando Costantino decide di smettere di osteggiare il cristianesimo, avviando una politica che porterà i suoi successori a farne una religione di stato.

L'impero romano era all'epoca (come certo saprai) in profonda decadenza, e lacerato da guerre civili. Il tollerante multiculturalismo che aveva connotato la civiltà romana dei secoli precedenti non era più un'opzione, anche perché l'originale mentalità pratica e pragmatica, che aveva permesso ad un popolo di pastori del Lazio di conquistare (quasi tutto) il mondo conosciuto era ormai tramontata. La società romana arcaica era stata polverizzata, per la pauperizzazione degli strati sociali inferiori, l'enorme afflusso di schiavi e l'allargarsi del divario fra patrizi, ceto equestre e plebei. Allo stesso tempo, vi era stata un'enorme diffusione di culti misterici provenienti dalle Province Orientali, di matrice ellenistica o orientale (siriaca-caldea).

Dunque, il cristinanesimo (religione, o culto, o ... fai tu) si trovava a far competere il figlio di un falegname di Nazareth che si era mitemente fatto mettere in croce con Dei che facevano cose che neanche i protagonisti di un Manga :-) (questo soprattutto nelle realtà urbane), mentre nelle campagne il cristianesimo doveva affrontare la persistenza (a volte plurimillenaria) di riti "agresti" legati al ciclo naturale.

Per questo è stato scelto (ripeto SCELTO), di identificare la nascita di Cristo nel periodo del solstizio d'Inverno, e di mettere la data della Pasqua in corrispondenza delle festività pagane ad essa legate (per il mondo romano, il periodo in cui cade oggi la pasqua era dedicato a festeggiamenti in onore della madre terra, Cerere.

Per questo Ti dicevo che, secondo me, NON si può parlare di festività lunare. La luna è un comodo calendario, ma nella Pasqua (o pasqua) si festeggia la terra, la rinascita e la fertilità, non l'astro celeste.
Ancor oggi, in ambito contadino, si parla (per le semine, o per trarre auspicio sul raccolto) di "luna di primavera", ma per segnare appunto l'inizio della primavera, e non per ossequio alla Luna.

Ricorda che i calendari (da quello sumero in poi, tranne quello egizio) originariamente sono "lunari", perché segnare i cicli lunari è il modo più elementare per segnare il tempo (soprattutto laddove il ciclo della stagionalità è meno marcato). Il nome stesso dei mesi è legato alla luna, ma per il fatto che, appunto, si misurano sulla base delle fasi lunari.

Mi spiace per il Wall of Text, ma ci tenevo a chiarire la mia posizione :-)

Grazie per lo spazio (se vorrai pubblicare il commento), altrimenti... grazie per la lettura ;)

Michele A. F. Greco ha detto...

Non ho mai detto che la festività lunare a cui mi riferisco era romana ;) Io mi riferisco a una festività di antichissima origine medio-orientale e transreligiosa che col tempo si è diffusa in ambito esoterico. Nulla di romano, Cerere non c'entra e non c'entrano neppure i riti agresti. C'entra, invece, il rapporto Sole-Luna. Se ne fa riferimento persino nella Qabbaláh.

Riguardo al resto, ti consiglierei di consultare questo sito: http://www.cristianesimo.it/

P.S. perché non avrei dovuto pubblicare il commento? Io non censuro mai, men che meno quando si sta discutendo in modo pacifico su argomenti interessanti ;)

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