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«Vinci le tue paure, supera le tue debolezze, resisti alla caduta e rialzati!» [Septicflesh – Prometheus]

giovedì 31 luglio 2014

Coprofagi, editoria e moralità

Tipico lettore di romanzi di merda.
Criticare uno scrittore e stroncare un suo romanzo è considerato socialmente accettabile, criticare una pessima casa editrice che ha appena chiuso è quasi un reato. Non è un atteggiamento simile a quello di chi diventa fan di qualunque cantante morto? Ipocrisia e sciacallaggio allo stato puro.
Come se non bastasse, dire la verità oggettiva dei fatti viene visto come un insulto. Se un'azienda scarica rifiuti in mare e io lo faccio notare, sto forse insultando? O sono loro che insultano la società stessa?
È questione di gusti? Sì, infatti io non sono coprofago e la merda non mi piace, ma non per questo smette di essere merda.

Senza contare che il discorso del "valgono solo i gusti" è pericolosissimo in quanto giustifica tutto ed elimina ogni barlume di meritocrazia. E allora Fabio Volo diventa come Saramago, Moccia come King, Twilight come la Divina Commedia. No, mi dispiace, ma dei canoni oggettivi devono esserci. E infatti, per quanto riguarda l'ambito tecnico-stilistico (ossia la scrittura in sé), ci sono e sono stati oggetto anche di ricerche neuroscientifiche. 

Ma poi, siamo capaci di renderci conto delle conseguenze che ha la pubblicazione di romanzi pessimi anziché buoni?
  1. I brutti romanzi tolgono spazio e visibilità ai buoni romanzi. Pensate a quanti libri potrebbero stare in libreria se non ci fosse quella pilla infinita di libri di Vespa. Pensate a quanti bei libri sono relegati in un angolino buio oppure non trovano spazio in libreria. Ma pensate anche ai magazzini pienissimi.
  2. I brutti romanzi tolgono fondi ai buoni romanzi. L'editoria ha un costo. Se i soldi spesi per stampare, distribuire, promuovere e pubblicizzare i pessimi romanzi venissero spesi per i buoni romanzi. Se poi si parla di romanzi stranieri, ci sono anche i costi di traduzione.
  3. I brutti romanzi alimentano i luoghi comuni. "Il fantasy fa schifo, è per gente ritardata": grazie al cazzo, se vengono pubblicati un sacco di romanzi ad alto livello di ritardo mentale.
  4. I brutti romanzi abbassano gli standard qualitativi e le aspettative dei lettori. Se droghi il mercato con pessimi romanzi, questi diventeranno la norma. E lo diventeranno anche per i lettori, falsandone i metri di giudizio e impedendo paragoni ragionati. Ne consegue da un lato una generale perdita di meritocrazia, dall'altro un aumento della pigrizia degli editori. Se i pessimi romanzi sono la norma e vendono bene, che senso ha sforzarsi di trovare romanzi decenti? Che senso ha pagare qualcuno per fare un editing serio? Che senso ha impegnarsi? E così ecco che parte una gara al ribasso tra editori e autori. Riguardo a questi ultimi, ricordiamoci che sono anche lettori (si spera... ) e che quindi subiscono anche loro la sfasatura dei metri di giudizio.
  5. I brutti romanzi sprecano carta (e quindi alberi) che potrebbe essere usata per i buoni romanzi.
  6. I brutti romanzi sprecano il tempo dei lettori e degli editori. Ovviamente, parlo degli editor onesti e con un po' di senso dell'onore e di amore per il proprio lavoro.
  7. I brutti romanzi danneggiano l'intelletto e la psicologia dei lettori, specie di quelli molto giovani. De facto, possono traumatizzare a vita.
  8. I brutti romanzi danneggiano la società perché ne abbassano il livello culturale. Una società culturalmente inadeguata è più controllabile e manovrabile in quanto composta da cittadini (e quindi elettori) poco consapevoli. Considerate anche che molti di questi cittadini faranno figli, insegneranno a scuola, lavoreranno in tv, scriveranno sui giornali.
  9. I buoni romanzi migliorano l'editoria in quanto alzano lo standard qualitativo e costringono gli autori e gli editori a impegnarsi di più. Inoltre, i lettori diventano più consapevoli e anche difficilmente accontentabili, quindi comprano solo prodotti di qualità, quindi danno il via a un sistema altamente meritocratico.
  10. I buoni romanzi migliorano la società e insegnano a mettersi nei panni altrui.  E qui entriamo nell'ambito della moralità in narrativa.
    Vi racconto un aneddoto. I poliziotti messicani non erano in grado di provare empatia e mettersi nei panni altrui, quindi risultavano troppo violenti. Allora il sindaco di Neza decise di risolvere la questione costringendo i poliziotti a leggere narrativa. Non sto scherzando, è accaduto davvero.
    Cosa c'entra la narrativa? Poniamo di avere Calderoli come personaggio-pov con filtraggio psicologico profondo. L'oggettività sarà oggettivata e i pensieri del personaggio diventeranno la realtà (per lo meno per sé e per il lettore, a meno che non ci siano dei superpoteri di mezzo). Il lettore proverà empatia per Calderoli, si metterà nei suoi panni, e alla fine si stupirà a pensarla come lui, a pensare che ha ragione. Proprio in quel momento, BAM, arrivano le conseguenze. Calderoli ha preso il potere e ha emanato leggi razziali. Gli immigrati sono stati tutti cacciati e quindi l'economia italiana è andata a rotoli, i crimini non sono affatto diminuiti, il livello culturale generale si è abbassato (leggere apre le menti e quindi "cura" dal razzismo). Come se non bastasse, Calderoli si è innamorato di un'immigrata e ha capito di aver sbagliato, ma ormai è tardi: lei viene deportata e lui non può fare nulla. Non appena Calderoli dimostra ai suoi sodali di aver cambiato idea, loro lo prendono per pazzo e lo uccidono.
    Direi che è una soluzione molto potente per insegnare la morale al lettore, no? Funziona meglio rispetto al dire "questo è giusto e questo è sbagliato", no? In fondo i bambini imparano che il fuoco brucia solo scottandosi, no? Senza contare che sapersi immedesimare negli altri permette di crescere, di arricchirsi, di mettersi in discussione e di saper smontare efficacemente le idee altrui. Ecco, questa è la moralità in narrativa. Gli scrittori ingenui si chiederanno "ma ora penseranno che io sia razzista", peccato sia una cazzata: un romanzo con penetrazione profonda, sia esso in prima o in terza persona, è scritto dal personaggio-pov. Lo scrittore sparisce, il narratore è Calderoli stesso. Pensate che Anton Čechov fu accusato sia di avere idee di destra sia di avere idee di sinistra, quando in realtà ad averle erano i suoi personaggi. Giusto per fare un altro esempio, un attore che interpreta un serial killer non necessariamente lo è a sua volta. Immedesimarsi in idee diverse dalle proprie fa parte sia del lavoro dello scrittore sia del lavoro dell'attore. Inoltre, esprimere esplicitamente le proprie idee di autore è inelegante, anacronistico e poco efficace. Ma ne parlerò meglio in un articolo apposito.
  11. I buoni romanzi sono catartici e permettono di sfogare le proprie perversioni represse in modo sano e innocuo;
  12. I buoni romanzi intrattengono meglio rispetto ai pessimi romanzi, quindi possiedono una funzione anti-stress;
  13. I buoni romanzi sono utili per contrastare l'analfabetismo emotivo-sentimentale;
  14. Buone letture formano buoni scrittori in quanto li abituano ad alti standard qualitativi. O meglio, in realtà leggere senza avere gli strumenti adeguati serve solo a migliorare il proprio vocabolario, a stimolare la fantasia e a distinguere i cliché dalle idee originali. Tutte cose fondamentali, ovvio. Ma per capire come funziona davvero un auto bisogna avere le conoscenze adatte per analizzarne il motore. Ecco perché andrebbero studiare le tecniche narrative
Un'obiezione che viene spesso mossa è: "ma se il libro X ha fatto avvicinare le persone alla lettura, è da lodare". Premettendo che questo ragionamento porta a giustificare persino i romanzi di Moccia, ma è davvero un'ipotesi reale? Abbiamo dati statistici che confermino che i lettori di X poi siano diventati lettori medi, forti o fortissimi? Oppure sono rimasti lettori occasionali? E, soprattutto, sono cresciuti come lettori o hanno continuato a leggere pessima narrativa scambiandola per buona? Quali sono le percentuali in merito? E ancora: non si poteva usare un buon romanzo per invogliare alla lettura o quel pessimo romanzo era l'unico adatto?

Meglio leggere un solo libro buono che cento pessimi, meglio avere pochi lettori consapevoli che tanti inconsapevoli. Chiaramente, l'ideale sarebbe avere cento libri buoni e tanti lettori consapevoli, ma questa è una cosa che nasce da un meccanismo meritocratico. Ma come pensiamo di portare meritocrazia se ci stracciamo le vesti per la chiusura di una casa editrice che pubblicava quasi solamente Merda?
Poi, per carità, grande solidarietà ai lavoratori che hanno perso il lavoro e ai fan di quei pochi libri decenti/buoni pubblicati dall'Armenia, ma ciò non cambia che la sua chiusura sia solo giusta e meritocratica. It's karma, bitch!

domenica 27 luglio 2014

Let It Go

Sento che si sta aprendo un nuovo capitolo della mia vita, sento che questo è un nuovo inizio. Sotto vari aspetti, sta sorgendo un'alba luminosa e ricca di speranza. Per la prima volta da tempo, mi sento vivo e fiducioso, per la prima volta da tempo mi sento ispirato e pronto a rischiare. Sto riprendendo in mano la mia vita e i miei sogni!
Ma prima di iniziare questa nuova fase, ho bisogno di esorcizzare definitivamente i demoni dell'ultima. Devo togliermi qualche sassolino dalla scarpa, devo liberarmene per essere più leggero. Non è forse vero che per iniziare un nuovo capitolo bisogna terminare quello vecchio? Voglio approfittarne anche per ringraziare chi ha avuto un'influenza positiva su di me e mi ha permesso di arrivare fino a questo punto.
Questo sarà un post molto personale, diretto e senza peli sulla lingua. Censurerò solo i nomi per rispetto della privacy delle persone coinvolte.

giovedì 3 luglio 2014

Insonnia chimica

Piccola confessione: soffro di insonnia e spesso sono costretto a ricorrere ai sonniferi.
"Chemical Insomnia", ottava traccia dell'album The Quantum Enigma degli Epica, parla della dipendenza da sonniferi, dell'insonnia da astinenza e delle allucinazioni ad essa collegate. Musicalmente si tratta di una delle canzoni migliori dell'album, se non proprio la migliore. Da notare, tra l'altro, che nel ritornello riprende la melodia simil-cinese dell'intro strumentale "The Fifth Guardian"
Per un'analisi dettagliata, vi rimando alla mia recensione dell'album.

Ecco "The Fifth Guardian" + "Chemical Insomnia" (da 3:04):


Musica di "The Fifth Guardian": Isaac Delahaye, Coen Janssen, Miro Rodenberg.
Musica di "Chemical Insomnia": Isaac Delahaye & Epica.
Testo di "Chemical Insomnia": Simone Simons.

Proseguite per leggere il bellissimo testo.

venerdì 27 giugno 2014

Dal Vangelo secondo Marina: How to be A Heartbreaker

Regole del gioco:
  1. Is that you gotta have fun. But, baby, when you're done, you gotta be the first to run.
  2. Just don't get attached to somebody you could lose.
  3. Wear your heart on your cheek, but never on your sleeve, unless you wanna taste defeat.
  4. Gotta be looking pure, kiss him goodbye at the door and leave him wanting more.


Bonus:
  • Boys they like a little danger.
  • We don't want our hearts to break in two, so it's better to be fake, can't risk losing in love again.

Amen

venerdì 20 giugno 2014

Recensione: "L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle" di Ekaterina Sedia

  • Titolo italiano: L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle
  • Titolo originale: The Alchemy of Stone
  • Autore: Ekaterina Sedia
  • Genere: Fantasy
  • Sottogenere: Steampunk fantasy
  • Casa Editrice: Asengard Edizioni
  • Pagine: 288
  • Anno: USA 2008  – ITA 2012
  • Formato: Cartaceo, Ebook
Trama:
Mattie, automa dotata di intelligenza, emancipata e abile alchimista, si trova nel mezzo di un conflitto fra Ingegneri e Alchimisti per il governo della città di Ayona, conosciuta come la Città dei Gargoyle per le statue che campeggiano sugli edifici e perché proprio da essi ha preso vita, quando ancora avevano il potere di plasmare la pietra. Mentre il vecchio ordine sociale e politico sta velocemente lasciando il posto al nuovo, Mattie viene a conoscenza di pericolosi segreti, segreti che possono mutare completamente gli equilibri del potere della città. Ma una tale situazione è inaccettabile per Loharri, l’Ingegnere che ha creato Mattie e che possiede – letteralmente – la chiave del suo cuore.
Recensione:
“L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è il terzo romanzo di Ekaterina Sedia, autrice russa residente da circa dieci anni negli Stati Uniti d’America. 
La storia inizia con una richiesta per l’automa alchimista Mattie da parte dei Gargoyle: deve trovare un modo per fermare la loro inevitabile trasformazione in statue. Sullo sfondo assistiamo a dei mutamenti sociali provocati dal lungo dominio parlamentare degli Ingegneri sugli Alchimisti: i nuovi automi stanno sostituendo i contadini nel lavoro agricolo, costringendoli a faticare nelle miniere. Siamo all’alba di una rivoluzione marxista che si scaglierà contro una disumanizzante industrializzazione capitalistica, portando a mettere a rischio la vita della famiglia reale e a sovvertire l’ordine sociale fino ad allora vigente. Purtroppo Mattie non svolge una parte consapevolmente attiva in queste vicende, ma si limita a essere un personaggio passivamente trascinato dagli eventi. O meglio, in realtà l’agire dell’automa senziente influenza il cambiamento sociale, ma solo alla fine in maniera consapevole; ciò fa sì che il lettore si interessi più alla rivoluzione che alla ricerca della cura per i Gargoyle da parte di Mattie.

C’è però da dire che il vero fulcro della storia è l’evoluzione della protagonista. 
Mattie non è un’automa come gli altri: lei è senziente, ha un’intelligenza artificiale, una personalità, un’umana autocoscienza ed è emancipata. E, soprattutto, Mattie è una donna. Non biologicamente, certo, ma mentalmente ed “esteticamente” lo è. Con sommo stupore, il lettore viene immerso nella mente di una protagonista in cerca della propria identità, di un suo equilibrio tra l’essere un’automa e il provare emozioni umane. Possiamo toccare con mano la confusione di Mattie, il sentirsi esclusa per la sua condizione (gli automi sono considerati inferiori e non hanno un’anima) e il non saper gestire sentimenti atipici per la stessa. E così l’amore, l’amicizia, la fiducia, la speranza e l’altruismo assumono sfaccettature aliene. 
Questo è certamente un romanzo dalla forte impronta femminista, vissuta tra l’altro attraverso gli occhi di una donna atipica, ma coinvolgente anche figure forti e risolute. È il caso dell’ambigua Iolanda, personaggio chiave nella storia, e dell’immigrata Niobe, che marcherà la tematica del razzismo e della xenofobia. In generale le donne hanno un ruolo molto forte in questo romanzo, mentre gli uomini sono spesso rappresentati come insicuri, nevrotici e deboli. E il caso di Loharri, il creatore di Mattie. Lui le ha permesso di emanciparsi, ma non le ha dato la chiave del suo cuore, unico strumento in grado di ricaricarla e quindi di tenerla in vita. Mattie è dipendente da Loharri, è costretta a tornare periodicamente da lui per farsi ricaricare e riparare, cosa che aggrava il loro rapporto “odi et amo”. Infatti, se da un lato Mattie alterna gelosia e odio per il suo creatore, dall’altro Loharri sfoggia atteggiamenti sadici, perversi, possessivi e sessualmente malati nei confronti della sua creatura. Il discorso cambia per Sebastian, che invece è un personaggio positivo agli occhi di Mattie, ma anche fortemente contrastato. Ci si può innamorare di un’automa? È moralmente giusto? È sano? Sono dubbi umani e comprensibili, che però rendono Sebastian antipatico agli occhi di chi ha a cuore le sorti di Mattie. Infine, c’è il Fumigatore di Anime, personaggio delicato, dal passato tragico e dalla storia commovente, che rappresenta un piccola perla in grado di strappare qualche lacrima. Lui è costretto ad ospitare dentro di sé le anime dei defunti fino alla propria morte, momento in cui le accompagnerà per mano nell’aldilà. Fino ad allora dovrà sopportare le lamentele, i rimpianti, i rimorsi e il dolore di centinaia di anime, con solo l’oppio e l’amicizia di Mattie a riempire la sua vita povera e piena di stenti.

Per quanto riguarda la trama, è ben congegnata e presenta vari colpi di scena, ma i climax e gli anticlimax non sono stati gestiti benissimo. La scelta dell’autrice di narrare i cambiamenti sociali attraverso un occhio esterno e passivo è originale, ma porta a varie scene stagnanti e povere di azione, anche se mai noiose. Si potrebbe fare un parallelismo tra gli avvenimenti interiori di Mattie e quelli esteriori della vita cittadina, ma sarebbe stato meglio scegliere una protagonista più partecipe anziché così introversa.

“L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è narrato in terza persona limitata dal punto di vista di Mattie, ma presenta anche alcune parti in seconda persona plurale narrate dal punto di vista collettivo dei Gargoyle. Quest’ultima è una scelta infelice e “opaca”, specie se usata già nell’incipit e abbinata ad un uso smodato del corsivo. L’immersione nelle parti dei Gargoyle diventa quasi impossibile, spezzando così la sospensione dell’incredulità e cacciando il lettore fuori dalla “realtà virtuale”. Fortunatamente il resto del romanzo è molto più trasparente. C’è un discreto uso del mostrato, anche se alternato a parti alquanto raccontate, il filtro psicologico è buono, anche se non eccellente (manca la “sommersione dell’Io”, tra le altre cose), lo stile è semplice e scorrevole, anche se con qualche lieve sbavatura qui e lì. L’impressione generale è che l’autrice sia competente e preparata, ma che in questo romanzo abbia fatto pochissimo labor limae. Ciò si nota soprattutto nell'uso di dialogue tag ridondanti e raccontanti come “ammise”, “obiettò”, “rispose”, “continuò” et similia. Ad ogni modo, lo stile è leggero, fresco e tecnicamente decente.

Per quanto riguarda l’ambientazione, mischia sapientemente steampunk e fantasy, risultando così interessante e originale pur non essendo affatto innovativa. Inoltre l’autrice ha un’eleganza e una parsimonia particolarmente rare nel genere, qualità che le permettono di tinteggiare un world-building verosimile senza sbrodolarsi in infodump e informazioni fini a se stesse. La città è ben filtrata attraverso il POV e gli eventi narrati, ma è anche così ben progettata da divenire viva e pulsante, da far sporcare il lettore con la fuliggine dei suoi tetti. Sia chiaro, Ayona non ha nulla di avanguardistico, ma riesce comunque a trasmettere una sua personalità e, soprattutto, risulta funzionale e adatta alla storia e ai personaggi.

Tirando le somme, “L’Alchimista – Il Destino dei Gargoyle” è un romanzo che, pur alternando pregi e difetti, riesce a farsi spazio nella giungla editoriale e a emergere trionfante sopra i cadaveri dei tantissimi romanzi banali e mal scritti. Se cercate narrativa in grado sia di farvi riflettere sia di intrattenervi, sia di emozionarvi sia di stupire la vostra immaginazione, Ekaterina Sedia non potrà che soddisfarvi.

mercoledì 18 giugno 2014

Pagelle musicali: 2014 (prima parte) - Inferno

Benvenuti all'Inferno, il luogo più oscuro dell'universo musicale. Qui vengono stipati gli album peggiori dell'anno, per lo meno tra ciò che ho avuto modo di ascoltare io. I voti vanno da 0 a 54.
Per evitare polemiche inutili, prima di criticare un voto vi consiglio di leggere le motivazioni dei voti. Vi ricordo inoltre che non ha senso paragonare album appartenenti a generi diversi (es. l'album metal X prende 60, l'album pop Y prende 90, o viceversa) e quindi vi invito a evitare polemiche a riguardo.

"Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate!"



  • Lana del Rey Ultraviolence
    - 
    Voto: 18 su 100
    - Genere: Pop, Pop rock, Soft rock
    - Influenze: Sadcore, Psychedelic rock, Blues, Country pop, Dreampop, Alternative rock
    - Recensione: Parlando di "Born to Die", avevo definito Lana del Rey "Ke$ha travestita da Florence Welch", ma non pensavo potesse arrivare a questi livelli di pretenziosità. Il suo nuovo album è una raccolta di canzoni arrangiate male e cantate peggio che tentano di nascondere il loro vuoto musicale con soluzioni eccessive e ingannevoli. Il risultato è il classico "lipstick on a pig": potrai truccarlo quanto vuoi, ma rimarrà sempre un maiale.
    Gli archi hanno lasciato il posto alle chitarre elettriche, ma sono rimaste intatte le scelte inutili per l'economia dei brani, buttate lì solo per impacchettare un sasso con la carta dorata. Apparenza, pura e semplice apparenza dietro la quale si nasconde un vuoto artistico degno di Rihanna, Katy Perry e Miley Cyrus. Perché in fondo Lana del Rey fa solo canzonette trash-pop, ma prova a mascherarle con impalcature tanto pompose quanto monocordi. Per giunta, nell'inseguire la moda del momento degli pseudo-hipster, ha costruito a tavolino un prodotto "vintage" e "retrò". La distorsione delle chitarre di "Money Power Glory" e "Shades of Cool",  i synth di "Sad Girl", il sassofono distorto di "The Other Woman": tutti disperati tentativi di nascondere i difetti con un alone low-fi, che però finisce per creare mattoni indigeribili. Insomma, un po' come mettere il deodorante su delle ascelle sudate! E poi ci vorrebbe un miracolo per distrarre dalle strutture raffazzonate, dalle linee vocali inconcludenti, dalla mancanza di senso della melodia e dalla produzione cacofonica. L'unica canzone vagamente decente è "West Coast", ma con la consapevolezza che artisti come i The Gathering avrebbero potuto migliorarla non poco.
    I testi seguono il trend dell'album precedente, quindi sono ridicoli, superficiali e pieni di metafore scontate. Più volte si cade in frasi così esplicite da sembrare scritte da un bambino dell'asilo, più volte si rimarca l'ovvio con una pedanteria da ritardo mentale. 
  • Infine, il difetto più grave di tutto l'album: la voce di Lana è una vera lagna. È ancora intubata, sguaiata e ingolata, ma stavolta le scelte di produzione l'hanno resa persino più inascoltabile. Nel caos di filtri, riverberi e distorsioni random, canzoni come "Sad Girl", "Cruel World", "Fucked My Way Up To The Top" e "Brooklyn Baby" risultano degne dal peggior karaoke. Davvero, per riuscire ad apprezzare la voce di Lana in "Pretty When You Cry" bisogna essere masochisti, mentre i vocalizzi in falsetto di "The Other Woman" spero siano campionati da un LP di Florence Foster Jenkins. Dai, è assurdo cantare in modo così forzato, finto e noioso! 
    Insomma, se "Born to Die" conteneva 3/4 tracce melodicamente molto interessanti, "Ultraviolence" è solo un'accozzaglia di suoni mischiati a casaccio e spacciati per musica di spessore. Questo è il peggior album che io abbia mai ascoltato, supera persino "Wild Card" dei ReVamp e "Black Circus" degli Amberian Dawn. Ma va be', Lana è la moda del momento e quindi capisco che tanti pecoroni pseudo-hipster la venerino come una dea. Cari, se volete musica depressiva con voci femminili, ve ne trovo a bizzeffe! Dato che il gothic/doom non lo reggereste, rimaniamo in ambito pop: provate Roniit, che è anni luce superiore alla vostra Lana "Sonnifero" del Rey. 

  • Tuomas Holopainen – Music Inspired by the Life and Times of Scrooge
    - Voto: 50 su 100
    - Genere: Colonna sonora, Musica classica
    - Influenze: Folk, Symphonic rock
    Commento: "Into the West" e "Go Slowly Now, Sands of Time" sono belle, ma il resto è la solita solfa trita e ritrita, la solita minestrina riscaldata. Musica cliché e testi cliché. Tra l'altro si nota molto che vari brani sono stati pensati per la voce di Anette. 

  • P.S. un ringraziamento speciale ad Alessandro, senza il quale non avrei notato certe cose.

    martedì 17 giugno 2014

    "Caligo" + "L1L0" e "La Maschera di Bali"

    Avevo già precedentemente segnalato la nascita di Vaporteppa, collana di Antonio Tombolini Editore, e la pubblicazione de "Gli Dei di Mosca" di Michael Swanwick. Bene, adesso vi annuncio l'uscita del primo romanzo italiano della collana: "Caligo" di Alessandro Scalzo (conosciuto anche come Angra). Un po' di mesi fa ho avuto modo di leggere la versione racconto di "Caligo", che è poi stata ampliata e trasformata in romanzo tout court, e posso dirvi che l'autore scrive molto bene e ha interessanti capacità immaginifiche. 

    "Caligo" è disponibile su Amazon, UltimaBooks, nel negozio dedicato dell'editore e in vari altri store online. Considerando che è lungo 211 pagine e che all'interno ci sono cinque illustrazioni del bravissimo Manuel Preitano, il prezzo di 4,99 euro è onesto ed economico. 

    Ecco la trama:
    Repubblica di Zena, Italia, 1912. Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema principale: da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. Cosa c’è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il defunto colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso? E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena… e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti?
    Un’avventura Steampunk con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.
    Sempre di Alessandro Scalzo potete leggere "Marstenheim", un romanzo Science fantasy autopubblicato nel 2009, ma è chiaro che nel frattempo l'autore è migliorato moltissimo.

    Ne approfitto per segnalarvi anche l'uscita di due racconti gratuiti: "L1L0" di Pippo Abrami, e "La Maschera di Bali" di Francesco Durigon. Il primo è uno Steampunk puro, mentre il secondo è uno Steamfantasy dalle ispirazioni esoteriche. Sono entrambi ottimi racconti, scritti molto bene e con una buona dose di fantasia. Come al solito, potete trovarli sui maggiori store online. 
    Ecco le trame:
    L1L0 è un automa, un bollitore con tre cervelli di scimmia e l’aspetto di un coniglio. Se non fosse per il Witz, il tipico umorismo ebraico alla base della sua personalità, si sarebbe già suicidato. L1L0 però è anche una macchina da guerra, la più avanzata in circolazione, e ha una missione: salvare la figlia del proprio creatore.
    Londra, 1897. Gli esperimenti del Ministero per gli Affari Sovrannaturali scatenano l’inferno sulla città. Abigail Murrey, una giovane veggente del Ministero, ha visto il futuro nei Tarocchi: per seguire le proprie previsioni dovrà trovare il Soldato, il Lord e l’Automa. La Corona Britannica cadrà?

    Infine, se vi interessa la narrativa ottocentesca, vi segnalo anche la raccolta "La Tachipompa e altri racconti" di  Edward Page Mitchell.

    domenica 4 maggio 2014

    Recensione: The Quantum Enigma - Epica

    • Genere principale:
      Symphonic metal.
    • Influenze principali
      Progressive metal,
      Melodic death metal,
      Technical thrash metal,
      Symphonic black metal,
      Progressive death metal.
    • Influenze secondarie:
      Power metal (in alcuni passaggi);
      Folk metal (in due tracce);
      Gothic metal (in due bonus track);
      Musica tradizionale cinese (in una traccia);
      Musica tradizionale tibetana (in una traccia);
      Musica elettronica (in sfumature sparse).
    • Voto 90/100
    • Voti degli album precedenti:
      88/100
       (Requiem for the Indifferent) - 2012;
      92/100 (Design Your Universe) - 2009;
      85/100 (The Divine Conspiracy) - 2007;
      67/100 (Consign to Oblivion) - 2005;
      69/100 (The Phantom Agony) - 2003;
    • Qui trovate le mie valutazioni dei primi quattro album, qui la recensione del quinto e qui la relativa classifica delle tracce.
    Questa recensione è strutturata in due parti: una dedicata all'album in generale e l'altra dedicata all'analisi track-by-track. In giro ci sono fin troppe "recensioni" che non analizzano per nulla l'album, quindi ho optato per una disamina più completa e articolata.
    Continuate a leggere dopo il saltino!

    venerdì 25 aprile 2014

    And We Run

    Within Temptation feat. Xzibit - And We Run

    It burns into your heart
    The darkness that you fear
    You were never free
    And you never realized
    [...]
    Your heart ain't cold 'cause it burns
    A desire to leave the mire
    Take your breath 'til nothing's left
    Scars of life upon your chest
    [...]
    I'ma break these chains, run through the rain
    Never look back, never quit work through the pain
    This blood in my veins run cold
    When I think it'll never be the same
    But I never lose hope
    This is my time now, no time for tears

    giovedì 24 aprile 2014

    Our Destiny

    Ci sono persone il cui percorso si intreccia profondamente col nostro, e così nascono amori, grandi amicizie o semplicemente rapporti che ci cambiano nel profondo. Talvolta accade, però, che si verifica una frattura, quindi ci si separa (probabilmente) per sempre. Ma che senso ha rinnegare il passato e fingere che non sia mai successo nulla? Che senso ha fingersi estranei? Bruciare le foto e cancellare i messaggi ha senso solo all'inizio, quando si sta male per la separazione. Ma dopo? Una volta che si è andati avanti, una volta che il passato è diventato davvero tale, che senso ha fingere di non ricordare più chi sia l'altro? Francamente lo trovo un atteggiamento infantile e superficiale. Non si può cancellare il passato, non si può cancellare ciò che è stato! E probabilmente è meglio così, dato che solo riflettendo sugli errori fatti si può crescere e progredire.
    Io non rinnego nulla, non rinnego il mio passato, non rinnego ciò che c'è stato tra me e altre persone. Io non ho bisogno di cancellare le foto o di fingere che certe persone non siano mai esistite. In fondo noi non siamo forse il prodotto del nostro vissuto? E poi, dopo che le vite di due persone si sono incrociate, una volta separate non saranno più come prima. Noi portiamo dentro le impronte di tutti coloro che ci hanno colpito e di tutto ciò che abbiamo vissuto, rinnegarlo è da persone mediocri. Il problema è che certe persone sono sempre state mediocri, solo che spesso tendiamo ad accorgercene troppo tardi. E rimaniamo delusi.
    So hard to face what we’ve done wrong
    We shared a life that can’t be
    We cannot hide from destiny
    [Epica - Our Destiny]