Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

giovedì 15 dicembre 2011

Auguri, Mark!


Il 15 dicembre 1978 nasceva Mark Jansen, uno dei miei idoli musicali.
Compositore, chitarrista e cantante growl/scream, è un ex membro degli After Forever e attualmente è il mastermind degli Epica (la mia band preferita) e dei MaYaN.
Nelle sue band si occupa anche delle orchestrazioni virtuali e di parte dei testi.
Gli argomenti che ama trattare sono di tipo socio-politico, filosofico, religioso e psicologico. Emblematiche sono le sue due saghe-concept: The Embrace That Smothers (L'Abbraccio che Soffoca) e A New Age Dawns (Sorge una Nuova Era). 

martedì 13 dicembre 2011

Questione di spazio

La casa editrice "Instar Libri", non manderà in libreria novità, ma solo libri del vecchio catalogo. Con questa motivazione:

La stragrande maggioranza dei romanzi, anche quelli con un buon riscontro di critica e di lettori, vende qualche migliaio di copie. In un Paese di 60 milioni di persone non sono certo dei déjà vu. Quindi spesso non è un motivo commerciale o qualitativo che li fa sparire dagli scaffali, ma il diabolico bisogno di sfornare in continuazione titoli nuovi per occupare gli spazi delle librerie, nella speranza di centrare il libro da un milione di copie. Lasciando sul campo molti libri che meriterebbero di diventare dei classici. E qui interviene il buon senso. In una piccola/media casa editrice indipendente, un libro ben scelto e ben fatto rappresenta un notevole investimento, sia nella sua realizzazione sia nella sua promozione, dunque la durata temporale è un elemento economico fondamentale. Ma l’aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c’è solo un danno economico per l’editore, ma un danno ‘esistenziale’ per l’autore. Un libro non è solo un oggetto che si fabbrica, si vende, si legge, si butta.
È un pezzo d’anima dell’autore. Una fetta importante della sua vita lavorativa. 

domenica 11 dicembre 2011

Antagonisti preferiti

(Qual è il vostro antagonista preferito?)

In ogni storia c'è un antagonista. Talvolta è interno e psicologico, altre volte può essere un gruppo o un sistema sociale, altre volte ancora una forza della natura. Ci sono perfino casi in cui l'antagonista non è chiaramente definibile, ma c'è lo stesso.
Il più delle volte, però, l'antagonista è un personaggio. O magari più di uno, e in questo caso si può discernere tra  il semplice nemico e il grande arcinemico. Un esempio conosciutissimo lo si può trovare in Harry Potter: Draco Malfoy è un nemico, Voldemort è l'arcinemico.

Io penso che l'antagonista sia il personaggio più affascinante di una storia. Perché? Magari perché il male ha sempre un suo fascino magnetico, magari perché rappresenta le paure del personaggio. L'ipotesi più probabile, però, ha a che fare con le motivazioni dell'antagonista e la curiosità di conoscerle.
Ovviamente, ogni antagonista può avere motivazioni diverse: pazzia, vendetta, sete di potere e/o denaro, cieca fede religiosa e/o politica, sfiducia nel genere umano, ossessione, gelosia, invidia, sadismo, disperazione e moltissime altre. In fondo, se l'antagonista è un personaggio umano, non sarà mai totalmente cattivo. O meglio, esistono i "cattivi assoluti" nella narrativa e nel cinema, ma si tratta di personaggi trattati superficialmente e senza approfondimento psicologico.
Ad ogni modo, tratterò la costruzione dell'antagonista in un articolo apposito di "Scrittura e narrativa di genere".
Ora vi starete chiedendo perché vi sto dicendo tutto questo. Be', volevo introdurre una domanda: qual è il vostro antagonista preferito? 

Il mio è Melanchthon ("La Figlia del Drago di Ferro" o "Cuore d'Acciaio", Michael Swanwick). Si tratta di un drago biomeccanico ispirato al Satana del "Paradiso Perduto" di Milton e alla filosofia di Schopenhauer. Melanchthon è la personificazione del pessimismo, del nichilismo e della misantropia
Ecco un suo discorso:
‎La vita esiste, e tutti quelli che sono vivi sono nati per soffrire. I momenti migliori sono fugaci e acquistati a prezzo di acuti tormenti. Ogni affetto finisce. Chiunque ami muore. Tutto ciò che stimi trapassa. In tale vessatoria esistenza, la risata è pazzia, e la gioia è follia. Dobbiamo rassegnarci a che tutto accada senza ragione, senza causa? A che non ci sia nessuno da incolpare se non noi stessi? Ma accettare la responsabilità è inutile, perché farlo non può alleviare, differire, né placare il dolore. Improbabile! È tanto più consolante erigere una figura di paglia sulla quale riversare tutte le colpe.

Arthur Schopenhauer
Affascinante, vero? E, ancora più importante, divide i lettori: molti di voi già lo stanno odiando, altri lo capiscono.

Le premesse del pensiero di Melanchthon non sono dissimili da quelle di Schopenhauer: «La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.»
Il drago biomeccanico, però, trova una soluzione ben diversa da quella del filosofo tedesco. Se per Schopenhauer la fine della sofferenza umana sta nella negazione della volontà, per Melanchthon sta nella distruzione dell'intero universo. Può sembrare assurdo e brutale, eppure l'intenzione è buona e il ragionamento ha una sua logica.  
Il ribelle Melanchthon non può che affascinare per il coraggio nello sfidare la vita stessa. Perché in un mondo così crudele, tutto perde significato.
Non si può rimanere impassibili davanti a un personaggio del genere! 

Altri antagonisti che mi hanno particolarmente colpito sono: Carnival (Trilogia di Deepgate), Izma (Le Follie dell'Imperatore), Gollum (Il Signore degli Anelli), Thanos di Titano, Cersei Lannister (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) e Marisa Coulter (Queste Oscure Materie). 

E il vostro antagonista preferito qual è? 

Ps: l'antagonista (arcinemico) del mio romanzo è il Gran Cardinale. Qui potete leggere un discorso in cui è coinvolto.