Dolendo novit mortalis vitam


Dolendo discit mori mortalis

domenica 7 febbraio 2016

Songs of the week - 30

Sì, avevo annunciato che avrei pubblicato questa settimana due articoli delle Pagelle Musicali. Purtroppo ho sofferto di insonnia, che a sua volte mi ha provocato emicrania h24. Non ho avuto la forza né la voglia di finire di recensire gli album in questione, mi dispiace. Spero di poter rimediare al più presto, anche perché ora l'insonnia sembra essersi placata.
Anyway, le "songs of the week" stavolta sono...

  • Un brano decisamente a tema della mia band preferita;
  • Un brano tra dark cabaret, ispirazioni classiche e atmosfere tipiche della Russia ottocentesca riproposte in chiave moderna;
  • Un singolo di una famosa band symphonic black metal.


Epica - Chemical Insomnia
Everlasting nights leave all views behind,
Limits will become less clear and
A misty memory played out in a dream.
This endeavor is causing fear.
That's why I can't explain this stabbing pain!
Come undone in nightly rhyming,
It's time for me to roll the dice.
[...]
Waking sunset finds, making restless minds.
Wistful moments need enclosure.
A new hysteria is fading gravity
Which is slowly taking over.
That's why I can't unwind all thoughts aligned!
Floating on rivers that are drying,
I fear the beast is rising high!
[...]
Don't give in to all of this, dive into ecstatic bliss!
Tame the lion that's hiding the need to be free!
And you should not believe what the sands of time see.
Free the lion that's hiding your identity!
Fight the monsters that consume your entity!
The Romanovs - Kiss
'Cause the kiss is in the chemicals.
Who needs a lover when you've got a new best friend?
What could be better than this alibi,
This feeling that I wouldn't care if I was dead?
If you pinch me now, I wouldn't flinch.
Dimmu Borgir - Gateways
It's all there for the eyes that can see!
[...]
Be the broken or the breaker!
Be the giver or the undertaker!
(Unlock and open the door...)
Be the healer or the faker!
(... The keys are in your hands,,,)
Realize you are your own sole creator
Of your own master plan!

domenica 31 gennaio 2016

Songs of the week - 29

Nelle ultime due settimane, prima soffrendo a causa dei tamponi nasali (turbinoplastica chirurgica... damn!) e poi soffrendo per #PorcaTroiaSiAvvicinanoGliEsamiSonoIndietro, ho ascoltato ripetutamente...
  • Un pezzo aggressivo degli After Forever;
  • Un brano del secondo album solista di Amanda Somerville in cui si mescolano pop, smooth jazz e cabaret;
  • Il nuovo singolo di una band tunisina che mescola power metal, progressive metal, folk orientale/arabo in stile danza del ventre e tocchi sinfonici. Considerando anche il video, potrebbe essere la colonna sonora di un "Prince of Persia";
After Forever - No Control
Deep in my mind lies the map of my destiny!
Deep in my heart lies the strength to conquer myself!
In your nightmares, in your dreams lies the deepest fear!
In ambitions, in belief lies the deepest strength!

Amanda Somerville - Carnival

So many things, too many things you can't deny;
Such good reasons to try!
I want to hear, I need to hear you say the lines!
[...]
This ain't a game, this ain't a game I want to play!
All the moves have been feigned
And there are rules, too many rules no one obeys!

Myrath Believer



Dopodomani pubblicherò la sezione Purgatorio delle Pagelle Musicali 2015, entro la fine della settimana spero di pubblicare anche la prima parte della sezione Paradiso.
Lo so, sono molto indietro, ma non ho avuto tempo libero. Scusate.

giovedì 14 gennaio 2016

Pagelle musicali: 2015 (Inferno)

Chi segue questo blog da un po' immagino sia abituato alla mia totale incapacità di rispettare le scadenze. Sono un incorreggibile ritardatario: lo so e me ne scuso umilmente. Il fatto è che non sono solo pigro, pieno di impegni e privo di qualsiasi concezione dello scorrere del tempo, ma soprattutto sono molto sfortunato e gli imprevisti per me sono all'ordine del giorno. Però va be', poco male: in fondo questo blog è solo un piacevole passatempo, non certo una priorità. Nondimeno ci tengo a rispettare gli impegni, per cui ecco i peggiori album del 2015, quelli con una votazione da 0 a 54.

"Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate!"

  • Amberian Dawn - Innuendo 
    - Voto:
     52 su 100
    - Genere: Symphonic metal, Power metal
    - Influenze: Heavy metal, Pop metal
    Commento: Quando si è privi di personalità artistica, capacità creative e originalità di pensiero, la sincerità può essere un salvagente. Agli Amberian Dawn ci sono voluti sei album per capirlo anche solo in parte, ecco perché la loro ultima fatica si avvicina alla decenza. Sembra un miracolo, considerando che sono tra le band più inutili della scena symphonic metal e che il loro Black Circus è uno degli album più brutti che io abbia mai ascoltato. Eppure la prima metà di Innuendo si salva grazie a strutture semplici e dirette che non soffocano le melodie simil-pop azzeccate. Peccato però che la seconda metà sia diametralmente opposta: pretenziosa, piena di tecnicismi gratuiti e soluzioni superflue. Gli Amberian Dawn capitolano quindi appena cercano di fare i sofisticati, utilizzando arrangiamenti deliranti per nascondere un songwriting banale e anacronistico. Nondimeno, quando volano più bassi e non si prendono troppo sul serio, riescono a superare i maestri. Ebbene sì, è accaduto: nel 2015 una band-clone dei Nightwish è riuscita a superare l'originale, giacché in Endless Forms Most Beautiful non c'è neppure un melodia degna di essere ricordata. 
  • Kiske/Somerville - City of Heroes
    - Voto: 52 su 100
    - Genere: 
    Hard rock, Heavy metal, AOR, Pop metal
    - Influenze: 
    Power metalPop rockSynth rock
    Commento: Il secondo album del progetto Kiske/Somerville non si schioda di un millimetro dalla strada tracciata col primo: un rock/metal molto melodico e dalle tinte AOR già sentito mille volte, con ritornelli che provano a essere catchy senza riuscirci e strutture stereotipate. Già cinque anni fa questa formula faceva sbadigliare, figuriamoci adesso! Gli unici brani che riescono a spezzare un po' la monotonia sono la frizzante "Lights Out", la genuinamente orecchiabile "Salvation" "Breaking Neptune", che ha una struttura diversa dalle altre e un testo intelligente. Il resto dell'album, però, fa sorgere spontanea una domanda: perché Amanda si presta a tutto ciò? Certo, collaborare con Michael Kiske porta soldi e visibilità, ma le linee vocali scialbe non rendono giustizia a una voce così espressiva e ricca di sfumature come quella della cantautrice statunitense. Sicché spero che Amanda decida di dedicarsi a progetti in grado di valorizzarla davvero, come i Trillium, gli HDK e la carriera solista. 
  • Lana del Rey - Honeymoon
    -
     Voto: 45 su 100
    - Genere:
    Baroque pop, Alternative pop, Soul, Dream pop
    Commento: Recensendo Ultraviolence, avevo definito la musica di Lana "lipstick on a pig", un po' come una donna molto brutta che pensa di poter diventare gnocchissima spalmandosi kili di trucco con la cazzuola. Purtroppo, con Honeymoon il discorso non è cambiato: i brani sono quasi tutti scialbi, ma si ammantano di soluzioni superflue per darsi un tono. In questo caso, sono state riprese le orchestrazioni posticce di Born To Die, ma senza quelle intuizioni melodiche che salvavano in corner qualche brano. Certo, non siamo ai livelli di cacofonia di Ultraviolence, ma quasi tutte linee vocali di Honeymoon risultano comunque inconcludenti.
    Forse qualcuno di voi potrà credere che l'orchestrina sanremese sia raffinata o le distorsioni a caso siano di classe, ma la realtà è che sono soluzioni fini a se stesse. Sotto kili di trucco, canzoni come la title-track, "Art Deco" e "Terrence Loves You" hanno un songwriting che fa acqua da tutte le parti, mentre "The Blackest Day" e "24" risultano allungate innaturalmente solo per darsi un tono. Poi ci sono "Music To Watch Boys To", "High By The Beach" e "Salvatore", che senza tutti quegli orpelli inutili, tra vocalizzi, armonizzazioni e parlati col citofono, sarebbero risultate quasi decenti. E dico quasi perché sono comunque canzoni banali, anche se non raggiungono l'autocitazionismo di "Freak" nei confronti di "Florida Kilos". Menzione d'onore per il brano che chiude l'album: una cover di "Don’t Let Me Be Misunderstood" dotata di un organetto oltre il limite dello squallore. A tal proposito, Lana avrebbe bisogno di ascoltare alcuni brani di Susanne Sundfør non solo per imparare a usare l'organo in contesti pop ("Darlings", "Accelerate", "Fade Away", "Kamikaze"), ma anche per imparare a usare l'orchestra in modo funzionale all'economia strutturale ed espressiva dei brani ("It's All Gone Tomorrow", "Rome", "Memorial", "Turkish Delight").
    A condire un contesto musicale così ridicolo ci pensano i testi, che non aggiungono nulla a quanto detto fin'ora da Lana. Infatti gli argomenti sono sempre gli stessi, trattati con la solita profondità da terza media e con le solite simbologie (se cita ancora la California, la prendo a sberle). Coerentemente, è rimasto invariato anche lo stile vocale fastidiosamente intubato, inespressivo e calante al limite della stonatura. Tutti quei vocalizzi malfatti e fuori luogo, abbinati a una musica soporifera, provocano sofferenze tali da indurre a trapanarsi il cranio.
    Insomma, quest'album più che da luna di miele sembra da divorzio. Anche tra Lana e il pubblico, dato che gli pseudo-hipster e pseudo-intellettuali che la lodano sono sempre di meno. Li consolo segnalando che c'è un brano di Honeymoon che mi piace: "Swan Song". Questo ha una melodia orecchiabile ma non scontata, un testo quasi accettabile e un arrangiamento funzionale. Spero che qualcuno ne ricavi una cover cantata degnamente.
  • Leaves' Eyes - King of Kings
    - Voto: 48 su 100
    - Genere: Symphonic metal, Folk metal
    - Influenze: Viking metal
    Commento: Bastano una ballata folk molto bella ("Haraldskvæði") e due mid-tempo carine ("The Waking Eye" e "King of Kings") a salvare una putrida massa di cliché cantati malissimo? Decisamente no, soprattutto quando gli arrangiamenti provano a sembrare sofisticati senza riuscirci. È il caso delle tronfie "Vengeance Venom" e "Sacred Vow", ma soprattutto dell'interminabile "Blazing Waters", che sembra un patchwork assemblato a caso. A questi si aggiungono episodi così fuori luogo da far quasi ridere, come ad esempio le melodie paesane di "Swords In Rock". Sicché consiglio di ascoltare quest'album solo a coloro che soffrono di insonnia e non vogliono ricorrere ai sonniferi, anche se temo che la voce di Liv possa provocare incubi. L'unico brano in cui risulta piacevole è "Haraldskvæði", dove riprende lo stile etereo dei Theatre of Tragedy, ma nel resto dell'album è stridula, nasale e intubata. E a tal proposito, com'è possibile che nel duetto con Simone Simons (in "Edge of Steel") questa risulti la sosia di Liv? Qualcuno denunci chi si è occupato della post-produzione e del missaggio!
  • Madonna Rebel Heart
    - Voto: 53 su 100
    - Genere: Electropop, Dance pop, Synth pop
    - Influenze: Country pop, Reggae
    Commento:  Recensendo MDNA, avevo segnalato che puntare tutto su brani commerciali era stato controproducente sia per la credibilità artistica di Madonna sia, paradossalmente, per le vendite. Da allora qualcosa è cambiato, ma non abbastanza: Rebel Heart da un lato si vende al trash senza però riuscire a scalare le classifiche e dall'altro prova a dedicarsi a brani di classe rovinandoli però con una produzione inadatta. Si tratta invero di un album incapace di prendere una direzione definita e coraggiosa. Alcuni potrebbero controbattere dicendo che la dualità fa parte del concept dell'album, ma il problema è che non è stata gestita bene.
    Per addolcire la pillola, direi di iniziare con i brani migliori. Il primo tra questi non può che essere la ballad "Messiah", che nella versione demo è un Capolavoro in grado di colpire al cuore, me nella versione definitiva è stata rovinata da un beat fuori luogo. Sorte simile è toccata al singolo "Ghosttown": cosa cappero c'entra la voce così autotunata e robotica su una ballad?! Madonna ha già una voce brutta e fastidiosa di suo, per cui avrebbe avuto più senso eliminare alla radice la necessità di tutti quei ritocchi allenandola nell'intonazione. Ma non sia mai che Madonna abbia l'umiltà di capire i propri limiti e lavorare per superarli! Per lo meno "HeartBreak City" si è salvata con un editing meno invasivo. Un discorso a parte va fatto invece per "Wash All Over Me", la cui demo era uno scarto di Avicii senza personalità, ma che nella versione definita si è trasformata in una discreta ballata con lievi elementi sintetici. Per avere un esempio migliore di electro-ballad, però, bisogna rivolgersi a "Inside Out", che riesce quasi a ricordarci la Madonna dei tempi d'oro. Se invece vogliamo volgere l'orecchio ai ritmi più sostenuti, tra gli episodi migliori dell'album dobbiamo considerare l'electro-country di "Devil Pray" e le melodie funzionanti di "Addicted".
    Qualche gradino gradino sotto troviamo "Living For Love", "S.E.X.""Beautiful Scars" e "Borrowed Time" tutti brani che, a dispetto della banalità, non annoiano ma neppure catturano. Forse potrebbe salvarsi anche "Best Night", che ha degli interessanti ritmi tribali, ma la melodia caotica e la struttura insensata non sono perdonabili.
    I restanti tredici brani sono una massa informe di cliché musicati in modo inconcludente. Come se non bastasse, a compensare non troviamo neppure un testo che sembri scritto da una maggiorenne senza deficit cognitivi, neppure una melodia degna di essere riascoltata, neppure un passaggio ispirato. Latita persino la personalità, giacché sembrano tutti brutti scarti di Avril Lavigne, Taylor Swift, Rihanna, Ke$ha o persino Lady Gaga.
    "Holy Water" e "Unapologetic Bitch", due perle tra il cacofonico e il gratuitamente tamarro, potrebbero essere i punti più bassi dell'album, ma Madonna non voleva avere pietà delle nostre orecchie. Ha quindi voluto regalarci le pietre tombali sulla propria credibilità artistica e forse i punti più bassi del pop: "Autotune Baby" e "Bitch I'm Madonna". Parliamo di due capolavori del trash la cui esistenza è un insulto alla musica e il cui ascolto temo possa provocare gravi danni neurologici. Viene quasi voglia di rimpiangere "Hello Kitty" o "Gangnam Style" .
    Tirando le somme, Rebel Heart ha luci e ombre: le prime lo salvano dal baratro e lo rendono migliore di quello schifo chiamato MDNA, ma le seconde non gli permettono di raggiungere la sufficienza. Se la voce di Madonna fosse stata meno fastidiosa,  avrei inserito quest'album nel Purgatorio. Ma forse è meglio così, giacché non è accettabile che colei che pretende di definirsi "Regina del Pop" tiri fuori un album così stupido e inutile.
    A questo punto è chiaro che Madonna non ha più frecce al proprio arco, quindi tanto vale far finta che si sia ritirata dieci anni fa e ascoltare con serenità Ray of LightAmerican Life e Confessions On A Dance Floor.  
  • Nightwish - Endless Forms Most Beautiful
    - Voto: 45 su 100
    - Genere: Symphonic metal
    - Influenze: Folk metal, Power metal, Celtic metal, Thrash metal
    Commento: Ho già recensito singolarmente quest'album. 
  • Whyzdom - Symphony For A Hopeless God
    - Voto: 40 su 100
    - Genere: Symphonic metal
    - Influenze: Progressive metal, Power metal
    Commento: Che brutta fine hanno fatto (gl)i Whyzdom! Dopo l'album d'esordio From The Brink Of Infinity, che era acerbo ma anche molto interessante, sembrano aver perso il nume della ragione. Se in Blind? almeno un brano si salvava, in Symphony For A Hopeless God c'è solo desolazione e i suoi brani ripetono soluzioni banali sia per la discografia della band sia per il genere. E sotto questo cumulo di cliché goffamente riscaldati cosa c'è? Nulla. La nuova cantante ha una voce orrenda e non sa interpretare, le linee vocali sono nonsense, i testi sono superficiali e scontati, i minutaggi sono dopati con soluzioni superflue, la produzione non è all'altezza e, soprattutto, il songwriting è pretenzioso come pochi.
    A questo punto mi rivolgo ai recensori che hanno lodato Symphony For A Hopeless God: le orecchie ve le siete infilate nel culo, vero? Attendendo la vostra risposta, vado a lavarmi il cervello con l'acido muriatico per dimenticare l'ultimo sforzo intestinale de(gli) Whyzdom.

domenica 10 gennaio 2016

Songs of the week - 28

Negli ultimi sette giorni sono stato in fissa con...
  • Una ciaccona per pianoforte di una compositrice russa contemporanea;
  • Un ottimo brano di una band metal italiana;
  • Un brano dance-pop di un produttore e musicista indie statunitense.

Sofia Gubaidulina - Chaconne

Ravenscry - This Funny Dangerous Game

Am I losing control or was it just that drink more?
I don't know why this game is going to be so dangerous,
But could I have it any more?
A thing only you have to know:
I'm afraid of love, afraid of love. What about you?
Sleepthief ft. Joanna Stevens - This Means War
I can't be stopped, I'll do what I have to:
Shatter your heart and scatter the pieces on the floor.
[...]
This means war! And I won't take it no more.
This means war! 'Gonna settle the score!
So arm your defenses and lock all your doors.
This means war!
I know your thoughts, your nature, your game:
Don't care what you brought, I'll end you the same.

domenica 6 dicembre 2015

Songs of the week - 27

Le canzoni della settimana stavolta sono...
  • Un brano alternative/synth rock terribilmente travolgente;
  • Un'emozionante ballad della band prog metal che divide coi Kamelot uno dei migliori cantanti al mondo;
  • Un singolo degli ultimissimi After Forever.

Nemesea - Caught In The Middle

Boiling panic... I’m alone, caught in the middle.
Raving envy... It is all I have.
Anxious moments... I’m feeling lost, caught in the middle.
[...]
And I have lost control!
Dying, I’m craving... I’m still alone, caught in the middle.
Killing passions... And I have nothing left!
[..]
What’s it like to be the best? What does it take to make it last?
Many doubts have crossed my mind, but I know I have to try!
What’s the point in giving up when you know you’ll never stop anyway?
Now I know what it takes to find my peace of mind.
It’s right here in front of me.
Yes, I know: strength will be my key.
It comes for free, it is right for me.
Seventh Wonder - One Last Goodbye

Night after night, living a dream, finally feeling my blood again.
The notes in that song kept my heart beating strong all the way.
I can see clearly now: I'm tired of constantly sleeping.
I will open my eyes again, so ready to live now!
When every day hurts and tears keep on falling,
We're letting you go! The shadows are calling!
One last goodbye, we're all here beside you.
Your soul will fade like a rose in the dark, but your memory remains...
I'm flying high, aim for paradise! I'm hungry for life again!
After Forever - Energize Me

It's not a fantasy, another mystery.
It's just what I can feel, it's something I can see.
It's like a memory, an inner melody.
It's just what we all know and we all hear.
[...]
Can you believe in the power that's burning between us?
Would you believe, if you open up your mind? Open up your heart!
Energize me with a simple touch or with an open heart!
Energize me, fire up this flame that's burning between us!

domenica 29 novembre 2015

Songs of the week - 26

Le mie tre canzoni della settimana sono...
  • L'ispiratissima e cupa opener del nuovo album dei Draconian;
  • Un brano italiano dotato di un testo che, maschilizzato, sento molto mio;
  • Un capitolo del Vangelo secondo Marina, Santa laica protettrice del Buon Senso.

Draconian - Heavy Lies The Crown
To this verge I collapse, while god stays sound asleep.
Losing the balance, I’m losing the hold of it all.
Make these trembling ghosts not chase me anymore!
Stars shine brighter, yet heavy lies the crown
[...]
And the candle burns out as I touch your heart
For treading the footsteps of many sorrows passed.
[...]
Fallen from luster to nothingness and scorn.
And fall dark veil… softly through the morn.
A haunted starless sky, fragile and, oh, so deep.
The dying softly wakes and smiles in painless peace.
Nathalie - Vivo Sospesa
Nel mio percorso, speranze e possibilità.
Nei nuovi giorni, la vita si trasformerà,
Cambiando colore, rendendo il dolore...
Un punto di forza in tempeste di vento,
Fragile forma consumata dal tempo.
[...]
A ogni respiro, la vita io trasformerò,
Cambiando i miei giorni, rendendo i miei sogni...
Punti di forza in tempeste di vento,
Fragili forme consumate dal tempo.
Trasformerò le ferite profonde
E le parole in sospiri di amanti!
Marina & The Diamonds - Forget
Sometimes I think I’m not that strong,
But there’s a force that carries me on.
[...]
'Cause I have lived my life in debt,
I’ve spent my days in deep regret.
Yeah, I’ve been living in the red,
But I wanna forgive and forget!
[...]
Oh, all the time that I have wasted
Chasing rabbits down a hole,
When I was born to be the tortoise.
I was born to walk alone.
[...]
I’m gonna leave the past behind.
I’ve had enough, I’m breaking free!
[...]
I’ve made mistakes, but I believe that
Everything was worth the fight.
'Cause in the end the road is long,
But only 'cause it makes you strong;
It’s filled with peaks & twists & turns.
Sometimes you have to learn forget about it.

giovedì 26 novembre 2015

Pagelle musicali: 2015 (Limbo)

  • AA.VV.   Karmaflow: The Original Soundtrack
    - Tipologia: Colonna sonora, Rock opera
    - Genere: Symphonic metal, MusicalElectronic rock, Power metal, Soundtrack musicProgressive metal
    - Influenze: Musica sinfonica, Musica elettronica, Thrash metal, Hard rock
    Commento: È impossibile valutare questa colonna sonora senza associarla al supporto videoludico. Questo perché Karmaflow è la prima rock opera sotto forma di videogame e l'integrazione tra musica e gioco è massima: il giocatore viene messo di fronte a dei bivi che influenzano i brani facendoli terminare in modi diversi e alcune parti sono allungate per fare da sottofondo a sequenze platform. Tutto questo nell'album musicale è andato inevitabilmente perduto, incollando assieme le alternative e le parti-sottofondo. Sono scelte che possono dare un'idea di ridondanza e prolissità, ma solo se slegate dal contesto.
    Alla colonna sonora di Karmaflow hanno partecipato vari artisti della scena metal, tra cui Coen Jansen e Arien van Weesenbeek degli Epica, che hanno affiancato il produttore e compositore principale Ivo Van Dijk. Al microfono, si sono alternati Simone Simons (Epica), Mark Jansen (Epica, MaYaN, ex After Forever), Henning Basse (MaYaN, Sons of Seasons, ex Metallium), Alissa White-Gluz (Arch Enemy, ex The Agonist), Charlotte Wessels (Delain), Dani Filth e Lindsay Schoolcraft (Cradle of Filth), Mariangela Demurtas (Tristania), Tony Kakko (Sonata Arctica), Elize Ryd (Amaranthe), Daniel De Jongh (Textures) e Marc Hudson (DragonForce).
    Il capolavoro del lotto è senza dubbio "The Creator And The Destroyer", che vede duettare Simone Simons e Dani Filth. Dopo un'intro elettronica e dissonante che ricorda un po' lo stile di Björk, il brano prende il via alternando tentazioni dance rock da discoteca e ispiratissimi passaggi orchestrali tessuti dalla Metropole Orkest, il tutto condito con un gusto prog power e passaggi quasi thrash. La struttura del brano risulta un po' confusa, complice l'assenza di un ritornello, ma è una scelta voluta che può essere capita solo giocando al videogame. Da segnalare l'ottima prova di Simone, che ha affrontato linee vocali tipicamente da musical con espressività, incisività e carisma. 
  • Aurora Running With The Wolves
    - Tipologia: EP
    - Genere: Synth pop, Alternative pop
    - Influenze: Pop acustico, Electropop, Chamber pop, Folk pop, Folktronica
    - Commento: A sei anni impara da autodidatta il pianoforte, a dieci comincia a scrivere le proprie canzoni, a tredici si esibisce in pubblico per la prima volta, a sedici pubblica online il suo primo singolo e a diciotto firma un contratto discografico con una major. Lei è Aurora e, nonostante la giovanissima età, ha le idee molto chiare sul tipo di musica che vuole fare: non un teen pop stile "puttan-Disney", ma un raffinato pop acustico venato di elettronica e qualche elemento cameristico, con testi molto maturi e un elegante approccio vocale. Immagino che adesso vi stiano venendo dei complessi, chiedendovi perché avete sprecato la vostra vita, ma non dovreste: Aurora è norvegese e si sa che il Nord Europa cresce i migliori talenti musicali al mondo. Non c'è gara, non possiamo competere. Sarà il poco sole, sarà il freddo, saranno le foreste, sarà la civiltà e l'amore per la cultura anche musicale... non lo so. Fatto sta che l'EP d'esordio di Aurora è stupendo. E lei, pur essendone consapevole, dimostra grande umiltà e tenerezza nell'approccio coi fan, come sa bene chi la segue sui social.
    L'EP inizia con la ballata sintetica "Runaway", che ha ricevuto gli apprezzamenti di Katy Perry. La cosa ironica è che quest'ultima "canta" brani infantili anche a confronto con quelli di una diciannovenne.
    Si prosegue con "Running With The Wolves", che ci mostra un'Aurora spensierata, desiderosa di lasciarsi andare e perdere il controllo come un animale selvaggio. Poi c'è "In Boxes", brano che Lorde farebbe bene a invidiare, e infine "Little Boy In The Grass", che parte su coordinate folk pop e poi ci trasporta in un vortice di emozioni.
    Quattro brani sono un piccolo assaggio, lo so, ma fortunatamente l'album d'esordio di Aurora uscirà a gennaio 2016 col titolo Winter Bird. Per anticiparlo, è già stato rilasciato l'emozionante singolo "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)", disponibile in versione acustica e in versione electro-folk. Devo dire che fa davvero impressione vedere una ragazza col viso da bambina cantare versi strazianti e sofferenti, sognanti e insieme cinici, duri e insieme dolci. In effetti, nei videoclip lo sguardo e le movenze di Aurora trasmettono una maturità espressiva inedita non solo a moltissime coetanee, ma anche a tante bambine cresciute che sparano panna dalle tette o urlano "lavora, stronza!" dall'alto della loro nullafacenza.
    EDIT: a quanto pare, c'è stato un cambio di programma. L'album d'esordio di Aurora uscirà l'11 marzo 2016 col titolo All My Demons Greeting Me As A Friend, titolo secondo me molto più bello del precedente. Ecco la tracklist: 1) "Runaway"; 2) "Conqueror"; 3) "Running With The Wolves"; 4) "Lucky"; 5) "Winter Bird"; 6) "I Went Too Far"; 7) "Through The Eyes Of A Child"; 8) "Warrior"; 9) "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)"; 10) "Home"; 11) "Under The Water"; 12) "Black Water Lilies". Nella versione deluxe saranno presenti anche la cover degli Oasis "Half The World Away", la versione acustica di "Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)", "Nature Boy", "Wisdom Cries" e il Pablo Nouvelle Remix di "Running With The Wolves"
  • ISON Cosmic Drone
    - Tipologia: EP
    - Genere: Musica elettronica, Drone music, Darkwave, Ambient
    - Influenze: Shoegaze, Gothic rock, Space music, Soft rock
    - Commento: Con circa 34 minuti di musica divisi in cinque brani, questo EP riesce a evocare determinate emozioni e atmosfere con precisione chirurgica, anche grazie all'uso intelligente delle voci e dell'elettronica. In questa veste minimale, Heike Langhans, che è anche la nuova cantante dei Draconian, ha dato vita a una prova... spaziale.
  • Molly Sandén   Like No One's Watching
    - Tipologia: EP
    - Genere: Pop, Synth pop, Electropop, Dance pop
    - Influenze: Rap pop, R'n'B
    - Commento: Molly Sandén è una cantante svedese che propone un pop elettronico e radio-friendly, ma che spesso concede a testi intimi. Dopo due album, quest'anno ha fatto uscire un EP i cui picchi sono senza dubbio "Phoenix" e "Freak". La prima è una sorta di nuova "Chandelier" con elementi di "Dark Horse" e ci spiega che, per rimanere vivi, talvolta bisogna morire tra le proprie fiamme. La seconda canzone, invece, è una ballad con elementi del "Lago dei Cigni" di Čajkovskij in versione carillon che narra la sofferenza di chi viene discriminato perché non omologato alla massa. In entrambi i casi, Molly dimostra di avere una voce espressiva e portata per le agilità, anche se poco preparata da un punto di vista tecnico.
    Anche la title-track è carina. Si tratta di un brano pop con una bella melodia e un ritmo battimani, ma che nell'insieme risulta già sentito.
    I restanti due brani dell'EP rappresentano il lato electropop/dance di Molly. "California Dreams" è un classico del genere, ma presenta anche vaghi rimandi orientaleggianti e una parte rappata. L'insieme, pur non essendo innovativo e soffrendo per il finale forzato, riesce a catturare. Lo stesso non vale per "Satellites", brano ben prodotto e divertente da ballare, ma anche banalotto e senz'anima.
    Insomma, Molly Sandén spicca nei brani in cui può interpretare testi tanto intimi quanto universali, quindi spero che il prossimo album segua questa direzione e non quella danzereccia. 
  • Mono & The Ocean  – Transcendental
    - Tipologia: EP, Split single
    - Genere: Post-rock, Progressive rockPost-metalProgressive metal, Avantgarde
  • Ne Obliviscaris – Hiraeth
    - Tipologia: EP
    - Genere: Progressive death metal
    - Influenze: Black metal, Jazz fusionDjentFlamenco, Symphonic metal
  • Ne Obliviscaris Sarabande to Nihil
    - Tipologia: EP
    - Genere: Progressive death metal
    - Influenze: Black metal, Jazz fusionDjentFlamenco, Symphonic metal
  • Porcelain Black –  Mannequin Factory
    - Tipologia: Unofficial leaked album
    - Genere: Electropop, Industrial rockDance popPop rock
    - Influenze: EDMAlternative rock, R'n'B, Rap rockRap pop. Hard rock,  Reggae
    - Commento: Porcelain Black, precedentemente Porcelain and the Tramps, è una cantautrice piuttosto conosciuta in ambito underground. Dopo aver firmato un contratto con la label di RedOne, la strada per il successo sembrava spianata, eppure l'album d'esordio è stato costantemente posticipato.
    A gennaio 2015 è finita online una versione piratata di Mannequin Factory, ma Porcelain Black non se n'è dispiaciuta e anzi ha affermato che i fan possono sentirsi liberi di scaricarla. WTF?! A quando pare Porcelain ha interrotto bruscamente la sua collaborazione con Nadir Khayat aka RedOne, che probabilmente si è vendicato leakando il materiale su cui stavano lavorando, ma applicando un limiter e quindi abbassandone la qualità. Se questo rumor dovesse rivelarsi fondato, dovremmo fare i complimenti a Nadir Khayat per la sua maturità da undicenne.
    Tornando all'album, saltano immediatamente all'occhio due cose: molti brani provengono dal periodo di Porcelain and the Trumps e manca il singolo "One Woman Army". Quest'ultimo, essendo stato prodotto da RedOne, dubito verrà ripreso nei futuri progetti della cantante. Ed è un peccato, perché il suo mix di dance, industrial e rap-pop era interessante e presentava una versione migliorata di alcune cose fatte da Rihanna. Ma va be', passiamo oltre e iniziamo l'ascolto.
    Le danze si aprono con "This Is What Rock N Roll Looks Like", in duetto col rapper Lil Wayne, che si differenza dalla versione del singolo per l'aggiunta di una variazione dubstep. Fin da subito si rimane a bocca aperta per la voce di Porcelain Black, che a tratti sembra quasi una growler death metal. Non credo sia molto salutare graffiare come fa lei. 
    Si prosegue con "Naughty Naughty", un divertente brano electropop dal ritornello irresistibile. Il terzo brano è "Mannequin Factory", in cui da un lato ci sono forti richiami alle produzioni di RedOne per Lady Gaga ("Bad Romance", "Judas" e "Scheiße" in primis), dall'altro l'orientamento industrial ci rimanda a Marilyn Manson e, a tratti, agli I:Scintilla. Il ritmo è irresistibile e Porcelain interpreta le linee vocali in modo molto sporco e rock. Anche il testo non è affatto male, cosa piuttosto rara all'interno di quest'album.
    Passando oltre la scatenata e grezza "Swallow My Bullet", veniamo spiazzati  da "Mama Forgive Me", Questa parte come ballad e poi, dopo un ispirato giro di basso, diventa un mid-tempo dance dotato di un ritornello molto bello. La cosa ironica è che Porcelain si sbatte per interpretare un testo infantile, ridicolo e che vuol sembrare trasgressivo a tutti i cosi. Finché certe frasi sono abbinati a brani scatenati e dal sound tamarro lo capisco, ma in questo brano c'azzeccano come i cavoli a merenda! Peccato, perché in generale il brano è tra i migliori dell'album.
    Il sesto brano è un'altra bomba e si intitola "Pretty Little Psycho". Questo, tra beat e irresistibili woob di synth, ci mostra alla perfezione l'"industrial pop" di Porcelain Black. Provate a non ballare! Si prosegue con l'allegra e adolescenziale "Rich Boy", che mischia un pop-rock danzereccio con accenni reggae. Un brano da canticchiare fino alla nausea battendo le mani a ritmo, ma che alla fine non brilla in mezzo agli altri dell'album.
    Continuando con l'ascolto, si viene sorpresi dalla stupenda ballad "How Fo You Love Someone", originalmente scritta per Ashley Tisdale. Tra archi, chitarre elettriche, tocchi elettronici e linee vocali molto ispirate, Porcelain ci mostra il suo lato più intimo e fragile. Lo stesso accade nella successiva "Too Much of Not Enough", che si fregia di un'interpretazione sentita su linee vocali dal sapore r'n'b, sostenute da pianoforte ed elettronica. Sicuramente un brano che si discosta dagli altri, ma che non per questo sembra fuori posto.
    Dopo un'introduzione al pianoforte, "Stealing Candy From A Baby" ci fa ancora ballare e scatenare, ma tutto sommato non colpisce più di tanto. Passiamo poi all'assoluto capolavoro dell'album: la breve ma intensa "Kisses Lose Their Charm". Si tratta di un'electro-ballad sensuale e ammaliante, tessuta da linee vocali ipnotiche, atmosfere dark e rintocchi di pianoforte. Chapeau! 
    "King of the World" è uno dei brani del periodo Porcelain and the Tramps che sono stati rimaneggiati da RedOne. La differenza col resto dell'album si nota subito per la forte impronta hard rock, ma ciò non lo rende un brano memorabile. Lo stesso vale per "Fuck Like A Star" che, dopo un'intro parlata, si concede a un industrial rock perverso che ricorda vagamente i Combichrist. Sono pregevoli anche gli inserti synth dal mood "sexy-vampiresco", ma ciò nonostante il brano risulta troppo caotico e ripetitivo.
    Dopo il rock tanto sporco quanto anonimo di "I'm Your Favorite Drug", arriviamo alla pazzesca "Gasoline". Figlia del migliore Manson, questa ci propone un industrial rock a cui è impossibile resistere: potete cantarlo a squarciagola in sella a un Harley Davidson oppure usarlo per distruggere la pista da ballo di una discoteca underground. Volendo potreste anche metterlo in sottofondo durante del sesso selvaggio, ma per questo sarebbe più adatta la successiva "Curiosity". Lo stile è lo stesso, ma qui il ritmo è più marcato e le linee vocali sono più trascinanti. Sarebbe stata una canzone perfetta per riportare il rock ai piani alti delle classifiche di vendita. Purtroppo la magia non dura fino alla fine dell'album: l'ultima traccia, "Teeny Bopper Crack Whore", è così fastidiosa da essere imbarazzante.
    Tirando le somme, Mannequin Factory sarebbe potuto essere uno dei migliori album pop-rock degli ultimi anni. Fortunatamente Porcelain Black sta già lavorando al suo prossimo album, stavolta senza RedOne. Chissà che cosa tirerà fuori dal cilindro!
    - Tracce migliori: "Kisses Lose Their Charm", "Curiosity", "Mennequin Factory", "How Do You Love Someone""Pretty Little Psycho", "Gasoline", "Too Much of Not Enough", "Mama Forgive Me""Naughty Naughty" "This Is What Rock N Roll Looks Like".
  • Raign – Knocking On Heavens Door
    - Tipologia: EPCover album
    - Genere: Alternative pop, Synth pop
    Commento: Dopo essere stata scartata da X Factor UK, la controversa, presuntuosa e innegabilmente talentuosa Raign non si è data per vinta e ha prestato la propria voce per le colonne sonore di vari telefilm. Così nato è questo EP, che racchiude due cover ("Knocking On Heavens Door" di Bob Dylan e "Wicked Game" di Chris Isaak) e due inediti ("Empire of Our Own" e la meravigliosa "Don't Let Me Go"). Nonostante l'assenza del singolo "A Queen's Head", questo EP permette di apprezzare le doti compositive e autoriali di Raign, che la portano verso un personalissimo alternative pop dalle tinte elettroniche. Inoltre, se live le cantante inglese mostra tutte le sue carenze tecniche e d'intonazione, su album è possibile apprezzarne il timbro scuro da contralto. Adesso non rimane che aspettare l'album d'esordio vero e proprio, sperando che risulti più vario di questo EP.
  • Tarja Turunen – Ave Maria - En Plein Air
    - Tipologia: Cover album
    - Genere: Musica sacra e cameristica
    - Commento: Ho sempre criticato le performance classiche di Tarja, ritenendola totalmente inadatta a cantare l'Opera. Anzi, la trovo blasfema quando si esibisce nei teatri, spacciandosi per grande cantante lirica, D'altra parte, quando si dedica al crossover rock/metal risulta goffa e parodistica per via dei suoi difetti tecnici combinati al timbro "robotico" e all'assenza di espressività. Ma allora qual è il percorso artistico adatto alla voce di Tarja? Il repertorio sacro e cameristico, a quanto pare. Infatti in questa compilation di dodici "Ave Maria", ciascuna scritta da un compositore diverso, il soprano finlandese ci ha regalato la sua migliore prova vocale di sempre. Forse perché innamorata del progetto, Tarja si è impegnata molto, riuscendo a evitare le vocali troppo aperte, a non schiarire troppo il timbro senza per questo intubare, a controllare meglio il diaframma generando così un buon vibrato e addirittura a interpretare risultando espressiva e non comica. Siamo insomma di fronte a una prova vocale molto buona, anche se non spettacolare. Tarja ha svolto il suo lavoro con competenza e professionalità, dimostrando una crescita tecnica che mi auguro mantenga anche nel contesto rock. La vedo dura, però. 
    Infine devo segnalare che l'ultima "Ave Maria" del disco è stata composta da Tarja stessa, non a caso è la versione più brutta e satura di vocalizzi sguaiati fini a se stessi. 
  • Two Steps From Hell Battlecry
    - Tipologia: Colonna sonora
    - Genere: Soundtrack music, Musica sinfonica
  • Two Steps From Hell – Classics, Vol. 2
    - Tipologia: Colonna sonora, Compilation
    - Genere: Soundtrack music, Musica sinfonica
  • Xandria – Fire & Ashes
    - Tipologia: EP (tre inediti, due cover, due brani ri-registrati di album precedenti)
    - Genere: Symphonic metal, Power metal
    - Influenze: Hard rock, Gothic rock, Musica elettronica
    Commento: Dagli Xandria è lecito non aspettarsi nulla di originale: ormai sono la classica band-clone dei Nightwish. Ed è un peccato, perché con Salomé – The Seventh Veil del 2007 sembravano essere alla ricerca di una strada originale, salvo poi disattendere le aspettative già con i successivi Neverworld's End e Sacrificium. Quindi perché ascoltare il loro nuovo EP? Mi viene in mente un solo e unico motivo: la voce di Dianne van Giersbergen, che qui ci ha regalato la sua miglior prova vocale fino ad oggi. Certo, è ancora acerba e bisognosa di studio, ma è sulla buona strada e in alcuni passaggi è notevole. Brava, complimenti! Lei e solo lei merita un applauso, con la speranza che il suo fidanzatino (il produttore e tastierista Joost van den Broek) le affidi un progetto degno. Gli Xandria, purtroppo, non lo sono.
    Ma parliamo delle canzoni. Il singolo "Voyage of the Fallen" ha un ritornello molto catchy e si fregia di una brillante prova vocale, ma c'era davvero bisogno di prendere "Unchain Utopia" degli Epica e farla remixare dagli Stratovarius e dai vecchi Nightwish? Decisamente più interessante la successiva "Unembraced", che inizia con un'atmosfera gothic tessuta dalla tastiera e dall'elettronica, salvo poi trasformarsi nel classico pezzo symphonic power già sentito mille volte. Il terzo e ultimo inedito, "In Remembrance", è una ballad che sembra un mix di "Bard's Song" dei Blind Guardian e "Return To You" dei Visions of Atlantis. Il risultato è comunque carino, ma Dianne avrebbe dovuto dare una maggiore carica emotiva e "recitativa".
    Nell'EP sono stati inseriti anche due vecchi brani degli Xandria ri-registrati con la nuova cantante ("Ravenheart" dall'album omonimo e "Now & Forever" da India), la cover di "Don't Say A Word" dei Sonata Arctica e quella di "I'd Do Anything for Love (But I Won't Do That)" dei Meat Loaf. Quest'ultima vede la partecipazione di Valerio Recenti, cantante dei My Propane, ma spicca soprattutto per la prova vocale di Dianne, che ci dimostra di essere molto convincente anche nel canto moderno. Io stesso credevo fosse più portata per il lirico e sono rimasto stupido nel sentirla cantare in modo così espressivo un brano del genere, tirando fuori anche un timbro corposo, delle note gravi decise e un belting niente male. Peccato solo per alcuni passaggi intubati, ma Dianne è ancora "work in progress" ed è bello sentirla costantemente migliorare. Spero che riuscirà a mantenere questi livelli anche nei live, dove tende ad essere spesso calante e intubata, forse per problemi di acustica e di concentrazione, forse per inesperienza e preparazione tecnica ancora troppo fragile. 

domenica 22 novembre 2015

Songs of the week - 25

Le tre canzoni della settimana sono...
  • Un singolo di una grande artista di cui ho già parlato;
  • Un brano di una spettacolare band progressive metal;
  • Un singolo di una delle artiste più geniali del nostro tempo.

Phildel - Moonsea

Don't share the past, if you won't share your heart!
All that we share is the view of these stars...
[...]
From up so high I can hardly decide
If you're waving hello or waving goodbye.
Leprous - Third Law

No delusion
in your mind,
Peripheral vision
Left behind.
[...]
Felt inside,
Something alive,
Devious instinct
To survive.
BjörkCrystalline
Internal Nebula,
Rocks growing slow.
I conquer claustrophobia
And demand the light.
[...]
It's the sparkle you become
When you conquer anxiety.

martedì 17 novembre 2015

Oriana Fallaci NON aveva ragione

Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici.
- Oriana Fallaci -
Puntuale come un orologio svizzero, questa citazione ricomincia a girare sui social dopo ogni attentato di matrice islamica. Care mie scimmie urlatrici entrate in loop con "Oriana aveva ragione!!11!!1!!", mi permetto di dissentire. A tal proposito, cito una dichiarazione di Ettore Ferrini che, nonostante faccia per lo più satira (sul "Vernacoliere"), stavolta ha usato un tono piuttosto serio:
Il più grande genocidio della storia contemporanea è stato commesso in Ruanda, nel 1994. Parliamo di 800.000 morti in un massacro perpetrato dagli Hutu, di fede cattolica. Il Vaticano, ovviamente, trasferì i sacerdoti criminali in Europa, per proteggerli. Fra questi padre Athanase Seromba, che fece demolire con le ruspe la sua chiesa in cui aveva appena rinchiuso 2.000 persone promettendo loro rifugio. Dopo la strage i monaci cattolici lo aiutarono a fuggire, cambiò nome, e se ne venne a fare il prete a Firenze.
Poi abbiamo l'Uganda, dove l’Esercito di Resistenza del Signore, [composto da] guerriglieri ultra-cattolici, ha ucciso circa 20.000 persone. Sono stati accusati di crimini contro l’umanità, massacri, rapimenti, mutilazioni, torture, stupri e messa in schiavitù a fini sessuali.
Anche in centro Africa i massacri per mano dei cristiani contro le minoranze islamiche sono numerosi, uno su tutti quello attualmente in corso degli anti-Balaka. Ma non è certo una novità, basti pensare alle stragi dei Cristiani Maroniti ai danni dei musulmani palestinesi e libanesi a Karantina (1.500 vittime civili) o a Tel al-Zaatar (3.000 vittime civili), così come al noto massacro di Sabra e Shatila in cui furono torturati, stuprati e uccisi dalla milizia cristiana 3.500 civili rifugiati palestinesi. Ci sono molte foto dei cattolici che brandivano crocifissi durante il massacro.
Ricorderete poi tutti Anders Behring Breivik che nel 2011 uccise 77 persone, autoproclamandosi “salvatore del Cristianesimo”. E rammentate Eric Robert Rudolph? Membro del movimento ultracattolico Christian Identity, fece un attentato alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996 con 111 feriti ed un morto e nel 1997 mise tre bombe in altrettante cliniche per aborti un'altra in un bar per lesbiche.
Notevole anche Scott Roeder, che nel 2009 uccise George Tiller, medico abortista, addirittura durante la funzione religiosa della domenica. Stessa sorte toccò al medico Bayard Britton, ucciso dall'estremista cristiano Reverendo Paul Jennings Hill. Anche se il più noto in questo campo è James Charles Kopp, un vero serial killer di medici abortisti. Tutti più o meno legati al movimento terroristico cristiano “Army of God”.
E niente, mi stavo chiedendo:
A) dove posso trovare un libro di Oriana Fallaci sull'argomento.
B) se non sarebbe il caso di espellere tutti i cattolici dall'Italia.
C) perché non ve ne andate affanculo.
Per saperne un po' di più, vi consiglio di leggere il post "Il Terrorismo Cristiano nel mondo e genocidi cristiani" del blog di Matteo Flora. In calce sono indicate le fonti che ha usato.

Vorrei inoltre ricordare che attualmente l'India è scossa da un'ondata di violento fondamentalismo induista, che la strage di blogger laici in Bangladesh la si deve anche a fanatici induisti e che in Myanmar e Sri Lanka il fondamentalismo buddista si sta scagliando contro le minoranze religiose. E mentre accade tutto questo, l'argine più forte all'avanzata dell'ISIS è rappresentato dalla resistenza curda, tra cui spiccano tante donne musulmane. E noi che facciamo? Anziché sentirci tutti cittadini di Kobane, dialoghiamo con la Turchia di Erdogan, che i curdi li vorrebbe morti.

E ora, giacché mi rifiuto di prendere seriamente certe dichiarazioni folli della peggiore Fallaci, direi che è necessario ironizzare. Così:
Dalla pagina Facebook "Le Profezie di Oriana"

lunedì 16 novembre 2015

Non pregare, pensa per Parigi!

Sarebbe ipocrita per me, agnostico e anticlericale, aderire alla campagna #PrayForParis. E sarebbe anche inutile, dato che le preghiere non servono a nulla. Proprio per questo, voglio invitarvi a pensare, informarvi, studiare e riflettere.
Come afferma Luca Romano su Tagli, per combattere l'ISIS abbiamo bisogno di un nuovo Illuminismo. Nel suo articolo fa riferimento a un "Piano Marshall" per estirpare il seme del fondamentalismo. È chiaro che la povertà aumenta il rischio di farsi ammaliare dalla cieca fede, ma il piano evocato è culturale prima ancora che economico. Cito:
Cosa può fare l'occidente per favorire e accelerare una rivoluzione illuminista? Partire da noi stessi. A scuola noi studiamo che l'islam nasce nel settimo secolo - pausa - crociate - pausa -Lepanto - pausa - palestinesi contro israeliani. 
Forse sarebbe il caso che fossimo un po' meno europacentrici e invece dell'ora di religione cattolica o di 5 ore alla settimana di grammatica latina studiassimo che diamine è successo nel resto del mondo (e quando parlo di mondo mica mi limito al mondo arabo: siamo totalmente ignoranti circa la Storia di Cina, Giappone, Russia...). Parallelamente, bisognerebbe iniziare a studiare chi in quei mondi da noi totalmente ignorati ci è vissuto (scrittori, filosofi). 
Questa è una riforma del nostro modo di pensare: serve a mettersi nelle condizioni, finalmente, di iniziare a costruire la possibilità di un confronto culturale, al di là dei luoghi comuni e dei perbenismi che fioccano in momenti come questi.
Ad esempio, perché non è vero che il Corano è un libro di pace e ammmmorrre (e sì, l'ho letto). Detto in parole molto chiare: il Corano è pieno di stronzate, come la Bibbia del resto; anche perché (spoiler!) quando sono stati scritti la "pace nel mondo" era qualcosa di cui non fregava un tubo a nessuno. Allo stesso modo, nel Corano ci sono anche messaggi positivi: dipende sempre da come le cose vengono interpretate.
D'altra parte non è che Voltaire, Diderot e compagnia fossero tutti atei: avevano semplicemente deciso che visto che Dio aveva dato loro il cervello e la ragione, tanto valeva usarli.
Questo concetto, però, non è esportabile. Non puoi esportare l'illuminismo d'emblée presso popoli che già avrebbero difficoltà a capire il processo dialettico tra Riforma luterana e controriforma. A maggior ragione, non puoi farglielo capire citando filosofi occidentali, perché logicamente quelli ti tratteranno come un cane infedele. 
Se invece ci mettiamo nelle condizioni di saper maneggiare le loro categorie, ad esempio citando un filosofo arabo, probabilmente ci daranno lo stesso dei cani infedeli, ma poi magari due domande se le fanno, e magari, vedi mai, vanno a leggere. Basta quello: una volta che inizi a far leggere la gente la rivoluzione illuminista è iniziata.
E quando hanno letto i loro filosofi, hai una base su cui iniziare a far leggere i nostri, e quando arrivi a Voltaire, Kant e poi Feuerbach quelli si girano e ghigliottinano il mullah, realizzando di essere stati presi in mezzo per secoli. 
Quel giorno si risolve alla base il problema del terrorismo islamico. 
Aggiungo che il problema dell'eurocentrismo si estende anche all'università: pochissimi atenei italiani hanno corsi di filosofia araba, indiana, cinese e giapponese. La mia università, quella di Catania, è tra quelle che non ha neppure uno di questi. Io sto provando a colmare le lacune per conto mio, tempo permettendo. In un futuro articolo vi consiglierò qualche libro a tema.

Tornando agli attentati di Parigi, non possiamo escludere che siano stati opera di Al-Qaeda, come accaduto a gennaio nella sede di Charlie Hebdo. Le rivendicazioni dell'ISIS potrebbero quindi essere solo mosse propagandistiche.
Va anche detto che i "foreign fighter" viaggiano verso il califfato con biglietti di sola andata: vogliono vivere sotto la vera Sharia, giacché la dottrina richiede ai fedeli di risiedere nel califfato. Non a caso un video propagandistico dell'ISIS mostra un gruppo di jihadisti che brucia i propri passaporti francesi, inglesi e australiani. Gli aspiranti "foregn fighter" che non riescono a partire tentano spesso di organizzare attentati, ma le loro azioni sono dettate dalla frustrazione e quindi si tratta di "lupi solitari" poco organizzati.
Ciò vuol dire che lo Stato Islamico può essere escluso a priori? Niente affatto! Anzi, l'ipotesi attualmente più probabile è che gli attentati siano stati un'azione di rappresaglia e dissuasione contro il (doveroso) intervento francese in Medio Oriente. Ma parliamo di probabilità, non di certezza. Le indagini sono ancora in corso.

Invece a chi dà la colpa all'accoglienza e alle politiche d'integrazione, vorrei ricordare che in Francia il problema è esattamente opposto: c'è pochissima integrazione e il diffuso razzismo ha portato a ghettizzare gli immigrati di seconda generazione. Questi, sentendosi tagliati fuori dal tessuto sociale e quindi impossibilitati a integrarsi, iniziano a odiare i valori della Francia. Entrando poi in contatto con i paesi d'origine dei propri genitori, spesso distrutti o sfruttati dai paesi europei, conoscono associazioni rancorose e violente pronte ad addestrarli e armarli.
Sicché, cari razzisti e xenofobi che urlate "bastardi islamici!", vi informo che siete tra i mandanti morali di ciò che sta accadendo. Di più: siete i primi alleati dell'ISIS, perché ciò che vogliono gli estremisti è proprio la diffusione dell'odio indiscriminato. Cari Salvini, Meloni e LePen, quando fate gli sciacalli solo per ottenere consenso elettorale, passatevi una mano sulla coscienza! Fortunatamente, molti cittadini francesi si stanno opponendo a chi fa di tutta l'erba un fascio.